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Monti conferma: Resto fino al 2013. Ma la fiducia degli italiani è ai minimi storici

Dalla Russia torna a parlare Mario Monti che rassicura: “Lo spread non dipende dal nostro Paese, ma dai dubbi sullo scudo dell’Unione Europea”. Noi di fanpage abbiamo chiesto lumi ai nostri lettori…
A cura di Redazione
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Monti-politiche

Fino al 2013, nel miglior modo possibile. Fino al 2013 per avviare quelle riforme strutturali di cui l'Italia ha bisogno. Fino al 2013 per onorare un patto con le forze politiche e con il Presidente Napolitano. E' un Mario Monti determinato e per nulla intimorito dalle voci su possibili elezioni anticipate quello che dalla Russia manda l'ennesimo messaggio al Paese. Parole di grande lucidità e di velato ottimismo, pur in presenza della recrudescenza della crisi e dopo due giornate da dimenticare tanto per il rapporto tra Btp e Bund, quanto per i mercati azionari, ancora una volta in estrema sofferenza. Già, lo spread, vera spina nel fianco di Governo e Paese. E vero punto dolente di un percorso di risanamento che per il momento sembra non funzionare, non produrre né risultati né fiducia nell'opinione pubblica.

Tutt'altro. Perché il professore sembra quasi rendersi conto del momento di grande flessione della sua popolarità tra l'opinione pubblica. In tal senso parlano tutti gli indicatori, come evidenziato (fatte le dovute proporzioni) anche dalle testimonianze dei nostri utenti sulla pagina facebook. Ad un iniziale e generico apprezzamento, è seguita una crescente sfiducia, un trend ancora in crescita, come testimoniano le "rilevazioni" effettuate a sole due settimane di distanza. La fiducia di cui gode il Presidente del consiglio tra gli utenti della nostra pagina facebook è in effetti ai minimi storici: se infatti due settimane fa il 70% dei nostri utenti dichiarava di non avere alcuna fiducia in Monti (con l'12% che dichiarava di averne poca, l'11% abbastanza e il 7% molta), poche ore fa era il 73% degli utenti a manifestare il proprio malcontento nei confronti del professore, con il 13% che continua ad avere poca fiducia, mentre solo il 9% resta abbastanza fiducioso e in pochissimi (5%) manifestano il loro deciso apprezzamento. Dati certamente influenzati dal clima di sfiducia e tensione che si respira negli ultimi giorni, ma comunque in qualche modo specchio delle difficoltà di un Governo sempre alla ricerca di un difficile equilibrio fra equità e rigore, con il fiato sul collo della speculazione e l'assenza di legittimazione popolare che in qualche modo continua a pesare, al di là del merito delle scelte.

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