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Sei famiglie bevono l’acqua dal rubinetto e si avvelenano: condannato il sindaco del paese

Arriva una condanna a un anno e sette mesi per l’ex sindaco del Comune di Valleve: Santo Cattaneo è stato giudicato responsabile di contraffazione di sostanze alimentari. Alla fine del 2017 sei famiglie erano rimaste avvelenate dopo aver bevuto acqua dal rubinetto.
A cura di Giorgia Venturini
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Dovevano essere giorni di vacanza in montagna invece per una trentina di persone, tra cui anche alcuni bambini, si è trasformato in un inferno durato anni. Tutto è iniziato tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018 quando sei famiglie hanno scelto per la loro villeggiatura natalizia il Comune di Valleve, o meglio la frazione di Cambrembo, il cui primo cittadino di allora era Santo Cattaneo. Durante quei giorni le famiglie hanno bevuto direttamente acqua dal rubinetto, come erano solito fare. Qui i primi sintomi e così la decisione per tutte le famiglie di tornare subito a casa: per giorni sono state costrette a vomito, diarrea e perdita di peso. I medici hanno accertato che si è trattato di un avvelenamento dell'acqua. Nel dettaglio, si è scoperto che nell'acqua è stata riscontrata la presenza e proliferazione di microorganismi patogeni tra cui giardia, entamoeba ed escherichia coli. I medici coinvolti, anche come consulenti da parte della Procura, hanno sempre sostenuto che "i pazienti sono rimasti coinvolti in uno scenario di avvelenamento di cui non si erano mai visti precedenti". Ma cosa accadde nel piccolo comune in provincia di Bergamo? E chi è il responsabile?

Condannato l'ex sindaco

Le risposte alle tante domande sono arrivate anni dopo. Oggi mercoledì 22 giugno l'ex sindaco Santo Cattaneo è stato condannato a una pena di un anno, sette mesi e 20 giorni. La giudice Bianca Maria Bianchi lo ha ritenuto colpevole di  adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari (non di avvelenamento dunque). L'ex sindaco dovrà anche risarcire le parti civili, difese in aula dagli avvocati Simone Facchinetti e Giglio Tos, per 100mila euro. Non è stata dunque accettata la richiesta dell'avvocato difensore Enrico Pelillo che aveva invece chiesto l'assoluzione. Ridotta invece la pena chiesta dal pubblico ministero Laura Cocucci che davanti al giudice si era espressa per una condanna a tre anni.

Le accuse contro l'ex sindaco

Nel piccolo paese di poco più di 100 abitanti responsabile del servizio idrico era proprio il sindaco Cattaneo: tra i suoi compiti dunque anche quello della manutenzione dell'acquedotto e del periodico controllo delle acque. Controllo che però nel corso degli anni non ci sarebbe mai stato. I legali delle famiglie offese hanno sottolineato come le decisioni prese erano sempre di carattere economico: "Compito del responsabile del servizio sarebbe stato quello di tutelare sopra ogni cosa la salute pubblica dei cittadini svolgendo ogni attività necessaria per impedire l'avvelenamento delle acque". Le famiglie tramite i loro avvocati avevano infatti precisato di essere vittime di una "gravissima negligenza, imprudenza e imperizia, consistente nello scegliere di non adottare delle misure per la manutenzione degli acquedotti e nel non tenere adeguatamente controllato il livello di pulizia delle acque".

A spiegare durante il processo le cause dell'inquinamento si era presentato anche il sindaco in carica Gianfranco Lazzarini. Tutto sarebbe riconducibile per il primo cittadino a un impianto vecchio di smaltimento delle acque reflue ostruito negli anni Ottanta e poi murato con il cemento una volta installato un nuovo depuratore. Questo vecchio impianto negli ultimi anni si sarebbe disgregato provocando fuoriuscite di acque nere nell'acquedotto.

Il trauma dalle vittime

La conseguenza sono le persone avvelenate dall'acqua del rubinetto. Per alcune di queste la vicenda ha costituito un vero trauma: alcune soffrono di "fobia dell'acqua", tutte non riesco più a bere acqua dal rubinetto e a Valleve ci tornano sempre meno. In qualsiasi caso sono rientrate nella loro casa di montagna solo dopo un'attenta disinfestazione: "tutte le loro persone offese hanno dichiarato di aver buttato tutto quello che c'era in casa", precisa il legale delle famiglie offese Simone Facchinetti. Ora il giudice ha riconosciuto un risarcimento nei loro confronti.

A Fanpage.it l'avvocato Simone Facchinetti che ha rappresentato cinque famiglia spiega di essere soddisfatto della sentenza e poi entra nel dettaglio della sentenza: "Il risarcimento del danno alle persone offese è stato calcolato sommando le spese mediche sopportate da ogni persona per esami e cure, il danno biologico (ossia psico-fisico) per l’invalidità temporanea subita e il danno morale che ognuno di loro ha dovuto sopportare". Il giudice ha così deciso la somma complessiva di 100mila euro, circa 4.500 euro a persona: "La somma è stata determinata in via provvisionale e con la possibilità di agire anche avanti al tribunale civile per gli ulteriori danni subiti per i costi di bonifica anticipati personalmente, per la svalutazione dell’immobile e vacanze sostitutive alla casa di villeggiatura".

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