Pestaggio di Cristiano Iovino, cosa sappiamo del presunto “piano” per vendicarsi di Fedez e gli ultrà del Milan

È un violentissimo pestaggio, quello avvenuto nelle prime ore di lunedì 22 aprile 2024 ai danni del personal trainer (nonché "uomo del caffè" di Ilary Blasi) Cristiano Iovino sotto la sua abitazione milanese di via Marco Ulpio Traiano, zona Portello. Si rivelerà ben presto una sorta di spedizione punitiva che vede la presenza sul posto di Fedez (le cui accuse di rissa, lesioni e percosse in concorso sono state recentemente archiviate dalla Procura), del fedele bodyguard Christian Rosiello e di altri ultrà del Milan, dopo una discussione avvenuta poche ore prima nel privè della discoteca The Club. Con loro c'è anche una ragazza bionda non identificata che per gli inquirenti potrebbe essere Ludovica Di Gresy (non indagata), in quel momento vicina al rapper di Rozzano.
Il pestaggio di Cristiano Iovino a Milano
Il racconto della notte tra domenica 21 e lunedì 22 aprile è agli atti dell’inchiesta Doppia curva dei pm della Dda di Milano Paolo Storari e Sara Ombra che ha portato a 19 arresti tra le curve di Milan e Inter. Secondo quanto ricostruito dai magistrati, intorno alle 3.10 il rapper Fedez e alcuni individui, giunti a bordo di un van Mercedes nero, si recano sotto l'abitazione di Iovino per aggredirlo con schiaffi, spinte e calci: poche ore prima, all'interno della discoteca The Club, lo stesso Iovino è stato protagonista di una lite nella sala vip con Fedez e il bodyguard Rosiello. "Chiedi scusa…devi chiedere scusa, altrimenti ti ficchiamo una pallottola in testa", sono le parole degli aggressori mentre colpiscono il personal trainer.
Il capo ultrà della Lazio e Andrea Beretta
Due giorni dopo, il 23 aprile, si muove così anche il capo ultrà della Lazio Orial Kolaj, pugile albanese accusato di essere legato alla batteria del defunto leader biancoceleste Fabrizio "Diabolik" Piscitelli. Contatta l'amico interista Andrea Beretta, in quel momento al vertice del tifo organizzato nerazzurro e poi arrestato ai primi di settembre per l'uccisione del rampollo di ‘ndrangheta Antonio Bellocco. Chiede "spiegazioni" sull'aggressione in via Marco Ulpio Traiano: Cristiano Iovino, nato a Roma, è grande tifoso della Lazio ed è quindi vicino agli ambienti del tifo organizzato, notoriamente gemellati con i "fratelli" nerazzurri. Il capo della Nord Beretta, però, scopre ben presto che sotto casa dello sportivo erano in realtà presenti "membri del direttivo della Curva Sud" milanista, tra cui lo stesso Christian Rosiello che da tempo farebbe da "guardaspalle a Fedez su direttiva di Luca Lucci".
Tony Effe e Lazza
I tentativi di capire cosa sia accaduto, quindi, finiscono lì, forse per quel patto di non belligeranza che secondo gli inquirenti in fondo lega le due aree di San Siro, e che permette loro di gestire soprattutto gli affari senza mai entrare in contrasto (salvo casi eccezionali). Nel frattempo, secondo quanto riportato dalle carte della Procura, si muove anche Tony Effe, rapper rivale di Fedez, che stando alle intercettazioni raccolte dai magistrati avrebbe contattato Lazza, protetto dell'ex marito di Chiara Ferragni e socio in affari per la bevanda Boem. "L‘amico di Tony si è fatto male, e siccome deve fare il ragazzetto ghetto…non può permettersi che in pubblico si sappia che non l'ha difeso", racconta Fedez a Luca Lucci il 30 aprile, una settimana dopo l'aggressione. "Fare brutto a Lazza vuol dire fare brutto a mio figlio… ma tanto Tony e l'amico Jimmy palestra li becchiamo prima che vengano al bar".
L'accordo tra Fedez e Cristiano Iovino
Cristiano Iovino, soccorso dai sanitari del 118 dopo il pestaggio, non sporge però denuncia contro Fedez e il suo gruppo. La pm Michela Benedetta Bordieri chiederà così l‘archiviazione per il musicista in gara a Sanremo 2025, accusato di rissa, percosse e lesioni in concorso: una decisione dovuta al fatto che il personal trainer e il cantante avevano in realtà già raggiunto un accordo transattivo in denaro, con il quale Iovino sceglie di rinunciare a eventuali azioni giudiziarie.
Cade quindi l'accusa di lesioni (peraltro non refertate in ospedale dopo l'agguato): in questo modo non è possibile procedere perché, appunto, la vittima non ha presentato querela, e il reato non è perseguibile d'ufficio. Senza contare che per la Procura, quella notte, Fedez non avrebbe preso parte attiva al pestaggio ma sarebbe "solo" rimasto a guardare mentre gli altri si accanivano su Iovino: la stessa teoria avanzata dagli avvocati della difesa che, all'interno di una memoria depositata agli atti, avevano sostenuto che dalle immagini delle telecamere di sorveglianza non fosse possibile affermare che il rapper avesse concretamente preso parte alla rissa.