Omicidio Nataly Quintanilla, il compagno Pablo Rivas chiese un box in prestito il giorno dopo il delitto

Mentre gli inquirenti stanno cercando la conferma definitiva sull'identità del corpo ritrovato ieri nelle acque del fiume Adda a Zelo Buon Persico (Lodi) emergono nuovi dettagli sull'omicidio di Johanna Nataly Quintanilla, uccisa dal compagno lo scorso 24 gennaio nella loro casa di Milano e poi gettata dentro una valigia nelle campagne a est della città.
Stando alle testimonianze infatti il giorno dopo l'omicidio Pablo Rivas Gonzalez, prima di andare a nascondere il corpo della fidanzata a Cassano d'Adda (il percorso è stato ricostruito analizzando telecamere e conta-targhe), avrebbe incontrato un amico e avrebbe avanzato una richiesta particolare: quella di poter disporre di un box o di una cantina per occultare il cadavere.
Lo stesso amico (non indagato) a cui avrebbe vietato di entrare in casa la sera prima perché "l'ambiente è troppo caldo". Forse per via della litigata in corso con Nataly, che aveva scoperto la doppia vita dell'uomo che aveva accanto: Rivas, stando a quanto emerso al momento, intratteneva da anni una relazione con una donna del suo Paese d'origine, El Salvador, e aveva già organizzato per lei un viaggio in Italia. Nataly, insomma, era ormai solo un intralcio.
L’autopsia sul corpo ritrovato nel fiume è fissata per il prossimo giovedì 6 marzo. Dai primi rilievi del medico legale, intanto, non emergerebbero indicazioni chiare su come la babysitter sia stata uccisa, se a mani nude o con l'utilizzo di un coltello. "L'ho uccisa per sbaglio durante un gioco erotico, non volevo", ha spiegato Rivas, fermato il 7 gennaio, durante l'interrogatorio. Ma la sua versione non convince la pm Alessia Menegazzo, l’aggiunta Letizia Mannella e i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano.