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Muore una neonata all’ospedale di Mantova: i medici vengono assolti ma devono pagare un risarcimento da 664mila euro

Due medici dell’ospedale Carlo Poma di Mantova sono stati assolti dall’accusa di omicidio colposo per la morte di una neonata, ma sono stati condannati a pagare un risarcimento da 664mila euro, suddiviso tra i genitori della bambina e i nonni.
A cura di Alice De Luca
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Due medici dell'ospedale Carlo Poma di Mantova, Gilberto Bozzetti di 53 anni e Simonetta Bacchi di 51, accusati di omicidio colposo per la morte di una neonata, sono stati assolti dalla corte di appello di Brescia ma condannati dal tribunale civile al pagamento di un risarcimento da 664mila euro dei quali 262mila euro per ciascuno dei genitori e 60mila euro per i due nonni.

Si risolve così, almeno per il momento, una vicenda cominciata il 26 febbraio di ben 13 anni fa, quando la mamma del neonato, incinta alla 37esima settimana e affetta da ipertensione cronica e diabete, entra all'ospedale di Mantova. Dopo alcuni controlli fatti in mattinata, la donna entra in sala parto dove, secondo i suoi racconti, viene lasciata senza assistenza: "Dalle 15 in poi – aveva spiegato ai giudici – non si è fatto vivo più nessuno se non con sporadiche apparizioni. Mi provavo la glicemia da sola ed era sempre troppo alta per questo ho dovuto farmi l’insulina. Stavo male". 

Attorno alle 19 il tracciato del cuore della bambina segnala una tachicardia in corso: i medici cercano di farla nascere utilizzando una ventosa, ma la neonata rimane incastrata con una spalla. Quando alla fine viene liberata è troppo tardi e la bambina muore soffocata. Cominciano quindi le indagini sulla morte della piccola, al termine delle quali i pm chiedono l'archiviazione, ma la parte civile si oppone e dopo altre perizie i due medici vengono rinviati a giudizio. Alla fine del processo la sentenza di primo grado condanna Bozzetti e Bacchi a sei mesi ciascuno con pena sospesa.

Dopo il ricorso, però, la corte di appello nel 2019 ribalta la decisione del tribunale, assolvendo i due dottori. A quel punto l'avvocata di parte civile, Beatrice Biancardi, fa ricorso e la Cassazione le dà ragione. Le carte tornano alla Corte d’Appello, che dà ragione alla legale, ma non essendoci stato il ricorso della Procura, la sentenza assume solo valore civile. É a questo punto che i giudici condannano i due medici al risarcimento. 

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