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“Mia figlia liceale con sindrome di Asperger trattata come una bimba dal docente di sostegno, manca formazione”

“Oggi nessuno vuole fare l’insegnante di sostegno, nessuno si presenta ai concorsi e le cattedre rimangono vuote. Per questo vengono chiamati supplenti non qualificati che creano danni per i ragazzi, a volte permanenti”. Grazia, mamma di due ragazzi con la sindrome di Asperger, racconta la sua esperienza nel mondo scolastico a Fanpage.it.
A cura di Giulia Ghirardi
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Erano 2.178 i posti messi a bando. Secondo quanto riportato dal Ministero dell'Istruzione, all'esame che si è tenuto lo scorso 19 febbraio si sono presentati 300 candidati, di loro soltanto 122 hanno passato la prova scritta. Un risultato che, di fatto, lascia libere oltre 2 mila cattedre: il 96 per cento dei posti disponibili per il ruolo di docente di sostegno in Lombardia. E questo significa, inevitabilmente, problemi.

"La situazione è davvero invivibile. Non per colpa di un insegnante specifico, ma per colpa di un sistema che non funziona", ha raccontato Grazia, mamma di due ragazzi con la sindrome di Asperger a Fanpage.it. "Il problema è che la maggior parte degli insegnanti che svolgono il ruolo di sostegno non hanno una preparazione specifica, una formazione che permetta loro di saper gestire nella maniera corretta le persone con fragilità. Questo accade perché oggi nessuno vuole più fare l'insegnante di sostegno, le cattedre rimangono vuote e così il ruolo viene affidato a insegnanti presi dalle graduatorie comuni che non sono qualificati per farlo. A quel punto che fai? Speri. Nel sistema scolastico italiano devi sperare di aver fortuna o, per lo meno, di trovare un insegnante che – anche senza una specializzazione ad hoc – almeno abbia buona volontà e decida di formarsi autonomamente".

Parole che trovano conferma in alcuni dati Istat. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, infatti, nell'anno scolastico 2022/2023, il 40% degli insegnanti di sostegno della Regione Lombardia era stato reclutato da graduatorie comuni, senza quindi una formazione specifica per il sostegno, ma utilizzati per far fronte alla carenza di figure specializzate che sempre meno partecipano ai bandi per le cattedre di ruolo. Una recente sentenza del tribunale di Roma ha, però, sancito il principio in base al quale l’assegnazione di un docente di sostegno non specializzato è "in grado di determinare un danno irreparabile nel percorso formativo" degli studenti.

"C'è una cosa che mi dice sempre mia figlia", ha raccontato Grazia. "‘Mi fanno studiare tanti filosofi che parlano di pedagogia e di scuola in tempi lontanissimi che hanno un occhio molto attento ai bisogni di un ragazzo fragile senza neanche nominarlo. Non capisco perché io oggi devo essere etichettata e trattata come diversa quando non veniva fatto centinaia di anni fa'".

La storia di Grazia: "Insegnanti di sostegno senza qualifica"

"Sono mamma di tre ragazzi. Due di loro hanno la sindrome di Asperger e, per questo, usufruiscono del servizio di sostegno educativo scolastico", si è presentata Grazia, rappresentante dell'Associazione Nessuno Escluso sul territorio di Pioltello, a Fanpage.it. "A scuola ne abbiamo vissute di tutti i colori. Ogni due per tre a chiedere riunioni, cercare di far comprendere agli insegnanti di sostegno di che cosa avessero bisogno, a volte anche ricorrendo all'intervento di terapisti a pagamento. Tutto questo perché, nella maggior parte dei casi, gli insegnati affidati al sostegno non hanno una preparazione specifica per il ruolo".

"Se l'insegnante di sostegno è un insegnante che fino a ieri ha insegnato musica e ha studiato per fare musica non ha la più pallida idea (giustamente) di come trattare un ragazzo con fragilità", ha continuato a raccontare Grazia. "Questo ha gravi conseguenze, soprattutto sui ragazzi che, se non ricevono il supporto di cui hanno bisogno, perdono la possibilità di emergere. Anche se in modo diverso, tutti i ragazzi hanno un potenziale ed è compito e responsabilità degli insegnanti aiutarli a svilupparlo". Una responsabilità che, però, il più delle volte non è soltanto dell'insegnante, ma anche di un sistema che permette l'insediamento di persone che mancano delle qualifiche necessarie a ricoprire un ruolo tanto importante e delicato come quello dell'insegnante di sostegno e, "proprio per questo, la scuola rischia di penalizzare tutti". 

In più, c'è un altro tema. "Oggi nessuno vuole fare l'insegnante di sostegno perché è una professione sottovalutata, screditata e poco ambita. L'insegnante di sostegno non dovrebbe essere visto come un insegnante di serie B, anzi, dovrebbe essere valorizzato e gratificato perché svolge un ruolo sociale importantissimo", ha spiegato Grazia a Fanpage.it. "Invece, proprio per questo, nessuno si presenta ai concorsi, le cattedre rimangono vuote, vengono chiamati supplenti non qualificati e si creano danni, a volte permanenti. È un serpente che si morde la coda".

Qualche esempio concreto. "Se l'insegnante di sostegno non ha una formazione, non sa come gestire i ragazzi con fragilità. È capitato che mio figlio strappasse le verifiche perché si è sentito diverso, inferiore rispetto ai compagni di classe e quindi umiliato quando il supplente di sostegno ha reso evidente che lui avrebbe avuto una verifica "facilitata" quando, per il suo caso specifico, sarebbero bastate delle accortezza differenti. Al posto di aiutarlo, di mettere in luce le sue potenzialità, ha finito per sottolineare il fatto che lui avesse un modo di funzionare diverso", ha detto ancora Grazia. "Questo non viene fatto per cattiveria, ma per una mancanza di formazione. E ci sono delle età, soprattutto in adolescenza, dove le cose si vedono, sono sotto gli occhi di tutti. Sono piccole cose, dettagli banali che, però, fanno tutta la differenza. Perché quando c'è l'inclusione non si vede".

"Mettiamo le copertine colorate ai quaderni?". Mia figlia era in seconda superiore

"Nel caso di mia figlia di episodi ne posso raccontare davvero tantissimi", ha detto ancora Grazia a Fanpage.it "Partendo dal fatto che l'insegnante di sostegno non aveva compreso quale fosse la diagnosi, ma poiché mia figlia era entrata con un'etichetta, allora aveva bisogno di aiuto. Sofia (nome di fantasia) ha un quoziente intellettivo molto alto quindi comprende perfettamente, ma ha qualche difficoltà nel relazionarsi e nel socializzare. Per questo fa  fatica a parlare. Quindi, un insegnante con una specializzazione a riguardo saprebbe che con una verifica scritta non avrebbe alcun problema, ma con un'interrogazione orale potrebbe avere una crisi".

Ma, ancora una volta, al posto di un insegnante specializzato c'era un supplente senza una formazione specifica. "La sua insegnante non ammetteva questa diversità e la riprendeva davanti ai compagni umiliandola. Altre volte le parlava come si parla a una bambina di 6 anni, abbassandosi alla sua altezza, guardandola negli occhi: ‘Mettiamo le copertine colorate come quaderni?‘. Era in seconda superiore. Non si chiederebbe mai a un ragazzo di quell'età di mettere le copertine colorate ai quaderni. Questo comportamento ha condizionato anche il contesto sociale circostante. I compagni hanno cominciato a percepirla come inferiore e anziché agevolare la socializzazione è stata emarginata e giudicata".

Un altro esempio. "Il banco di Sofia è posizionato a margine della classe, di fianco alla cattedra. Già questo evidenzia una diversità che, invece, un buon sostegno dovrebbe rendere invisibile". Ma anche. "Sofia memorizza ascoltando, l'insegnante voleva a tutti i costi che lei prendesse appunti scritti come prova tangibile di star lavorando. Il risultato è stato che lei, obbligata a farlo, ha perso la lezione perché le ha chiesto di fare qualcosa che non era in grado di fare, non era il metodo giusto per lei", ha spiegato Grazia. "Basterebbero poche accortezze per aiutarla nella socializzazione. Sono cose che – se c'è una formazione, un pensiero da parte della scuola – sarebbero automatiche. Invece, tutto questo accade e Sofia ne è consapevole. Questa è la cosa peggiore: essere trattata da inferiore e rendersene conto".

Tutti questi esempi non fanno altro che mostrare alcuni dei problemi nei quali si può incorrere quando "il sistema scolastico permette che ci siano insegnanti non preparati (giustamente perché hanno studiato altro) a ricoprire ruoli così delicati che possono compromettere permanentemente il loro percorso formativo" – ha concluso Grazia a Fanpage.it. "La scuola dovrebbe essere un luogo di supporto nel lavorare sulle fragilità e, insieme, nel valorizzare il potenziale di ciascuno, invece, spesso finisce per aggravare la situazione perché è un sistema rigido, incapace di rinnovarsi, che impone di doversi omologare a un sistema che viene considerato "normale" senza trovare il modo di valorizzare le diversità di ciascuno".

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