La vicenda dell’ex assessore Massimo Adriatici: dalla morte di Youns alla nuova accusa di omicidio volontario
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La Procura di Pavia ha chiuso le indagini preliminari sull'omicidio di Youns El Boussetaoui, contestando all'ex assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera (Pavia) Massimo Adriatici l'omicidio volontario aggravato. Si va dunque verso un nuovo processo dopo che lo scorso novembre il giudice Valentina Nevoso ha ordinato alla Procura di riqualificare il reato da eccesso colposo di legittima difesa in omicidio volontario con dolo eventuale: l'ex politico leghista che il 21 luglio del 2021 uccise a colpi di pistola Youns El Bousettaoui, per l'accusa, in quel momento stava infatti attuando "indebitamente un servizio di ronda armata".
La versione di Massimo Adriatici
Il fatto è accaduto nell'estate del 2021 nel centro di Voghera, piccolo comune in provincia di Pavia. Qui Massimo Adriatici, avvocato e assessore in quota Lega alla Sicurezza, nella serata del 21 luglio spara un unico mortale colpo di pistola contro Youns El Bossettaoui, 39enne con problemi psicologici. Adriatici sosterrà di non aver diretto intenzionalmente l'arma contro il senzatetto, ma di aver esploso il proiettile contro la sua volontà mentre cadeva a terra, a seguito di una colluttazione nata tra i due davanti a un bar gelateria. "Mi aveva aggredito, mi ero avvicinato perché stava importunando altre persone", aveva dichiarato. "Mi ha colpito con uno schiaffo".
Il processo per eccesso colposo di legittima difesa
Il primo fascicolo d'indagine su quanto accaduto la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi a Voghera, affidato al procuratore Roberto Valli, si era così concluso con il rinvio a giudizio per Adriatici con l'accusa di eccesso colposo di legittima difesa. Secondo il magistrato l'ormai ex assessore aveva sparato al El Boussettaoui dopo che questo lo aveva colpito, facendolo crollare a terra e spaventandolo: lo sparo, dunque, sarebbe stata una reazione all'aggressione.
Il processo di primo grado che si è svolto davanti ai giudici di Pavia, però, avrebbe portato alla luce una ricostruzione diversa da quella ipotizzata dalle prime indagini. Per questo motivo, al termine dell'udienza del 6 novembre 2024, la giudice Valentina Nevoso ha deciso di ritrasmettere gli atti in Procura affinché si riqualifichi l'ipotesi di reato in omicidio volontario con dolo eventuale.
Le immagini delle telecamere
Le indagini erano partite dalle immagini delle telecamere di sicurezza di piazza Meardi, che mostravano l’ex assessore camminare dietro la vittima poco prima dello sparo. Una “coincidenza quantomeno anomala”,per gli inquirenti. Secondo la versione di Adriatici il colpo era partito accidentalmente dopo essere stato spinto da El Bossettaoui.
"In violazione ai suoi doveri di assessore alla Sicurezza, Adriatici svolgeva indebitamente un servizio di ronda armata e di pedinamento di El Boussetaoui, un cittadino molesto già oggetto di segnalazioni", per la Procura. "Dopo avergli mostrato la pistola e dopo essere stato colpito dal 39enne con una manata al volto che gli causava la caduta a terra con perdita degli occhiali e contusioni al volto refertate in due giorni di prognosi, Adriatici esplodeva un colpo d'arma da fuoco con la pistola Beretta modello 21 calibro 22, che portava con sé con il colpo in canna e caricata con proiettili a punta cava, utilizzabili al poligono ma non per difesa personale". Una reazione spropositata, non catalogabile come semplice legittima difesa.