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La storia di Pietro Sanua, l’ambulante ucciso dalla mafia 29 anni fa

Pietro Sanua venne ucciso nel 1995 pochi secondi prima di allestire la sua bancarella al mercato di Corsico, nel Milanese: nel 2010 è stato riconosciuto nell’elenco delle vittime innocenti di mafia.
A cura di Giorgia Venturini
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Era il 4 febbraio del 1995 quando il commerciante venne Pietro Sanua venne ucciso pochi secondi prima di allestire la sua bancarella al mercato di Corsico, nel Milanese. Era insieme a suo figlio Lorenzo, allora 21enne, a bordo del suo furgone quando nota una Fiat Punto marrone targata Genova attira l'attenzione di padre e figlio: a 500 metri davanti a loro fa un'inversione azzardata. "Guarda che manovra che fa in una strada così", aveva commentato la scena Pietro al figlio. Quello che successe dopo è questione di pochi secondi: dalla Fiat Punto spunta una lupara che spara due colpi e Pietro cade tra le braccia del figlio mentre il furgone va a sbattere contro un'altra auto. I tempestivi soccorsi non riescono a salvare la vita a Sanua, morto poco dopo in ospedale. "Qualche giorno dopo si aprirono le indagini, archiviate però l'agosto successivo", tiene a precisare a Fanpage.it Lorenzo.

Dopo anni di silenzi e domande senza risposta un anno fa il nuovo filone di indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano coordinata da Alessandra Dolci ha portato a una perquisizione a casa a Tresilico del 57enne Vincenzo Ferraro. L'uomo è fratello dell'ex latitante Giuseppe Ferraro detenuto ora al 41 bis a Sassari. Dalle indagini emergerebbe anche il nome di Gaetano Suraci che però, essendo già morto, non sarà mai iscritto nel registro degli indagati. Si continua a indagare per tutti gli accertamenti del caso. A presentare istanza di apertura indagini è stato nel 2019 il figlio Lorenzo: da allora le indagini dal 2019 si erano concentrate sul diverbio che Pietro Sanua aveva avuto con Gaetano Suraci per una piazzola al mercato di Buccinasco.

Poco dopo la perquisizione Ferraro, attraverso il suo avvocato, aveva rilasciato questa nota: "Il sig. Ferraro tiene a precisare come lo stesso sia totalmente ed incondizionatamente estraneo ai fatti relativi all’omicidio del sig. Sanua Pietro e vuole, altresì, rappresentare come egli non conosca nessuno dei soggetti a qualsiasi titolo menzionati nella provvisoria imputazione".

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L'impegno sul territorio di Pietro Sanua

Durante gli anni gli inquirenti hanno cercato di dare una risposta a questo omicidio. Perché uccidere Sanua? Chi sono mandanti ed esecutori materiali? Certo è che Pietro Sanua era conosciuto da tutti per il suo impegno nel sociale: era un fruttivendolo, presidente provinciale milanese dell'Associazione Nazionale Venditori Ambulanti (Anva) e fondatore dell'associazione "Sos impresa" a Milano. In Lombardia erano gli anni di Tangentopoli, delle organizzazioni criminali che iniziavano a trovare spazio in un sistema malato e dei boss di mafia mandati al "confino" al Nord. "Mio padre è stato vittima di quel sistema intrecciato tra criminalità organizzata, politica e imprenditoria", racconta il figlio Lorenzo Sanua Fanpage.it 27 anni dopo la morte del padre. Sanua "dava fastidio" a qualcuno sul territorio ha voluto zittirlo.

I tre filoni delle indagini durante gli anni

Nel tempo sarebbero tre i filoni investigativi. Il primo è quello dei sorteggi pilotati allora tra le mura del Comune, dove venivano sorteggiati gli spazi pubblici poi assegnati agli ambulanti.  "Mio padre – spiega Lorenzo – che era presidente provinciale di Milano dell'Associazione nazionale venditori ambulanti affiliata a Confesercenti, aveva capito che i sorteggi erano pilotati. Soprattutto per quanto riguarda le posizioni davanti al cimitero: se un venditore di fiori si aggiudicava quegli spazi poteva assicurarsi un ottimo guadagno". Pietro lo aveva capito e, da uomo corretto, non era stato in silenzio.

Il secondo filone porta al traffico di droga all'interno dell'Ortomercato di Milano all'inizio degli anni '90. Anche in questo caso troppo silenzi, tra i pochi a fare rumore c'era Sanua. E infine le recenti indagini sull'omicidio, riaperte negli ultimi mesi, si sono concentrate sul territorio di Buccinasco e Corsico, roccaforti della ‘ndrangheta già nei primi anni '90. "L'anno prima delle sua morte mio padre ha avuto un diverbio in pubblico con alcuni componenti appartenenti alla famiglia di ‘ndrangheta dei Morabito. Legati in qualche modo alla famiglia dei Sergi e dei Papalia, storica presenza di ‘ndrangheta nel Sud di Milano", spiega Lorenzo.

L'anno scorso poi la svolta nelle indagini: "Non esulto ancora finché non c'è una certezza, però siamo sicuramente molto avanti. Stiamo arrivando a mettere l'ultimo tassello".

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