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Il caso di Violetta Caprotti e del presunto falso diamante da 3,5 milioni di euro: la Procura chiede l’archiviazione

Violetta Caprotti è la figlia del fondatore di Esselunga che si è rivolta alla Procura per la sostituzione di un diamante con uno zircone nel suo anello da 3,5 milioni di euro. La Procura sul caso ha chiesto l’archiviazione.
A cura di Ilaria Quattrone
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La Procura di Milano ha chiesto l'archiviazione per il caso di Violetta Caprotti, prima figlia del fondatore di Esselunga, la quale sostiene che l'anello in platino con diamante di 13 carati da 3 milioni di euro, che le era stato regalato proprio dal padre a Natale 2009, sia stato modificato e la pietra rubata e sostituita con un zircone falso dopo che il 3 gennaio 2022 lo aveva consegnato a Cartier per una modifica alla montatura.

Per la pubblico ministero Maura Ripamonti e il procuratore aggiunto Eugenio Fusco sussiste infatti "ragionevole certezza che l'anello consegnato a Cartier aveva già la pietra sostituita" proprio come rilevato da Cartier nell'esposto del 2022. Come riportato dal quotidiano Il Corriere della Sera, la procura ha inoltre escluso che la sostituzione possa essere avvenuta quando anni prima, a Londra, Caprotti aveva subito il furto di alcuni gioielli da parte di un cameriere.

Questo perché "il cameriere infedele o chi per lui aveva sottratto due bustine contenenti due anelli" mentre quello che è accaduto nella realtà "è invece un furto con sostituzione di una pietra apparentemente identica all’originale" che avrebbe commesso un orafo compiacente "attività molto più complessa e molto più difficile che non aprire una cassaforte e prendere le prime bustine di gioielli disponibili". Inoltre per i magistrati non si capisce perché "un ladro debba preoccuparsi di sostituire la pietra e non sottrarre semplicemente il gioiello, a maggior ragione se risulta che altri anelli erano stati semplicemente sottratti".

Come riportato da Corsera, ci sarebbe inoltre una mail di Cartier dove è presente un preventivo di 20mila euro – datato 15 marzo 2014 – a Caprotti, che poi avrebbe rinunciato. Per i pm "nulla di più plausibile" che "Violetta Caprotti, giudicando eccessivo il preventivo di Cartier, si sia rivolta a terzi".

È quindi possibile che in quella fase loro si "siano appropriati del diamante dopo aver avuto modo di cercare una pietra di aspetto simile, in grado di ingannare anche la proprietaria Caprotti". La donna però ha sempre negato con decisione di averlo dato a terzi tranne che nelle ultime dichiarazioni dove lo avrebbe fatto "con minore fermezza, ricordando il periodo di black out che era seguito alla morte del padre e che aveva alterato molti dei suoi ricordi degli anni precedenti".

Per i magistrati, solo lei potrebbe spiegare chi possa essere intervenuto. Altrimenti è impossibile risalire all'identità dei ladri. "La vicenda continua a suscitare interrogativi, lasciando aperti numerosi dubbi sulle circostanze della sostituzione e sull’identità di chi abbia messo in atto questo enigmatico scambio.Abbiamo visto che le indagini sono state molto approfondite in varie direzioni. Ci riserviamo di studiare meglio gli atti per eventualmente suggerire, in sede di opposizione, qualche ulteriore profilo", ha dichiarato l'avvocato David Brunelli che assiste Caprotti.

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