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Perché la maggioranza in Regione Lombardia ha litigato sulle case popolari ai profughi

L’apertura dell’assessore regionale Franco sull’ipotesi di assegnare temporaneamente le case popolari sfitte ai migranti scatena una bufera nel centrodestra. “Come Regione la nostra priorità è dare riscontro alle famiglie lombarde in attesa di un alloggio popolare“, la retromarcia dopo le polemiche.
A cura di Francesca Del Boca
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Attilio Fontana
Attilio Fontana

Fulmini e saette su Palazzo Lombardia. E non certo quelle del meteo, in questi giorni poco clemente con Milano. Ad abbattersi sulla Regione è stata una vera e propria bufera che si è scatenata all'interno della maggioranza di governo, una polemica che ha costretto lo stesso Attilio Fontana a intervenire in primissima persona. Il tema? La possibilità di affidare gli appartamenti sfitti di Aler, l'ente regionale che gestisce l'edilizia popolare, ai migranti. 

Le case sfitte ai profughi e le polemiche in Regione

Tutto nasce da una lettera inviata dal prefetto di Monza e Brianza Patrizia Palmisani ai sindaci, in cui viene richiesto, su indicazione dell'assessore alla Casa e all'Housing Sociale Paolo Franco, di segnalare la disponibilità di alloggi pubblici regionali sfitti da destinare al potenziamento dei centri di accoglienza per migranti. 

Subito insorge la Lega, attraverso il capogruppo Alessandro Corbetta: "Case sfitte a richiedenti asilo appena arrivati in Italia? Questa non è la posizione della Lega. Si devono rispettare le regole per l’assegnazione delle case popolari, ci sono graduatorie con famiglie bisognose che hanno partecipato a bandi e da anni sono in attesa di un alloggio”. Gli fa eco il capogruppo di Fratelli d'Italia Fabrizio Figini. "La scelta dell’Assessore regionale Paolo Franco di assegnare le case Aler sfitte ai profughi piuttosto che alle famiglie italiane bisognose appare inspiegabile".

La marcia indietro della Regione: "Prima le famiglie lombarde"

La marcia indietro da parte dell'assessore Franco, che si ritrova quasi tutta la maggioranza contro, è praticamente immediata. "l’Assessorato aveva scritto che avrebbe dato la disponibilità di verificare le possibili soluzioni per valutare un ipotetico ampliamento della rete di accoglienza, in coerenza con le finalità della legge regionale n. 16/2016″, le sue parole. "Questo chiaramente non comporta nessuna accettazione del progetto". Una ritrattazione in piena regola.

A fugare ogni dubbio, così, arriva la chiusura dell'assessore alla Sicurezza Romano La Russa. "Non c’è spazio per un’accoglienza emergenziale dei richiedenti asilo nelle case Aler. Come Regione la nostra priorità è dare riscontro alle famiglie lombarde in attesa di un alloggio popolare“. E soprattutto, l'intervento (più morbido) del governatore Attilio Fontana. "Esprimo con chiarezza la posizione di Regione Lombardia sull'utilizzo delle case Aler: le case popolari della Regione vanno ai cittadini regolarmente iscritti in graduatoria, non ai migranti".

I 19mila alloggi popolari sfitti

"Perché non vengono prese in considerazione anche soluzioni diverse, a fronte dei 19mila alloggi vuoti mai messi a disposizione in questi anni dei cittadini bisognosi?", commenta Pierfrancesco Majorino, a capo dell'opposizione. "Come verranno rese disponibili queste case?". Seguito a ruota dalla consigliera dem Carmela Rozza. "La smentita non smentisce, perché il prefetto di Monza ha agito sulla base di una lettera dell’assessore regionale: è puerile dire che la dottoressa abbia equivocato. Franco deve ritirare la lettera, e dare indicazioni differenti".

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