Addio al partigiano Edoardo “Dado” Sacchi: simbolo della Resistenza di Milano
È morto Edoardo Sacchi, uno degli ex partigiani simbolo della Resistenza di Milano. Dado, questo era il suo nome di battaglia, si è spento nella notte tra lunedì 19 e martedì 20 ottobre all'età di 98 anni. Nato il 6 aprile del 1922 a Milano, dove ha trascorso tutta la sua vita, Sacchi diventa partigiano nel 1944 e agisce tra la Valle d'Intelvi e le Prealpi lacustri. Lascia quattro figli e dieci nipoti.
Nel 1944 sfugge ai bandi della repubblica di Salò e diventa partigiano
Prima di diventare partigiano – si legge in una nota stampa dell'Anpi Milano – Dado parte per il servizio militare in aviazione nel 1942. E proprio a Ventotene, in provincia di Latina, durante il servizio militare entra in contatto con i confinati politici che lo spronano a diventare antifascista: con loro comprende che il fascismo sia negazione della libertà, della letteratura e della cultura. E proprio nel gennaio del 1944 dopo che sfugge ai bandi della repubblica di Salò che condannavano alla fucilazione i giovani che non si presentavano al reclutamento, diventa partigiano. Dopo la guerra torna nella sua Milano dove si laurea in chimica. Qui diventa dirigente nel settore farmaceutico e poi all'Istituto delle vitamine. Commosso il ricordo del presidente Anpi provinciale di Milano, Roberto Cenati che nel comunicato stampa afferma: "Ricorderemo sempre il partigiano “Dado” con grande affetto e riconoscenza".
Morte Dado Sacchi, il nipote: Mio nonno viveva la sua vita da anti-eroe
Tra i nipoti di Dado c'è anche Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del comune di Firenze, che in un post su Facebook ha ricordato il nonno: "Un partigiano che giovanissimo ha lottato per la libertà della nostra patria, un giovane chimico laureato subito dopo la guerra, uno scrittore, un curioso acquerellista che inizia la sua carriera artistica all’età di novant’anni, un padre, nonno, un amico che ha veicolato un senso di democrazia e giustizia in ogni sua azione. Mio nonno era tutto questo, eppure viveva la sua vita da anti-eroe, con il rispetto e la misura che appartengono solo ai grandi del nostro tempo".