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Cosa sta succedendo alle case del Pio Albergo Trivulzio a Milano: così i lavoratori rischiano di restare ai margini

“Per sanare i debiti la soluzione non è cedere parte del patrimonio immobiliare, dalla forte funzione sociale”, la denuncia dell’assessore del Municipio 1 Lorenzo Pacini dopo l’ennesima bufera sullo storico ente assisenziale milanese.
A cura di Francesca Del Boca
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Si è scatenata una nuova bufera sul Pio Albergo Trivulzio, storico istituto assistenziale milanese che vanta uno dei più ingenti patrimoni immobiliari della città (oltre 1500 appartamenti) e da tempo ormai gravissimi problemi di bilancio. "I canoni d’affitto delle case del Trivulzio sono la metà, un terzo, un quarto, un quinto e perfino un decimo di quello che dovrebbero essere", è stata la recente denuncia del commissario straordinario (nonché ex prefetto di Milano) Francesco Paolo Tronca, convocato giovedì in Regione Lombardia per un’audizione.

Una seconda "Affittopoli" dopo quella emersa nel 2011, quando venne a galla un ampio sistema di affitti concessi a prezzo di favore a parenti, amici e personaggi facoltosi? "Sì, ma nelle case del Trivulzio non risiedono solo avvocati e amministratori delegati", commenta Lorenzo Pacini, assessore dem del Municipio 1. "Qui abitano soprattutto persone con redditi medio-bassi: infermieri e assistenti sanitari del Pio Albergo Trivulzio, pensionati che prendono 1200 euro al mese, insegnanti. Diverse centinaia di persone, inquilini del Pat, che hanno i contratti scaduti e hanno ricevuto i primi sfratti".

Lorenzo Pacini (Partito Democratico)
Lorenzo Pacini (Partito Democratico)

Cosa sta succedendo, adesso?

Il commissario straordinario Tronca è stato nominato con il chiaro obiettivo di salvare il Trivulzio da una situazione debitoria non facile, dovuta evidentemente a una gestione scriteriata anche dal punto di vista sanitario. Adesso, per sanare i conti, l'intenzione del commissario è quella di cedere almeno una parte degli immobili al fondo immobiliare pubblico Invimit Sgr., che si comporta in tutto e per tutto come un privato e ovviamente alzerà i prezzi delle case. Una scelta che non può essere condivisa.

Perché?

Il paradosso è che per sanare qualcosa che non funziona si va a cedere proprio ciò che funziona. O che sicuramente potrebbe funzionare molto meglio: il tema, in fondo, è la gestione del patrimonio. Tanti immobili sono affittati a prezzi di favore, quando potrebbero e dovrebbero rendere molto di più. Favori che peraltro vengono fatti, secondo quanto emerso dalle notizie di questi ultimi giorni, a gente nota, con disponibilità economiche. Senza contare la grande quota di alloggi sfitti.

La quota di sfitto si aggira intorno al 30 per cento delle case. Come mai?

Da un lato alcuni appartamenti non hanno l'agibilità, e mancano le risorse per ristrutturarli. Dall'altro si lascia sfitto per avere la giustificazione politica di affidare al privato. Solita storia.

Le case del Pio Albergo Trivulzio non saranno più accessibili al ceto medio-basso?

Gli appartamenti del Trivulzio sono a prezzo giusto, sociale, che riesce comunque a stare sotto a quello proposto dal mercato. Sono alloggi destinati a lavoratori dal grande valore sociale, fondamentali per la nostra comunità. È giusto che il Pat garantisca a queste persone la reale accessibilità: se il libero mercato propone prezzi folli, allora gli enti pubblici devono necessariamente garantire case a prezzi sostenibili. Senza lavoratori la città non funziona più.

Alcuni appartamenti si trovano in zone di enorme pregio, con metrature notevoli.

Perché un lavoratore che guadagna 1200 al mese non può abitare in centro? Perché lasciare parte della città in mano solo a manager e Airbnb? E comunque, nei casi dei pochi alloggi "di lusso" del patrimonio del Pat, è giusto chiedere più soldi a chi vi risiede.

Insomma, come si può risanare il debito del Pio Albergo Trivulzio?

Non cedendo le case, che hanno un forte scopo sociale. È necessario coprire questi buchi con altre risorse, senza smantellare uno degli ultimi enti pubblici che garantisce case a prezzo basso. Non possiamo permettere che accada.

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