video suggerito
video suggerito
Opinioni

Stanno giocando con la tua vita: ecco perché ti sono vicina, Giulia Sarti

Non è una questione politica, ma una vicenda umana, anzi, disumana. Sono state rubate delle foto e, invece di denunciare il ladro che esibisce la refurtiva, c’è chi corre a spartirsela, incurante o forse soddisfatto di giocare sulla pelle di una giovane donna: io non posso stare zitta davanti a tutto questo. Lettera alla parlamentare M5S finita nel mirino del ‘revenge porn’
A cura di Roberta Covelli
1.544 CONDIVISIONI

Cara Giulia,

ci ho messo tanto a decidermi, divisa tra la paura di aggiungere rumore al chiacchiericcio e il rischio di voler usare, ancora, il tuo privato in pubblico. Ho taciuto, non ho scritto niente anche per l’egoistico timore che difenderti su una questione politica, quella dei rimborsi, potesse intaccare l’imparzialità che pretendo di avere: insomma, nessuna remora ad attaccare, ma sempre troppi dubbi nel prendere le parti.

Non sono stata del tutto zitta, certo. Ti ho scritto un messaggio, su Whatsapp. C’è ancora una spunta sola: non ti è arrivato, chissà se ti arriverà mai. Spero ti raggiunga almeno questo.

Sei stata un’amica. Una volta ne parlammo, al telefono forse, oppure era tramite sms. Ci eravamo dette che ci conoscevamo da poco e che vivevamo distanti, io in provincia di Milano, tu tra Rimini e Bologna, eppure avevamo legato. Io ti scrivevo, subito dopo mezzanotte, ogni 13 agosto, per gli auguri di compleanno: ricordo ancora la data, nemmeno ho controllato. E quando a me accadde un fatto spiacevole, e grave, tu fosti tra le prime a scrivermi, a mostrarmi solidarietà. Non fosti l’unica, quel giorno. Però, a differenza di altri, mi scrivesti anche l’indomani, e anche la settimana dopo, e anche il mese successivo: non mi lasciasti sola, anche se mi ci sentivo e non l’avevo detto a nessuno.

Anche per questo ti scrivo, Giulia, anzi, proprio per questo. Non ti scrivo per simpatia politica, né soltanto per amicizia: scrivo perché stai vivendo un fatto spiacevole, e grave. Hai subito e stai subendo degli attacchi indegni. Non ho voluto approfondire, le immagini non mi sono arrivate, né voglio cercarle: ma in troppi ne parlano. Ti sono state rubate delle foto. Solo che invece di denunciare o almeno cercare il ladro che esibisce la refurtiva, c'è chi corre a spartirsela, incurante o forse soddisfatto di giocare sulla tua pelle di giovane donna, sulla tua vita. Chissà, magari, se avessimo una politica matura, potremmo affrontare seriamente le questioni di genere, potremmo anche riflettere e chiederci perché desti tanto interesse l’intimità di una ragazza e perché sia ancora arma di ricatto alludere agli scatti hard di una donna (magari anche quando di hard non si tratta), come se la nudità in casa propria, o l’amore, o l’affidarsi, fossero una vergogna. Ma ci sono o ci saranno altri momenti e altre sedi per discutere di femminismo: tu hai subito una violenza e l’urgenza che sento adesso è di dirti che non è colpa tua, che ne sei vittima e che io ti sono vicina.

Per questo ho finalmente deciso di scriverti, in pubblico: perché il discorso non è più politico, ma è umano, anzi, disumano. E ora che il tuo privato è usato come un’arma contro di te, vorrei che il nostro privato, quello solo mio e tuo, diventi balsamo per queste ferite. I ricordi e messaggi li teniamo per noi, nella fumosità della memoria un po' annebbiata, di quelle amicizie in cui non importano le comunicazioni ma il comunicare.

La parlamentare M5S Giulia Sarti
La parlamentare M5S Giulia Sarti

Però un ricordo, se l’hai dimenticato, voglio richiamarlo io: quella sera incredibile d’estate, il 19 luglio 2010. Tu eri a Milano, c’era la commemorazione della strage di via D’Amelio ai giardini di via Benedetto Marcello, finalmente intitolati a Falcone e Borsellino: non mancavi mai alle iniziative antimafia. E quella sera, proprio in quella data così simbolica e drammatica, sulla terrazza del Duomo veniva premiato come statista dell’anno Silvio Berlusconi. Chissà se ricordi quel clima irreale, quando in piazza insieme a noi c’erano ragazzini e anziani e fummo circondati da cordoni di polizia e carabinieri, in assetto antisommossa, mentre intorno le altre persone passeggiavano senza alcun problema.

Non ti si vede, nei video di quella sera, perché tu e io sole riuscimmo a uscire da quel cerchio: mentre un agente in borghese arringava i presenti, paventando il fermo di tutti e improbabili denunce e condanne, un carabiniere come gli altri girò il suo scudo e disse: "Io non blocco nessuno". Lasciò aperto un passaggio. Uscimmo, tu e io, ci allontanammo, riprendemmo le scene da lontano, con i cellulari dalle immagini sgranate.

Potemmo uscire perché una persona, sola, decise di rompere il silenzio e fece quel che riteneva giusto.
Sembrava allora che tutti ci fossero contro, eppure un varco era aperto: era l’umanità di chi si chiama fuori da un abuso, non commette un’ingiustizia che tutti compiono, riconosce dignità e rispetto.

1.544 CONDIVISIONI
Immagine
Nata nel 1992 in provincia di Milano. Si è laureata in giurisprudenza con una tesi su Danilo Dolci e il diritto al lavoro, grazie alla quale ha vinto il premio Angiolino Acquisti Cultura della Pace e il premio Matteotti. Ora è assegnista di ricerca in diritto del lavoro. È autrice dei libri Potere forte. Attualità della nonviolenza (effequ, 2019) e Argomentare è diabolico. Retorica e fallacie nella comunicazione (effequ, 2022).
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views