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Letta: “Avanti con abolizione del finanziamento pubblico ai partiti”. Ma la strada è in salita

“Non faremo passi indietro su abolizione finanziamento pubblico partiti. Il ddl che abbiamo presentato è una buona riforma. Perché bloccarlo?”. Così Enrico Letta su twitter conferma la volontà di portare in Aula il ddl entro il 26 luglio. Eppure…
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Quanto Enrico Letta tenga al disegno di legge sull'abolizione, o meglio revisione, del finanziamento pubblico ai partiti è cosa nota da tempo. Così come è nota la ritrosia di frange consistenti dei principali partiti ad accettare una rimodulazione del finanziamento che sostanzialmente si tradurrà in una diminuzione del gettito complessivo, con tutto ciò che ne consegue in termini di "stabilità e sostenibilità" della macchina – partito. Perché, al netto di considerazioni più o meno sensate sulla bontà del provvedimento e sulla comunicazione "fuorviante", è indubbio che il nuovo sistema porterà ad una riduzione dei contributi pubblico / privati ai partiti.

Se però la volontà del Governo è chiara, allo stesso modo è evidente come il percorso parlamentare potrebbe riservare non poche insidie ad un provvedimento comunque controverso. A partire dalla tempistica: l'esecutivo in effetti spinge perché in commissione vengano esaminati celermente i 150 emendamenti presentati, in modo da arrivare in Aula entro il 6 luglio, come stabilito dalla conferenza dei capigruppo. Tuttavia sono in molti a pensare che la discussione potrebbe slittare a settembre, dopo la pausa estiva, anche in modo da trovare la quadra su alcuni punti chiave del provvedimento.

Già, perché le distanze tra i partiti restano. A cominciare dalla questione della "democrazia interna" che sembrerebbe essere precondizione per l'accesso ai finanziamenti, ma i cui criteri di definizione fanno ancora discutere (e con il rischio "incostituzionalità", dal momento che lo Stato non può tendenzialmente intervenire nella struttura interna dei partiti). Per proseguire poi con la natura delle "agevolazioni riservate alle organizzazioni politiche" e per terminare con il tanto dibattuto 2 per mille (con alcuni emendamenti che ne prevedono la cancellazione).

Infine, c'è da capire come si muoverà il Movimento 5 Stelle. I grillini in effetti hanno da sempre caratterizzato la propria azione politica sul tema del finanziamento della politica, rinunciando ai rimborsi presenti e futuri. Ed è praticamente scontato che sulla questione daranno battaglia "in Aula e nelle piazze". Per ora godono di un osservatorio privilegiato ed il capogruppo al Senato Morra commenta lapidario: "Su finanziamento a partiti già si sono spaccati. Pecunia non olet. O, se volete, hanno padrone: il denaro. Alla faccia di chi paga le tasse".

Letta ovviamente sa che sul tema si gioca parte della credibilità del Governo. E proprio per questo solo poche ore fa ha ribadito anche via twitter quello che ha detto anche ai rappresentanti della maggioranza: "Non faremo passi indietro su abolizione finanziamento pubblico partiti. Il ddl che abbiamo presentato è una buona riforma. Perché bloccarlo?". Bloccarlo forse no, rivederlo certamente sì.

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A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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