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Le menzogne di Sex and the City che ci hanno rovinato la vita

Per quanto le donne siano state rapite dalle vite di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda, analizzando bene alcune dinamiche della serie non si può che classificarle come portatrici sane di falsità tutte al femminile, in parte responsabili di alcune convinzioni postume totalmente erronee.
A cura di Eleonora D'Amore
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Tutto falso. Per quanto ami come il 90% delle donne la serie tv Sex and the City, non posso che additarla come una delle più menzognere del nuovo millennio. Sì perché una è convinta di vederlo e di non star facendo nulla di male, quando invece sta rovinando la sua vita davanti ad un bicchiere di gelato. Sarebbe bello vivere in un delizioso appartamento di Manhattan, scrivendo per un noto giornale e, nel tempo libero, buttando giù appassionanti capitoli per il prossimo libro. Ma è falso. Dannatamente falso e va detto. In primis perché ancora devo comprendere come si mantengono ogni giorno questi talenti delle primissime tastiere, visto anche il tenore e le aspettative di vita. Armadi ricolmi di abiti, accessori, scarpe, con scatoloni vintage pronti ad essere archiviati solo per fare spazio. Pranzi, cene, aperitivi, colazioni e spuntini nei locali più cool della nazione, supermercati aboliti, cucine inesistenti e un piatto da lavare nemmeno a pagarlo oro. Le donne del nuovo millennio, quindi, sarebbero libere professioniste, donne in carriera, manager d’assalto o, al minimo delle ambizioni, “mantenute”  di uomini bellocci e facoltosi.

Falso, falso, falso.

Sulla soglia dei 30 anni riescono ad incontrare partner, occasionali o fissi, con la stessa facilità di beccarsi l’influenza d’inverno o l’allergia di mezza stagione, avendo anche la presunzione di definirsi “frustrate” nell’indecisione di scegliere con chi stare. E quando hanno finalmente trovato l’amore della loro vita, un “Big” capace di farle battere il cuore, semmai vengono anche prese dal panico per la mania compulsiva di preservazione dei loro spazi. Io dico: stagioni intere ad aspettare una proposta di matrimonio e nel momento in cui splende sull’anulare sinistro il fatidico anello, indossato ovviamente in un lussuoso attico munito di pista ciclabile, fare marcia indietro per riappropriarsi di due stanzette+bagno no perditempo?

Insopportabilmente falso.

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Che dire, poi, della possibilità di riprendersi dopo essere state mollate all’altare con un abito di Vivienne Westwood da migliaia di dollari e una piuma di cigno selvatico in testa? D'altronde tutte noi quando veniamo mollate all'altare partiamo alla volta del Messico per "sfruttare" la luna di miele con le nostre amiche, alla ricerca del nostro ego perduto e della voglia di ricominciare. E quando siamo arrivate sul posto, diciamolo, ci rintaniamo nella nostra stanza con gli asciugamani fatti a origami ancora caldi di lavanderia per crogiolarci nel nostro dolore, chiudendo le tende ad un mondo fatato fatto di ogni ben di Dio. Sorridere? Nemmeno a parlarne! Dobbiamo soffrire, rifiutare la mano tesa delle amorevoli compagne di viaggio in pareo e dormire. Sì dormire, lì a Cabo San Lucas, lì in quel letto a baldacchino, dormire e tentare di dimenticare qualcuno lontano anni luce da noi. Non è vero che quando veniamo lasciate dobbiamo subire l’asportazione del cuore senza anestesia, anestetizzando il tutto al massimo con un po’ di alcool, perché Carrie&co ci insegnano altro e ci fanno sentire degli esseri inutili per non averci pensato prima.

Tremendamente falso.

L’amica del cuore ti tradisce? Eh vabbe', che sarà mai, tutto passa con un po’ di shopping; il capo ti licenzia? Due giorni in una SPA e sei pronta per il prossimo colloquio; confessi alle tue amiche di essere ninfomane (Samantha, tra l’altro, sarebbe fiera di te)? Ne riderete davanti ad un cocktail, ricevendo semmai il sex toy dei tuoi sogni; devi traslocare? Nessun problema, arrivano i rinforzi armanti di champagne e buona volontà, che tra uno scatolone e l’altro ti chiederanno anche di improvvisare un defilè con la roba vecchia; ti senti oberata di cose da fare? Prendi un’assistente, alla quale regalare una Louis Vuitton nuova di zecca per farla sentire meno assistente; sei sola a capodanno? Sali sulla prima metro alle 23.30 e attraversa il quartiere più malfamato della città con l’ultimo paio di Jimmy Choo ai piedi; San Valentino da single? Prenota nel ristorante più rinomato della città e invita la tua migliore amica a condividere palloncini a forma di cuore e il miglior cake design su piazza.

Niente di più falso.

Insomma, devo ammetterlo, per quanto ammiri profondamente lo sceneggiatore di Sex and the City, che a volte è stato capace di rapirmi contro la mia stessa volontà, la storia delle quattro amiche indivisibili e potenzialmente capaci di tutto è troppo lontana dalla realtà generale (e specifico generale per non leggere i commenti delle quanto mai probabili Carrie approdate per sbaglio in questo articolo!) per poter essere anche solo accostata alla parola “vita”. Bellissimo è pensare che in un mondo parallelo possano esistere davvero quattro donne così, ma non basta. La loro stessa creatrice, Candace Bushnell, ha avvalorato la mia tesi dichiarando: “Carrie era il mio alter ego. Le altre tre protagoniste della serie, Charlotte, Miranda e Samantha, non sono mai esistite: erano un mix di tutte le mie amiche". Inutile quindi ragionare di una scrittrice, all’atto pratico, mai esistita e di tre amiche nate dal surrogato di un’intera comitiva.

La mia unica ribellione sarà racchiusa in questo scritto, nell’attesa di rivedere, gelato alla mano, l’ennesima replica in tv.

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