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La Muraglia Cinese sta scomparendo. 2000 chilometri distrutti dal clima e dal turismo

La Grande Muraglia cinese, simbolo indiscusso dell’impero d’Oriente e grandioso esempio di ingegno umano, sta letteralmente scomparendo: un terzo della grande fortificazione infatti, quasi duemila chilometri, sarebbe “sparito” a causa dell’erosione atmosferica e dell’azione umana. Come preservare per intero una costruzione che si estende per 8500 chilometri e che ogni anno è invasa da milioni di turisti?
A cura di Federica D'Alfonso
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È un dato di fatto: secondo un'indagine del Beijing Times quasi duemila chilometri della Grande Muraglia cinese sarebbero letteralmente "scomparsi". La leggendaria costruzione, vecchia di più di 2000 anni, si sta sgretolando sotto i colpi dell'incuria e degli agenti atmosferici. Un terzo della fortificazione è già scomparso, ed è difficile ipotizzare un intervento di tutela immediato ed efficace, a causa dell'incredibile estensione (per alcuni studiosi ancora incerta) di quasi 8500 chilometri e dell'immenso territorio che andrebbe ogni giorno, costantemente, vigilato. Sì, perché se l'erosione atmosferica è per alcuni versi impossibile da fermare, e si può intervenire soltanto con manutenzioni continue ed accurate, una vigilanza stretta sarebbe invece necessaria per arginare le ondate di turisti che ogni anno invadono la zona e comprano per poco più di 30 yen pezzi di muro come fossero souvenir.

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Mao Zedong diceva che "colui che non ha scalato la Grande Muraglia non è un vero uomo": simbolo indiscusso della magnificenza del'impero cinese, misura del coraggio dell'uomo, scudo contro le minacce esterne, la Muraglia ha resistito per 2000 anni anche ai colpi delle popolazioni mongole che cercavano inutilmente di assaltarla, ma non riesce a difendersi dalle orde di turisti e dall'incuria che l'hanno colpita nell'ultimo secolo. Solo l'8% della Grande Muraglia è ben preservata: è nelle zone periferiche, in quelle meno controllabili, che gli abitanti dei villaggi vicini (il sondaggio indica la provincia di Hebei, a nord della Cina, come quella maggiormente danneggiata) vendono pezzi di muro per tre dollari l'uno ai turisti, nemmeno 30 yen. Cheng Dalin, esperto governativo del patrimonio artistico, ha spiegato:

Ci sono ancora abitanti delle zone di campagna più isolate che strappano i mattoni dal vallo per costruire le loro case e ci sono intere sezioni abbattute per far spazio all’espansione urbana. Poi c’è la mancanza di manutenzione costante, l’erosione dovuta a vento, piogge, fulmini, terremoti, l’eccessivo sfruttamento turistico nelle parti più vicine alle grandi città. Ci sono anche restauri sconsiderati che rimettono a nuovo torri e camminamenti per poterci far affluire orde di visitatori. Ormai, solo l’8 per cento del vallo esistente all’epoca dei Ming è in buono stato.

il muro nella regione di Qinglongxia
il muro nella regione di Qinglongxia

Dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1987, la sua storia è vecchia di ben duemila anni: la costruzione cominciò nel III secolo a.C. per volere dell'imperatore Qin Shi Huang, lo stesso che ci ha lasciato il cosiddetto "Esercito di terracotta di Xi'an" e l'ancora inviolato tumulo sepolcrale. Prima dell'uso dei mattoni, la Grande Muraglia era stata costruita principalmente utilizzando terra battuta, sassi e legno. Fu durante la dinastia Ming che la costruzione si sviluppò per come lo vediamo ora, quando si iniziarono ad utilizzare i mattoni in molte aree della parete, così come piastrelle, calce e pietra. Purtroppo, a partire dal 1957, quando venne aperto per la prima volta il sito di Badaling, il tratto più visitato a circa 80 chilometri a nordovest di Pechino, le mura sono state attaccate dai graffiti e dalle incisioni dei turisti.

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