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Opinioni

L’Italia non è un paese come gli altri: ecco perché la grande coalizione è il male assoluto

Tre motivi per dire no alla grande coalizione, tre motivi per evitare l’ennesimo (inutile ed improduttivo) periodo di transizione, tre motivi per cui “l’Italia non è un paese normale”.
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Lo ha detto abbastanza chiaramente Matteo Renzi durante l'intervista di Floris a Ballarò: "In un paese normale, il giorno dopo le elezioni politiche, ci si sarebbe seduti di fronte ad un tavolo dando vita ad un governo di coalizione". Ovviamente il Sindaco di Firenze non aveva nessuna volontà di indicare la grosse koalition come soluzione migliore ai problemi del paese, tutt'altro. Ma la sua frase ha il merito di fotografare la realtà con nitidezza: in queste condizioni non ha alcun senso parlare di governissimo, grande coalizione o inciuci di diversa natura e denominazione. Per una serie di ragioni, da quella meramente politica a quella di natura, per così dire, ideologica.

Questo non è un Paese come gli altri. Una frase fatta, siamo d'accordo. Eppure permangono diversi elementi che indicano la distanza fra la politica italiana e le altre esperienze europee, ad esempio. Basti solo considerare quello che è stato ed è il rapporto fra centrodestra e centrosinistra, come si è strutturato negli anni e ciò ha prodotto negli ultimi venti anni. Due schieramenti non solo incapaci di dialogare in maniera proficua (la parentesi tecnica è quanto di più paradossale si potesse immaginare), ma nemmeno di affrontarsi "nel merito" delle risposte alla crisi, delle idee di Paese, delle ricette economiche. Da una parte chi non è riuscito per incapacità o volontà a sanare alcune crepe evidenti (conflitto di interessi, trasparenza, moralità pubblica), dall'altra chi si è ridotto a procedere per slogan, finendo ad esempio per aumentare spesa e tasse, facendo l'esatto contrario di quanto fosse lecito aspettarsi da una forza conservatrice e liberista. Due schieramenti che si sono limitati ad una specie di consociativismo da Seconda Repubblica (addirittura peggiorato dall'assenza di "rispetto" reciproco), fino a fare i conti con l'implosione del consenso che ha nei fatti agito da spartiacque tra due "ere" distinte. In sostanza, due schieramenti che non possono coesistere, perché non ha senso anteporre "ora" l'interesse del Paese, dopo anni di inutili litigi nei talk show, anni di campagna elettorale continua (combattuta a colpi di slogan e insulti) e nel pieno dell'espansione di una forza che opta per il rifiuto tout court della politica tradizionale.

Non sarà l'ammucchiata a cancellare il Porcellum. È abbastanza chiaro che non c'è alcuna possibilità che un governo Pd – Pdl riesca laddove hanno fallito maggioranze più omogenee ed in contesti politici meno "traumatici". Troppa la distanza tra gli orientamenti e le convenienze delle tue parti, troppo scarsa la legittimità di cui godono i due partiti, troppo influente il "pregresso" (responsabilità, intoppi, fallimenti) per immaginare una seria discussione nel merito degli aspetti della legge. Anche perché, ma questo meglio dirlo a bassa voce, non è a causa della legge elettorale che non vi è una maggioranza in entrambe le Camere, ma a causa della frammentazione del consenso nel Paese. E, non ci vuole molto a capirlo, non è auspicabile una legge che regali maggioranze ampie a chi non ha nemmeno il supporto di un italiano su 3.

Cambiare la politica, cambiare i partiti, cambiare il Paese. Come colmare la frattura fra politica e cittadini? Riproponendo un inciucissimo che garantisca solo la sopravvivenza dei partiti in attesa di tempi migliori. Come venire incontro alla richiesta di democrazia diretta e partecipazione ai processi decisionali? Con una legge sui partiti, fatta dai partiti tradizionali, sul modello della partitocrazia tradizionale e venendo incontro agli interessi della partitocrazia tradizionale. Come ridare dignità alla politica, restituendole il rispetto che merita? Con un accordo fra quelle forze politiche che negli anni hanno governato senza regalare che brodini riscaldati sul versante della trasparenza e dell'adeguatezza dei costi di partiti e istituzioni. Insomma, se Pd – Pdl (abbiamo tenuto fuori i centristi, che oggettivamente al momento hanno pochissimo peso politico) cercano un modo per mettere definitivamente la parola fine alla Repubblica dei partiti, il governissimo può essere la soluzione ottimale.

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A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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