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26 Febbraio 2025
16:57

Paola Barale e la clonazione della sua Chihuahua: il servizio de Le Iene ci mostra perché non farlo

Personaggi famosi come Paris Hilton o Barbra Streisand hanno speso come minimo 50 mila dollari per clonare i loro cani defunti. Gaston Zama insieme a Paola Barale in un servizio de Le Iene hanno mostrato come quest'ultima avrebbe potuto clonare la sua cagnetta, Rosita, in una clinica di Dallas.

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In un servizio andato in onda il 25 febbraio, Le Iene hanno affrontato un tema controverso con l'aiuto di due inviati particolari: Paola Barale e la sua Chihuahua Rosita. Insieme a Gaston Zama, la showgirl si è recata in una delle cliniche più note in Usa in cui si effettuano clonazioni di animali domestici per far conoscere e comprendere alle persone come avviene il procedimento. 

Sono sempre di più, infatti, coloro che scelgono di clonare il cane o il gatto con cui hanno condiviso la vita fin quando la morte non ha portato alla separazione definitiva. Complici soprattutto del fatto che diversi personaggi noti lo hanno fatto, alcun sono caduti nella tentazione di imitarli e di arrivare a spendere fino a 50 mila dollari per avere un animale esteticamente uguale al ‘caro estinto'.

Già solo per i costi esorbitanti è bene dire che non sono tante le persone che hanno seguito questa strada ma la questione è che un giorno – con l'avanzamento sempre più rapido di nuove tecniche di manipolazione genetica – la spesa potrebbe diventare più ‘popolare' e indurre molti altri a volerlo fare.

Zama, Barale e la Chihuahua Rosita sono andati a Dallas, in una struttura di cui hanno usufruito personaggi come Paris Hilton, Barbra Streisand e anche l'attuale presidente dell'Argentina Javier Gerardo Milei per clonare i loro cani. In realtà di laboratori di genetica che si occupano di questo, proprio per l'aumento delle richieste, ne stanno sorgendo sempre di più e anche in Europa, recentemente, è stata aperta una clinica in Spagna, a Marbella, dove clonare un animale domestico costa 55 mila euro.

"Facciamo rivivere il tuo cane": in cosa consiste la promessa

L'idea che viene trasferita alle persone che soffrono all'idea di perdere il compagno a quattro zampe si concentra tutta in una frase che dice la dottoressa che accoglie Paola Barale mentre spiega il funzionamento del processo di clonazione: "Qui facciamo rivivere il loro cane". La genetista si riferisce a ciò che promettono e che viene così percepito dalle persone che portano l'animale per un primo prelievo di cellule di DNA che costa 1600 euro. Questo intervento preliminare è necessario a prescindere se poi si decida di proseguire subito il processo di clonazione: il tessuto viene infatti congelato per quando poi eventualmente la persona sceglierà di procedere.

Gli step successivi, giusto per dare una rapida idea di come avviene da un punto di vista scientifico la clonazione, sono:

  1. Prelevare un embrione neutro (ovvero privo di DNA) da una qualsiasi cagna (e per tanto la razza non ha alcun ruolo nello sviluppo poi del nuovo individuo).
  2. Ibridare l'embrione con le cellule ottenute dal prelievo fatto al cane (lo si può fare anche su un animale già morto se congelato).
  3. Impiantare l'embrione nell'utero di un'altra cagna (praticamente il processo della maternità surrogata).

In tutto questo non vi è dunque la necessità dello sperma maschile e il DNA del nuovo individuo, perché tale è sebbene si rischi sempre di pensare che stiamo parlando di un cane ‘identico al precedente', sarà in questo uguale a quello da cui è stato generato il clone.

Accettare la perdita: un dibattito etico anche per gli animali

Uscendo dalla parte prettamente tecnico-scientifica dell'argomento, il tema solleva un dibattito che è effettivamente etico ma che prima di tutto, al di là di considerazioni sulla correttezza o meno di fare una cosa del genere, ci deve far riflettere sul senso della parola ‘unicità‘. Come spiega anche la dottoressa che ha accolto Zama e Barale, infatti, non vi sono prove scientifiche che i cani o i gatti clonati abbiano lo stesso carattere dei soggetti da cui sono stati ‘duplicati'. In modo del tutto empirico, ovvero basandosi sulle testimonianze di chi l'ha fatto, la dottoressa nel servizio dice solo che diversi clienti hanno riferito che i cloni avevano poi le stesse preferenze degli animali defunti.

Ecco, questo è un punto nodale della questione che dovrebbe mettere le persone realmente di fronte a una domanda: voglio davvero fingere che il mio così unico amico poi possa ‘rinascere' attraverso la creazione di un animale che gli somiglia fisicamente ma che non è lui? Insomma, la questione sembra molto legata all'estrema difficoltà di accettare che la vita finisce, semplicemente. E che per quanto ne sappiamo siamo gli unici animali sul Pianeta a non accettarlo al punto tale da dover creare noi dei facsimili di chi non sappiamo lasciare andare dentro di noi.

A un certo punto del servizio Gaston Zama su questa scia di pensiero, probabilmente, si introduce nella chiacchierata tra Paola Barale e la genetista e fa una ‘battuta' che contiene in realtà una grande verità e un grande rischio: "Qualcuno vi ha mai chiesto di clonare la moglie o il marito?". La risposta è un secco sì, con la dovuta e ovvia precisazione che non lo fanno in quella clinica ma anche che è vietato ovunque nel mondo, aggiungiamo noi.

Vedere alla fine del servizio Paola Barale riflettere proprio sul rischio della deriva a cui si può arrivare da parte di noi esseri umani fa ulteriormente riflettere. Ma noi ci teniamo a sollevare anche un altro punto: invitare chi pensa di spendere fino a 50 mila euro per duplicare il proprio animale a donarli a canili e rifugi. Si tratta di molti soldi che consentirebbero vite che davvero potrebbero essere definite almeno dignitose a individui condannati a non trovare una famiglia se non si inizia davvero a fare una sana e lungimirante campagna pubblica, a carico delle Istituzioni, per favorire percorsi di adozione consapevole.

Un ultimo pensiero ancora va a Paola Barale. L'incontro tra lei e Rosita è da ricordare e da mettere in evidenza come esempio di uno dei migliori modi per compiere un'adozione responsabile e dimostrare che esistono moltissimi cani di razza che sono abbandonati nei canili di tutt'Italia. Barale si è recata personalmente a Bari, lo scorso febbraio, per andare a prendere di persona la cagnetta per concludere l’iter adottivo che aveva correttamente seguito  dopo l’appello lanciato dall’associazione “Adottalo per sempre” di Gioia del Colle. Al posto di fornirsi di una staffetta, come fanno molte persone, ha preferito conoscere Rosita personalmente e con lei fare il viaggio di ritorno in quella che poi è diventata la loro casa a Milano.

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