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Ofelia, morta in canile perché le adozioni internazionali sono bloccate. Ora Creed rischia la stessa sorte: cosa sta succedendo in Italia e perché

Ofelia era arrivata in canile quando aveva pochi mesi e lì è morta, nonostante avesse la possibilità di essere adottata da una famiglia in Germania. La burocrazia ha decretato la sua triste fine e ciò accade perché le strutture stanno avendo problemi con l'applicazione di un regolamento europeo per la movimentazione degli animali da una Nazione all'altra. Un appello delle associazioni al Ministero della Salute e ad altri enti pubblici mette in luce il rischio che centinaia di altri cani possano non arrivare nelle case di chi li sta aspettando.

27 Febbraio 2025
11:20
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Ofelia aveva un futuro davanti a sé, finalmente: dopo anni di canile per lei, cagna di taglia gigante, si prospettava la vita in una famiglia in Germania che aveva scoperto la sua storia e voleva adottarla. Le cose non sono andate così perché questa cagna: è morta prima di raggiungere la sua nuova casa, non è potuta partire a causa dell'entrata in vigore di un regolamento europeo (del 2016) che prevede norme più stringenti per il trasferimento degli animali da compagnia dall'Italia all'estero.

Il problema di per sé non è però quanto stabilito nelle nuove norme ma come la burocrazia italiana in buona sostanza ha bloccato i trasferimenti. E' quanto denuncia, in particolare, l'associazione Alfa che, sostenuta da Save The Dogs and Other Animals e altre associazioni, ha fatto un appello al Ministero della Salute e ad altre istituzioni perché la situazione si sblocchi.

La storia della cagnolona Ofelia, vittima della burocrazia

"Ofelia era stata abbandonata quando aveva poco più di un anno e tutta la sua esistenza l’ha trascorsa in un canile privato convenzionato nella provincia di Roma nel quale noi svolgiamo volontariato e dove ci rechiamo ogni settimana per fare foto, valutazioni comportamentali, video e tutto ciò che è necessario per realizzare appelli di adozione che divulghiamo con ogni mezzo possibile per dare a questi animali una seconda possibilità di essere amati e liberi, tramite l’adozione".
Abbiamo conosciuto Ofelia durante le nostre attività di volontariato, racconta a Kodami Laura Clementoni, responsabile dei rapporti istituzionali dell’associazione Alfa che ha sollevato il caso.

A settembre Alfa aveva ricevuto la prima e unica richiesta di adozione per Ofelia: "Un’adozione straordinaria da parte di una coppia che vive a Baden-Württemberg, una regione della Germania, che aveva scelto di salvare proprio lei e che aveva passato tutti gli step di pre affido necessari all’adozione".

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La gioia di aver ricevuto la giusta richiesta si infrange di fronte alla burocrazia: "Abbiamo ricevuto l'autorizzazione del Comune, visto che tutti gli animali vaganti e presenti nei canili pubblici/privati convenzionati sono di proprietà e responsabilità del Sindaco, tuttavia non abbiamo potuto portare subito Ofelia tra le braccia della sua alla famiglia, poiché il canile da cui sarebbe dovuta partire non aveva ancora ottenuto il riconoscimento necessario per movimentare gli animali verso altri Paesi dell’UE".

Le mille lungaggini  hanno portato via fin troppo tempo e Ofelia è morta a dicembre. "Ad oggi – conclude Laura – la struttura dove era ospitata ancora non ha ricevuto il riconoscimento".

Cosa prevede il nuovo regolamento per le adozioni internazionali dall'Italia

Il riconoscimento delle strutture per la movimentazione degli animali tra i paesi dell’UE è un obbligo stabilito dai regolamenti europei (Regolamento 2016/429 e Regolamento Delegato 2019/2035). Questi regolamenti definiscono i requisiti che tutte le strutture devono rispettare per poter movimentare gli animali. I requisiti richiesti dall’UE coincidono in gran parte con quelli che molte Regioni italiane già richiedono ai canili pubblici e privati convenzionati per poter svolgere la loro attività.

"Tuttavia – continua la responsabile dell'associazione Alfa – l’Italia, nel recepire tali regolamenti europei, ha aggiunto ulteriori obblighi come la redazione di un manuale gestionale e delle procedure operative, documentazione che non era mai stata richiesta ai canili prima. La preparazione di questa documentazione, la necessità di presentare l’istanza, l’attesa dei tempi tecnici per la validazione della documentazione e i sopralluoghi da parte delle ASL veterinarie stanno rallentando a tempo indeterminato il processo di riconoscimento delle strutture. Basti pensare che una delle strutture che ha presentato la documentazione nell’ottobre del 2024, al 23 Febbraio del 2025 ancora non ha ricevuto il riconoscimento".

Per far sì che questa situazione cambi Alfa ha dunque dato vita ad un appello rivolto al Ministero della Salute, in particolare, che a giugno 2024 aveva inviato una circolare "ma le istituzioni coinvolte non stanno prendendo provvedimenti né per recuperare il ritardo né per risolvere il problema".

L'appello al Ministero della salute, alle Asl e alle Regioni è stato firmato anche da altre associazioni come WWF sezione UmbriaACL OdVAccademia KronosFondazione Prelz ETSUna Cuccia per Tutti OdVAssociazione Scodinzolo OdV, Amico Mio OdV, Associazione Amore Randagio OdV, L’Oasi di Carla OdV, Stella e i suoi Cuccioli Adozioni OdV, Salva la Zampa ETS e Italian Setter Rescue Onlus.

E' possibile partecipare firmando la petizione online a sostegno dell'iniziativa.

La situazione nei canili italiani

"Se da un lato stiamo notando che molti gestori di canili si stanno attivando per adeguarsi alle nuove normative, poiché non vogliono ostacolare le adozioni degli animali e vengono rallentati da una quantità infinita di burocrazia, dall’altro non dobbiamo dimenticare che i canili sono operatori economici e che guadagnano dalla permanenza di ogni singolo cane – sottolinea Clementoni – Per questo motivo, non tutti i canili stanno cercando di ottenere il riconoscimento, che permetterebbe a molti animali di lasciare la struttura e vivere felicemente in famiglia".

È fondamentale ricordare che le leggi regionali e il legislatore, per evitare che il randagismo diventi un business per i canili, obbligano tutte le strutture, sia pubbliche che private convenzionate di fare il possibile per rendere adottabili il maggior numero di animali, "quindi l’ottenimento del riconoscimento è fondamentale per garantire che questo obbligo venga rispettato – precisa Clementoni – Purtroppo, però, ad oggi, nessuna regione italiana ha previsto l’obbligo esplicito per i canili di richiedere il riconoscimento, lasciando quindi la scelta all’operatore, che potrebbe privilegiare il proprio interesse economico a discapito del benessere animale".

Sa bene quanto questo blocco stia rendendo difficile far trovare una casa a moltissimi cani anche Sara Turetta, presidente e fondatrice di Save The Dogs and Other Animals che da anni si occupa di far adottare cani che vivono in Romania in altri paesi europei. "Ci sono varie associazioni in Italia che collaborano in modo fruttuoso con realtà straniere, in particolare in Germania – spiega Turetta a Kodami – Purtroppo i cambiamenti introdotti nella legislazione europea, con lo scopo di controllare in modo più scrupoloso la movimentazione di cani e gatti tra i paesi membri, hanno bloccato in alcune strutture animali che avevano già una famiglia ad attenderli".

Cosa potrebbe comportare a lungo termine il perdurare di questa situazione? "L'adeguamento alle nuove norme europee dipende dalla volontà dei gestori dei canili – precisa Sara –  ed evidentemente alcuni di essi non hanno nessun interesse a consentire ai volontari un maggior numero di adozioni perché i cani fruttano, grazie alle ‘rette' pagate dai Comuni. E' fondamentale a nostro avviso che si sblocchi tutto, imponendo a tutti i canili che sono in convenzione con i Comuni di adeguarsi alla normativa, diventando ‘centri di raccolta autorizzati, anche prevedendo un periodo di transizione".

Come la storia di Ofelia testimonia, dunque, "il rischio concreto è che migliaia di altri cani moriranno dietro alle sbarre".

Creed, un cane che rischia di avere la stessa sorte di Ofelia

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Ci sono tantissimi cani come Ofelia che da mesi aspettano di poter lasciare i box del canile e raggiungere le loro famiglie, che purtroppo non risiedono in Italia. "Solo la nostra Associazione ha 203 cani che attendono da tempo che la burocrazia faccia il suo corso – racconta Clementoni – Tra loro ci sono cani anziani, cuccioli che sono diventati cuccioloni e cani adulti. Sembrano solo numeri, ma dietro questi numeri ci sono esseri senzienti, bisognosi di amore e attenzione, anime che vivono una reclusione ingiusta".

Tra questi cani c'è Creed, nato nel 2019 e arrivato in canile nel 2021. E' un meticcio che da 4 anni trascorre ogni giorno rinchiuso in un box, insieme ad altri 500 cani prigionieri come lui. "Creed è timido e ha bisogno di attenzioni ma quelle poche ore che possiamo dedicargli sono solo due volte a settimana, quando i nostri volontari entrano nel canile in cui si trova per cercare di dargli un po’ di conforto. Ma il tempo è sempre troppo poco, e la sua sofferenza continua".

Finalmente, dopo anni di attesa, Creed ha ricevuto una richiesta di adozione. Sabrina, un'adottante dell'associazione Alfa che ha dato una casa già a due cani, ha deciso di prenderlo con sé ma non vive in Italia e sta aspettando da mesi che la burocrazia possa sbloccare la situazione e permetterle di abbracciare finalmente il suo nuovo amico.

Qualche giorno fa, Sabrina ha inviato all'associazione una mail: "Cara ALFA, da voi ho già adottato due cani. Ora sto aspettando Creed da mesi. Spero vivamente di poterlo avere tra le mie braccia quanto prima. Per favore non arrendetevi! Affinché nessun altro cane abbia il futuro di Ofelia".

Cosa chiedono le associazioni

"Al Ministero della Salute e alle Regioni chiediamo tra le altre cose di inviare delle circolari alle ASL veterinarie con indicazioni precise affinché tutti gli strumenti previsti dalla normativa europea siano applicati in modo completo e non parziale – conclude Laura Clementoni – In questo modo, gli animali che hanno già una famiglia pronta ad accoglierli potrebbero finalmente essere adottati e lasciare il canile, mettendo fine alla loro terribile esperienza. Contestualmente, i canili avrebbero il tempo necessario per completare l’adeguamento ai requisiti richiesti dall’Italia, per redigere il manuale gestionale e le procedure operative e le ASL veterinarie potrebbero completare i sopralluoghi e rilasciare il riconoscimento definitivo".

A tutela dell’adottabilità degli animali poi nell'appello alle istituzioni si ritiene necessario che "le Regioni introducano l’obbligo di riconoscimento per tutte le strutture che ospitano animali pubblici e che per le strutture che non si di adegueranno secondo i termini di legge – e che quindi non possano garantire la massima adottabilità degli animali – sia prevista la revoca delle autorizzazioni sanitarie necessarie per la custodia, mantenimento e cura degli animali di pubblici".

Le fake news sulle adozioni internazionali: cani mandati in Germania per la vivisezione

Sin dagli anni 90 gira tra animalisti e volontari una storia sempre uguale: i randagi italiani vengono mandati in Germania perché richiesti da laboratori in cui si pratica la vivisezione. Una voce mai verificata che però continua a girare anche oggi, spesso alimentando dubbi e preconcetti sulle adozioni internazionali. Su questo punto Laura Clementi non transige: "Disinformazione e fake news rischiano di compromettere l’operato di chi, come noi, si impegna per garantire adozioni consapevoli e trasparenti, e rischia di bloccare concretamente le adozioni per tanti cani che invece di essere accolti in famiglia restano dietro le sbarre, nei canili, senza altre richieste di adozione".

Il percorso di selezione delle famiglie della sua associazione, come di molte altre che lavorano seriamente prevedendo percorsi di adozione responsabile avviene così: "Sia per le richieste italiane che per quelle provenienti da altri paesi dell'UE, prima di procedere con l'adozione viene attivato un iter pre-affido. Questo processo prevede una fase di conoscenza e verifica delle persone che desiderano adottare, che avviene tramite questionari, colloqui telefonici e controlli pre-affido nella casa dove verrà accolto il cane. Solo dopo aver completato questa fase con successo, organizziamo la staffetta per far arrivare il cane tra le braccia della sua nuova famiglia, proprio come avviene per le adozioni dal sud verso il nord Italia. L’obiettivo è garantire il benessere dell’animale e che ogni adozione sia sicura e consapevole, sia in Italia sia in altri paesi dell'UE".

C'è poi un aspetto che prescinde dalla discrezionalità della selezione che fanno educatori e volontari nella capacità di stabilire quale sia il ‘match' giusto tra cane e futura famiglia: "La tracciabilità dei cani adottati da famiglie non residenti in Italia è inoltre garantita dal sistema dei TRACES, strumento informatico che consente ai servizi veterinari di partenza del cane di comunicare con quelli di arrivo tutti i dati dell’animale che sarà così tracciato e controllato dalle autorità pubbliche di destinazione. Inoltre, come sempre accade, rimaniamo in contatto con le famiglie anche dopo l’affido, per ricevere novità, informazioni e foto sull’adottato nel corso degli anni".

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