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26 Marzo 2025
19:09

Nati 14 cuccioli di orso marsicano. Lo zoologo Ciucci: “Importato il metodo di Yellowstone per monitorarli”

Nell'ambito del monitoraggio condotto dal Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise sono stati avvistati 10 nuovi cuccioli di orso. I dati confermano che la popolazione resta fragile, ma l’espansione dell’areale delle femmine con i piccoli dà speranza per il futuro. Raggiunto da Fanpage.it il professore Paolo Ciucci, che ha messo a punto la metodologia di monitoraggio, invita a estendere i rilevamenti: "La mortalità dei cuccioli è di circa il 50% a un anno di età, si tratta di un fenomeno comune tra gli orsi, ma dobbiamo capire perché avviene tra i marsicani"

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Intervista a Prof. Paolo Ciucci
Zoologo, docente dell'Università La Sapienza di Roma
Immagine
Foto di Andrea Amici

5 unità riproduttive e 10 nuovi nati di orso bruno marsicano nel Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, a cui si aggiungono i 4 cuccioli nati fuori Parco. È il risultato del monitoraggio delle femmine con i cuccioli condotto dall'Ente Parco che si occupa di salvaguardare l'orso più raro del mondo.

Ad oggi ci sono tra i 50 e i 60 orsi marsicani (Ursus arctos marsicanus), popolazione geneticamente differenziata dall'orso bruno europeo diffuso in Italia e nel resto del continente. In ragione della sua unicità, ogni nuovo nato è fondamentale per dare un futuro alla popolazione. Per questo il Parco si occupa di rilevare la presenza dei cuccioli nati in tana durante i mesi dell'ibernazione. Se è possibile effettuare questa operazione è grazie allo zoologo Paolo Ciucci, docente dell'Università La Sapienza di Roma che nel 2004 ha messo a punto la tecnica di monitoraggio in uso ancora oggi. Raggiunto da Fanpage.it spiega: "Per realizzarla abbiamo parlato con i nostri colleghi che lavorano allo Yellowstone National Park, negli Stati Uniti. I dati di quest'anno mostrano che la popolazione numericamente è molto ridotta, ma anche che c'è una performance positiva. Ora serve accertare le cause di mortalità tra i cuccioli".

Tra i dati più interessanti emersi dal monitoraggio di quest'anno c'è la forte presenza di cuccioli fuori dai confini del Parco: due coppie di gemelli nati da altrettante femmine. Cosa vuol dire per la sopravvivenza della popolazione?

Le due femmine riproduttive confermate nella riserva del Genzana e nella Maiella indicano che probabilmente è in atto un lento ma progressivo processo di espansione dell'areale dell'orso marsicano. Il problema degli ultimi 40 anni è legato proprio alla presenza di femmine riproduttive solo nell'area centrale, quella compresa nei confini del Parco. Il futuro di questa popolazione però è nell'espansione e in questo giocano un ruolo fondamentale proprio le femmine.

Perché monitorare le femmine con i cuccioli dà informazioni sull'espansione dell'intera popolazione?

Le femmine sono filopatriche, significa che le giovani rimangono per molto tempo nell'ombra della madre e se ne discostano in tempi molto lunghi. Da qui deriva che i processi espansivi del segmento femminile della popolazione avvengono in tempi decisamente dilatati, e questo influisce sull'espansione areale complessivo. Probabilmente però quello che stiamo osservando è un buon segnale perché sono già ormai almeno 5 o 6 anni che ci sono femmine con piccoli al di fuori del Parco. Ora bisogna capire se si tratta di fenomeni occasionali oppure è una tendenza che si consoliderà di anno in anno.

Cosa dicono i dati di questo monitoraggio circa lo stato di salute della popolazione di orso marsicano?

I numeri sono complessivamente sono molto ridotti, si parla di 50-60 individui, di conseguenza non ci si può aspettare la presenza di 20-30 femmine riproduttive. In più, queste hanno dei tempi di pausa tra una cucciolata e l'altra di circa 4 anni. Alla luce di questi dati c'è una buona resa rapportata alla dimensione della popolazione. Inoltre, sono state registrate cucciolate doppie: questa presenza di gemelli indica che le femmine sono in buono stato nutrizionale, altrimenti ci sarebbe un solo cucciolo per unità. Il monitoraggio conferma quello che avevamo già rilevato: la popolazione numericamente è molto ridotta, ma ha una performance positiva.

Non tutti i cuccioli però riescono ad arrivare all'età adulta.

È vero, c'è una mortalità dei cuccioli di circa il 50% a un anno di età. In termini concreti vuol dire che di questi 9 avvistati, su 10 contati, in base alle nostre stime 4 non riusciranno a passare l'inverno e arrivare a marzo 2026. È un fenomeno consueto nelle popolazioni di orso, però laddove si parla dell'orso marsicano, oggetto di una particolare protezione e portatore di un elevato valore in termini di conservazione, questi numeri devono essere approfonditi. Non si capisce ancora, dati alla mano, i motivi di questa elevata mortalità.

Cosa si può fare per indagare meglio il fenomeno della mortalità dei piccoli?

Laddove abbiamo le femmine con i cuccioli bisognerebbe prolungare il monitoraggio per capire effettivamente fino a quanto tempo sopravvivono, e anche fino a quanto rimangono con la madre. L'obiettivo dev'essere quello di corroborare con dati scientifici questa osservazione, perché ci stiamo giocando il futuro dell'espansione di questa popolazione unica.

Nel 2004 il suo team dell'Università La Sapienza di Roma ha elaborato il sistema di monitoraggio ancora oggi usato dall'Ente Parco. Come è nata questa necessità?

Abbiamo stabilito una serie di criteri spazio-temporali che aumentano l'attendibilità della conta, quindi abbiamo sviluppato un protocollo che grazie all'ausilio di un gran numero di volontari e operatori forestali – anche più di 70 persone – realizzano una conta minima. Significa che ci potrebbe essere qualche femmina sfuggita al conteggio ma si tratta di una o due al massimo. Il dato è particolarmente attendibile anche perché viene utilizzato sempre lo stesso criterio ogni anno, quindi i numeri sono confrontabili tra loro. L'Ente Parco invece ha preso in carico il protocollo di monitoraggio delle unità familiari dal 2015 e lo porta avanti autonomamente, un ottimo esempio di collaborazione funzionale tra enti di ricerca ed enti parco. Inoltre, ha consolidato negli anni una rete di esperti, tecnici e personale dedicato che costituiscono una rete di osservatori che ogni anno si impegnano nelle conte i cui risultati sono resi pubblici nel rapporto orso marsicano diffuso ogni anno.

Quando abbiamo iniziato la nostra ricerca nel Parco d'Abruzzo alla fine 2004 c'era un po' di pessimismo, alcuni pensavano che gli animali non si stessero riproducendo più perché si vedeva una femmina con i piccoli solo di tanto in tanto.

In più, l'orso bruno sulle Alpi italiane dal 1989 non si riproduceva più, e anche se si tratta di popolazioni diverse la preoccupazione è arrivata fino all'Appennino. Quindi ci siamo impegnati per ottenere risultati che fossero attendibili e un protocollo che ancora sopravvive. Abbiamo fatto bene perché i numeri ci hanno raccontato una storia differente da quella ipotizzata.

Foto gentilmente concessa da Andrea Amici

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