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27 Febbraio 2025
8:15

Lupa avvelenata in Appennino: “Taglia di 4 mila euro per scoprire chi l’ha uccisa”

Una lupa è stata avvelenata sull'Appennino, nell'area della provincia di Modena dove sorge il Cras Il Pettirosso. Proprio il fondatore del Centro ha offerto una taglia di 4 mila euro a favore di chi fornirà indicazioni utili a individuare il responsabile di questo atto: "Ho sperato che non succedesse mai qui a casa nostra, ma l'ignoranza e la vigliaccheria non hanno patria".

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Immagine a scopo esemplificativo

Una lupa è stata avvelenata sull'Appennino, nell'area della provincia di Modena dove sorge il Cras Il Pettirosso, uno dei più noti rifugi per animali selvatici. Il suo responsabile e fondatore Piero Milani ha fatto sapere di voler offrire una vera e propria taglia di 4 mila euro a favore di chi "fornirà alle autorità competenti indicazioni determinanti e utili a individuare e denunciare chi si è reso responsabile di questo atto".

La cifra sarà messa a disposizione da Il Pettirosso insieme all'associazione Salviamo gli orsi della luna. La motivazione riferita da Milani è semplice: "Ho sperato che qui in provincia di Modena non succedesse mai, invece è successo proprio qui, a casa nostra".

Cosa è successo alla lupa avvelenata: "Ignoranza e vigliaccheria"

La lupa è stata trovata a metà febbraio senza vita a bordo strada nel Comune di Prignano, sull'Appennino modenese. All'inizio è stato ipotizzato l'investimento stradale come causa della morte, ma successive analisi hanno confermato l'avvelenamento.

"Lo splendido esemplare ha ingerito qualcosa che non doveva ingerire con elevate dosi di veleno – ha detto Milani – Fino ad ora mi sono interessato alla lotta di questa vigliacca pratica in altre regioni, ma l'ignoranza e la vigliaccheria non hanno patria".

Il lupo è un animale selvatico e protetto, e in quanto tale non può essere catturato né ucciso, tuttavia è difficile risalire all'identità di chi commette simili reati. Proprio per agevolare le indagini delle autorità competenti gli attivisti hanno deciso di mettere a disposizione una cifra, utile sia ad accendere i riflettori sulla vicenda che a rompere il muro di omertà che circonda la pratica degli avvelenamenti. L'avvelenamento di animali selvatici infatti è un fenomeno diffuso in Italia, molto più di quando comunemente si creda.

Gli avvelenamenti di animali selvatici in Appennino

A seguito dell'aumento della popolazione avvenuto negli ultimi decenni, i lupi sono tornati nel mirino di molti allevatori e agricoltori che percepiscono questi grandi carnivori come una minaccia al proprio lavoro. I lupi sono considerati dei rivali pericolosi che possono predare gli animali al pascolo oppure scoraggiare i turisti delle aziende agricole. Si tratta di una rivalità antica che ha rischiato di fare scomparire del tutto il lupo dalla Penisola.

Fino agli anni 60 del 900 era diffusa la figura del luparo, specializzato nella caccia al lupo, una pratica all'epoca del tutto legale che aveva ridotto la popolazione a poche decine di individui. Negli anni 70, con l'introduzione di norme nazionali ed europee a tutela della fauna selvatica come la Convenzione di Berna, il lupo è tornato a crescere, complice anche l'aumento delle sue prede naturali come i cinghiali.

Ad oggi, secondo l'ultimo monitoraggio dell'Ispra, in Italia sono presenti circa 3.500 lupi, e la maggior parte si trova in Appennino, con una forbice che va dai 2.100 ai 2.850 individui. L'aumento della popolazione però in molti casi non è stata accompagnata da proporzionali attività informative alla popolazione. Il risultato è una escalation del conflitto uomo-animale e l'intensificarsi del bracconaggio e del fenomeno delle esche avvelenate.

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