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Dopo appena tre anni di tregua, la tortora selvatica torna a essere nel mirino dei fucili in Europa. L'Unione Europea ha infatti deciso di revocare il divieto di caccia che aveva permesso a questa specie di rifiatare e recuperare numericamente, permettendo l'abbattimento di ben 132.000 individui tra Spagna, Francia e Italia. Una decisione che rischia così di vanificare tutti i progressi fatti finora: proprio grazie allo stop alla caccia introdotto in diversi paesi a partire dal 2021, la popolazione dell'Europa occidentale di tortora selvatica aveva registrato un aumento del 25%. I cacciatori europei potranno quindi tornare a sparare e a cacciare uno degli uccelli più a rischio del continente.
Una specie in pericolo in tutta Europa: da anni la tortora rischia l'estinzione

La tortora selvatica (Streptopelia turtur) – da non confondere con la tortora dal collare che vediamo in città – è un uccello migratore che ogni anno compie un lungo viaggio dall'Africa subsahariana verso l'Europa per nidificare. In alcuni paesi come Spagna e Italia, ponti di terra naturale tra Africa e Europa, questo viaggio è diventato una vera e propria condanna: qui la tortora viene cacciata da sempre ed è una delle specie più ambite, una vera e propria tradizione che molti cacciatori considerano parte integrante della propria cultura.
In Europa, tuttavia, la specie è ormai da tempo in rapido declino e rischia seriamente l'estinzione. All'interno della lista Rossa IUCN delle specie minacciate è classificata come "Vulnerabile" a causa della perdita di habitat e, appunto, della caccia indiscriminata. Il divieto imposto nel 2021 aveva quindi permesso alla specie di riprendersi in molte aree dell'Europa occidentale, in particolare lungo la rotta migratoria che passa per Spagna, Francia, Portogallo e nord-ovest dell'Italia.
Una decisione "miope e irresponsabile" per le associazioni ornitologiche
Una prova dello stretto legame tra divieto di caccia e ripresa numerica, sta nel fatto che la situazione molto diversa, invece, lungo la rotta centro-orientale, che attraversa paesi come Austria, Bulgaria, Grecia, Malta, Romania e Cipro. Qui la caccia alla tortora selvatica non è mai stata fermata in modo efficace e, di conseguenza, non c'è stato nessun segnale di ripresa delle popolazioni. Proprio per questo, ornitologi e associazioni sono molto preoccupati per questa marcia indietro imprevista.
Secondo BirdLife, la più importante associazione ornitologica al mondo, i dati raccolti dimostrano che il divieto di caccia ha funzionato. "La tortora selvatica ha fatto la sua parte: lasciata in pace, ha iniziato a riprendersi. Ma i governi non hanno rispettato il loro impegno", ha dichiarato Barbara Herrero, responsabile delle politiche di conservazione per BirdLife Europe. "Invece di rafforzare le misure di protezione, hanno deciso di revocare il divieto. Questa scelta è miope e irresponsabile: sappiamo già dove ci porterà, dritti di nuovo sull'orlo dell'estinzione".
Esulta il mondo venatorio: per i cacciatori la tortora è una tradizione culinaria

Dall'altra parte, le associazioni venatorie esultano. Per Massimo Buconi, presidente di Federcaccia, la riapertura della della caccia è una questione di tradizione: "La caccia alla tortora è da sempre legata alla cucina e alle celebrazioni locali. In Veneto, per esempio, l'inizio della stagione venatoria viene vissuto come l'inizio del campionato di calcio", ha detto Buconi al Guardian. Da sempre, infatti, la tortora selvatica nel nostro paese è al centro di forti battaglie legali tra associazioni e mondo venatorio, che non vuole proprio rinunciare a questa specie.
Anche in Spagna e in Penisola Iberica – l'altra porta principale verso l'Europa dall'Africa – la specie è molto ambita dai cacciatori per il suo valore sociale e culturale. Qui si potranno abbattere oltre 100.000 individui, numeri che potrebbero compromettere non solo le popolazioni riproduttive spagnole, ma anche quelle che transitano da questi paesi per nidificare in altri territori e regioni del continente Europeo.
Un futuro ancora incerto

La controversa decisione della Commissione Europea si basa proprio sul fatto che la popolazione occidentale ha mostrato un aumento numerico significativo per almeno due anni consecutivi. Inoltre, si sostiene che esistano regolamenti e sistemi di controllo adeguati per garantire una caccia "sostenibile", fissando il limite di abbattimento all'1,5% della popolazione. Ma le associazioni ornitologiche ambientaliste sono scettiche. "Monitoreremo attentamente gli effetti di questa decisione", si legge nei verbali della riunione della Commissione.
Secondo ornitologi e ambientalisti, è evidente che la caccia è stata uno dei principali fattori del declino di questa specie in Europa. Riaprirla proprio quando la popolazione iniziava a riprendersi rischia di compromettere tutti i progressi fatti. Il futuro della tortora selvatica in Europa rimane quindi ancora incerto, tra interessi politici, tradizioni venatorie e la necessità di tutelare una specie che, senza protezione e misure di conservazione adeguate, potrebbe presto scomparire dalle nostre campagne.