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4 Aprile 2025
14:26

Le microplastiche sono arrivate anche nella placenta e nel feto dei gatti

Le microplastiche sono ormai presenti ovunque, anche nelle placente e nei feti di gatti. Questi contaminanti possono interferire con il sistema endocrino e creare problemi al sistema immunitario. È il risultato del nuovo studio dei ricercatori dell'Università di Ferrara.

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Le microplastiche sono minuscoli frammenti di plastica, con dimensioni inferiori a 5 millimetri, derivanti dalla degradazione di rifiuti in plastica. Queste particelle sono ormai onnipresenti nell'ambiente tanto da contaminare anche suolo, acqua e persino gli organismi viventi.

La pervasività di questa contaminazione non risparmia neanche noi stessi e gli animali più vicini a noi. Secondo un recente studio dell'Università di Parma e pubblicato su Plos One, le microplastiche possono accumularsi nelle placente e nei feti dei gatti sin dalla fase iniziale della gravidanza, pregiudicando la salute dei futuri nascituri.

Cosa ha trovato lo studio sulle gatte gravide: "Microplastiche rischio per la salute umana e animale"

Lo studio, a prima firma della ricercatrice Ilaria Ferraboschi, ha rilevato che le microplastiche si accumulano nelle placente feline anche nella fase iniziale della gravidanza. Inoltre, la presenza di microparicelle è stata rilevata anche nei feti, suggerendo che possono attraversare la barriera placentare.

La placenta svolge un ruolo fondamentale nel trasporto dei nutrienti e nella regolazione della risposta immunitaria del nascituro. Da tempo è stato dimostrato che le microplastiche possono causare effetti negativi sulla gravidanza influenzando negativamente proprio l'equilibrio immunitario.

"Questi risultati dovrebbero fungere da campanello d'allarme per i decisori politici e le industrie affinché diano priorità a strategie volte a mitigare l'inquinamento da plastica per proteggere sia i sistemi ambientali che biologici. In conclusione, le microplastiche rappresentano un rischio per la salute umana e animale e sono ora entrate nella catena alimentare", ricordano dal team di ricerca.

Per ottenere questi risultati, i ricercatori hanno valutato 8 gatte gravide. Tutte vivevano libere prima dello studio e sono giunte all'Ospedale Veterinario dell'Università di Parma per il programma di controllo della popolazione della Regione Emilia-Romagna. "Nel nostro studio – rilevano i ricercatori – gli animali vivevano liberi in natura e avevano una dieta in parte commerciale e in parte naturale. Ciò dimostra come l'assunzione di microplastiche possa derivare direttamente dalla dieta commerciale e dalla cattura delle prede".

Al termine delle rilevazioni è emerso che 4 di loro erano contaminate, con un totale di 19 microplastiche rilevate sia nei campioni fetali che in quelli placentari. Per la rilevazione è stato utilizzato un approccio plastic-free sia per la raccolta che per la manipolazione dei campioni.

"L'elevata produzione e consumo di materie plastiche è un problema serio e pratico. Le microplastiche sono diffuse in tutti gli ecosistemi globali, sono in grado di contaminare l'acqua e gli animali e possono essere rilevate negli organi interni del corpo umano. La contaminazione da microplastiche negli alimenti può essere il risultato di particelle sospese nell'aria o di attrezzature utilizzate nei processi di produzione o confezionamento degli alimenti", si legge nello studio.

I rischi della contaminazione da microplastiche

Stiamo vivendo nell'età della plastica: nel corso del XX secolo la produzione di plastica ha raggiunto oltre 320 milioni di tonnellate all'anno e più del 40% dei rifiuti di plastica viene utilizzato in imballaggi monouso. Questi rifiuti finiscono per inquinare l'ambiente, e a seguito dell'impatto degli agenti atmosferici si degradano in frammenti sempre più piccoli: le microplastiche.

Nei mammiferi, l'accumulo avviene principalmente attraverso l'ingestione di cibo e acqua contaminati, e anche con l'inalazione di particelle sospese nell’aria. Una volta entrate nell'organismo, le microplastiche possono attraversare le barriere biologiche e depositarsi nei tessuti, compresi polmoni, fegato, milza, reni, fino a raggiungere il feto in caso di gravidanza.

Le implicazioni di questa contaminazione sulla salute dei mammiferi sono ancora oggetto di ricerca, ma si ipotizza che l'accumulo di microplastiche possa interferire con il sistema endocrino, alterare le funzioni cellulari e causare infiammazioni. Inoltre, le microplastiche possono veicolare sostanze chimiche tossiche, aumentando il rischio di effetti nocivi.

Uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Toxicological Sciences, ha rilevato la presenza di residui di plastica nei testicoli umani e canini tali da poter causare infertilità. In particolare, in quelli canini il polimero più pericoloso trovato è stato il PVC, utilizzato negli impianti idraulici industriali e domestici.

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