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Per molti anni lo sguardo di Ely non ha raccontato altro che una storia fatta di solitudine, sfruttamento e sofferenza. Ely è infatti un'elefantessa africana con un'età stimata tra i 43 e i 45 anni che ha vissuto per gran parte della sua vita in un circo, prima di essere trasferita nel 2012 allo zoo di San Juan de Aragón, a Città del Messico. Ma se il passaggio da un tendone itinerante a un recinto più tranquillo avrebbe dovuto rappresentare per lei un miglioramento, reclusione e sofferenza sono comunque rimaste una costante nella sua vita e il caso di Ely ha riacceso il dibattito sulla detenzione e il benessere degli animali selvatici in cattività.
Ely, un simbolo della lotta per il benessere animale
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In Messico, Ely è diventata negli anni un vero e proprio simbolo per chi lotta per i diritti degli animali. Soprattuto dal 2016, quando è morta l'elefantessa Maggie che viveva con lei, attivisti e associazioni chiedono un miglioramento delle sue condizioni di vita e un maggior impegno da parte dello zoo e delle istituzioni. Una petizione online indirizzata ai funzionari del governo ha raggiunto oltre 245.000 firme e dopo anni di pressioni la Corte Suprema ha finalmente stabilito che le sue condizioni vanno migliorate: non era mai successo prima.
Sotto l'incessante attenzione pubblica, lo zoo aveva in realtà già provato a migliore e a rendere più accogliente il suo recinto, ingrandendolo e introducendo altri due nuovi elefanti nel 2023 e nel 2024 per tentare di offrirle conforto e compagnia. Secondo la direttrice del parco, la veterinaria Gabriela Uribe Acosta, Ely ha anche mostrato alcuni segni di miglioramento: si muove di più e ha iniziato a vocalizzare più spesso, sintomi sicuramente incoraggianti. Tuttavia, per molti attivisti, questo non basta.
È possibile garantire il benessere di un elefante in cattività?
Nonostante gli sforzi da parte dello zoo, Ely continua a essere vista come "l'elefante più triste del mondo". La sua storia ha inoltre acceso anche una battaglia legale e morale molto più ampia: è possibile garantire il benessere di un elefante in cattività? Secondo l'avvocato Sergio Méndez Silva, coordinatore locale della Foundation for Justice, la sentenza della Corte Suprema rappresenta un punto di svolta che potrebbe mettere fine a questo dilemma e avere ripercussioni per gli animali selvatici in cattività in tutto il Paese.
La lotta, però, non è finita. Gli attivisti chiedono che Ely – ma anche gli altri due elefanti allo zoo – vengano trasferiti in un santuario, possibilmente in Brasile o negli Stati Uniti, dove potrebbero vivere in spazi semi-naturali molto più ampi e in condizioni più simili al loro habitat e contesto sociale. Gli elefanti sono infatti tra gli animali più complessi da un punto di vista cognitivo e sociale e, secondo molti esperti e attivisti, è impossibile ricostruire in cattività le condizioni eco-etologiche e mentali minime per il loro benessere.
Il futuro di Ely rimane ancora incerto
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Il destino di Ely rimane però ancora sospeso tra due visioni completamente opposte: quella di chi sostiene che lo zoo stia facendo il massimo per garantirle una vita dignitosa e quella di chi crede che solo la libertà – o almeno un rifugio più grande e adeguato – possa darle il benessere che non ha mai avuto. C'è persino chi vorrebbe venisse riportata in Africa, tuttavia questa rimane un'ipotesi impossibile da seguire: l'elefantessa non riuscirebbe mai a sopravvivere da sola o a integrarsi in un branco di suoi simili.
Nel frattempo, Ely continua a camminare nel suo recinto e la sua storia e i suoi occhi continuano a raccontare tutte le contraddizioni e le difficoltà della detenzione di animali selvatici in cattività oggi. Allo stesso tempo, la sua è però anche una storia e una voce che va ben oltre i confini dello zoo di Città del Messico. Come pochi altri animali sono riusciti a fare, Ely è infatti diventata il simbolo di una battaglia molto più grande di lei: quella per i diritti dei selvatici di vivere una vita dignitosa e priva di sofferenze.