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All'apparenza potrebbe sembrare un pulcino come tanti, eppure si tratta di uno degli uccelli più rari e minacciati del pianeta, le cui speranze di salvezza sono in buona parte riposte nelle sue zampette e in quelle dei suoi fratelli. Si tratta infatti del terzo pulcino di otarda indiana (Ardeotis nigriceps) nato in cattività quest'anno al Sam Conservation Breeding Center, un centro di riproduzione nel cuore del Rajasthan, in India, specializzato nell'allevamento di questa specie che è ormai a un passo dall'estinzione.
La notizia è stata condivisa dal Rajasthan Forest Department, che ha annunciato la sua nascita con un post sui social. Con questa nuova schiusa, il numero totale di pulcini nati in cattività negli ultimi anni raggiunge quota 17 e ognuno di questi potrebbe fare la differenza per assicurare un futuro a questa specie considerata "In pericolo critico" dalla IUCN. In tutto il subcontinente indiano sono infatti rimaste circa un centinaio di otarde e i numeri continuano a essere in calo. Ogni nuovo pulcino nato, quindi, potrebbe fare la differenza.
Un gigante sull'orlo dell'estinzione

L'otarda indiana è uno degli uccelli più grandi e rari del subcontinente indiano. Con una lunghezza che può superare il metro e un peso che arriva fino a 15 kg, questa specie una delle più pesanti ancora in grado di volare ed è un vero e proprio simbolo degli spazi aperti delle praterie indiane. Un tempo ampiamente diffusa in tutta l'India e nei paesi vicini, oggi la popolazione si è ridotta ad appena un centinaio di individui, tutti confinati in pochi frammenti di habitat rimasti intatti tra Rajasthan, Gujarat, Madhya Pradesh e Maharashtra.
La principale minaccia per l'otarda indiana è la perdita del suo habitat: le praterie. L'espansione agricola, l'urbanizzazione e la costruzione di infrastrutture, in particolare linee elettriche ad alta tensione, hanno drasticamente ridotto lo spazio vitale dove questa specie vive e si riproduce. Inoltre, il bracconaggio e la predazione da parte di cani liberi e randagi hanno aggravato ulteriormente il declino della popolazione. Come altre specie otarde, anche quella indiana nidifica a terra, rendendo quindi molto vulnerabili sia le uova che i pulcini.
La corsa contro il tempo per salvarla dall'estinzione
Per evitare che l'otarda indiana scompaia per sempre, il governo indiano, in collaborazione con numerose organizzazioni internazionali e associazioni ambientaliste, ha avviato un ambizioso programma di conservazione. Il progetto prevede la riproduzione in cattività, la protezione degli habitat rimasti intatti e l'adozione di misure per ridurre la mortalità causata dall'impatto con linee elettriche. Proprio la riproduzione in cattività, tuttavia, rappresenta la speranza più concreta per aumentare il numero di individui e garantire la sopravvivenza della specie.
L'allevamento finalizzato al rilascio in natura fa parte del grande progetto chiamato "Project Great Indian Bustard" avviato proprio dallo stato Rajasthan nel 2013. Parallelamente, sono in corso anche altre azioni per rendere più sicure protette le ultime praterie rimaste in cui liberare le otarde nate in cattività. Uno dei progetti più ambiziosi è l'interramento delle linee elettriche nelle aree più critiche, una misura che potrebbe ridurre drasticamente le morti accidentali provocate dall'elettrocuzione causata dall'impatto con i cavi sospesi.
Un futuro ancora possibile

La nascita di questi nuovi pulcini rappresenta quindi un segnale di speranza incoraggiante, ma è anche la dimostrazione che la strada intrapresa è quella giusta. Tuttavia, la lotta per la sopravvivenza dell'otarda indiana è tutt'altro che conclusa. La popolazione in natura è ancora estremamente esigua e molte delle minacce che stanno contribuendo al declino della popolazione osservato in natura negli ultimi anni sono ancora presenti in buona parte dell'areale storico di questa specie.
Salvare l'otarda indiana dall'estinzione richiederà quindi un impegno costante e la collaborazione di tutte le parti in causa come governi, ricercatori e comunità locali. Ogni nuova nascita rappresenta però un piccolo, ma fondamentale, passo in avanti. Se le misure e le iniziative già in corso continueranno a dare i frutti sperati, le praterie dell'India potrebbero presto tornare a essere popolate da questo iconico uccello oggi a un passo dall'estinzione.