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4 Aprile 2025
19:01

I pesci e la pesca sono davvero a rischio per l’aumento dei cormorani in Italia?

I cormorani sono grossi uccelli acquatici che si nutrono quasi esclusivamente di pesce. In Italia, dopo aver rischiato l'estinzione, sono da qualche anno in aumento e ciclicamente si torna a parlare del loro presunto impatto per la pesca invocato da pescatori e associazioni. Ma è davvero così?

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I cormorani sono grossi uccelli acquatici che si nutrono di pesce. Sono in aumento e ciclicamente si torna a parlare del loro presunto impatto per la pesca. Foto da Wikimedia Commons

Negli ultimi tempi, si sta tornado a parlare molto del presunto impatto dei cormorani sulla pesca e l'industria ittica. I cormorani sono grossi uccelli acquatici che si nutrono quasi esclusivamente di pesce, che catturano immergendosi e nuotando sott'acqua. La presenza in Italia di questi uccelli è sicuramente aumentata negli ultimi anni e così questa specie finisce sempre più spesso spesso al centro di polemiche, con le associazioni di pescatori e parte del settore ittico che ne denunciano l'eccessiva presenza invocando abbattimenti e piani di contenimento.

L'allarme, già lanciato più volte in passato anche in regioni come Puglia e Sardegna, torna ciclicamente al centro del dibattito pubblico e politico e in questi ultimi giorni si concentra soprattutto nel Nord Italia, dove alcuni temono addirittura la possibile estinzione di alcune specie ittiche. Ma è davvero così? I cormorani stanno mettendo in ginocchio la pesca in Italia? Facciamo il punto della sitauzione.

Chi è il cormorano

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Fini a non molto tempo fa, i cormorani in Europa rischiavano l’estinzione, ma negli ultimi anni hanno visto un forte e crescente recupero. Foto da Wikimedia Commons

Il cormorano (Phalacrocorax carbo) è un uccello acquatico di grandi dimensioni, facilmente riconoscibile per il suo piumaggio quasi completamente nero e per la sua tipica postura ad ali aperte che utilizza per asciugarsi al sole e in bella vista su scogli, alberi, pontili e banchine. Si nutre quasi esclusivamente di pesci e, grazie alla sua eccellente capacità di immersione, è in grado di catturare prede anche a notevoli profondità. Questa specie è distribuita in gran parte dell'Europa e dell'Asia, ma negli ultimi decenni ha visto un'importante ripresa demografica.

Fino a non molto tempo fa, infatti, il cormorano era in serio pericolo di estinzione in Europa a causa soprattutto della caccia massiccia e dell'alterazione degli habitat e delle zone umide. Tuttavia, grazie alle misure di protezione e probabilmente anche per gli effetti dei cambiamenti climatici, la sua popolazione è cresciuta rapidamente. Fino a qualche anno fa, inoltre, la specie veniva avvistata in Italia soprattutto in inverno, quando gli individui che nidificano in Centro e Nord Europa migrano a Sud per svernare.

Tuttavia, negli ultimi tempi, sempre più cormorani scelgono coste, estuari, lagune e acque interne come fiumi e laghi anche per nidificare. Fatta eccezione per alcuni piccoli nuclei riproduttivi presenti in Sardegna dagli anni 60, la crescita della specie come nidificante è iniziata negli anni 80 in Emilia-Romagna, Nord Adriatico e Pianura Padana interna, per poi coinvolgere anche le zone umide delle regioni centrali e meridionali. In Italia, nel 2000 si contavano circa 880 coppie nidificanti, mentre oggi si stima siano oltre 3.000.

Un colpevole senza prove

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Attualmente non esiste alcuno studio o report che quantifichi il presunto impatto dei cormorani sulle popolazioni di pesci. Foto da Wikimedia Commons

Ma nonostante la specie sia tutt'ora in espansione, a oggi non esiste alcuno studio tecnico-scientifico che dimostri un impatto significativo dei cormorani sulla pesca o che chiarisca i reali trend della popolazione, che localmente sembra persino essere in calo. Eppure, la preoccupazione dei pescatori cresce ogni anno e in diverse regioni vengono anche attuati piani di abbattimento per contenerne il numero, senza tra l'altro alcuna prova dell'efficacia di queste misure nel migliorare la situazione della pesca.

La realtà è che il cormorano sembra essere diventato il capro espiatorio di un settore in difficoltà, come già accaduto purtroppo per molte altre specie come lupi, cinghiali e altri ungulati. Il declino delle risorse ittiche non può essere attribuito esclusivamente alla presenza di un predatore naturale, soprattutto senza tenere conto la complessità della gestione e del funzionamento degli ecosistemi acquatici ed escludendo altri fattori come per esempio l'inquinamento, l'approvvigionamento idrico, i cambiamenti climatici, le specie invasive e la pesca illegale.

Perché dare la colpa al cormorano?

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Prendersela con i cormorani e facile e immediato e vederlo all’opera può sicuramente dare l’impressione che stia "rubando" risorse ai pescatori. Foto da Wikimedia Commons

Se non esiste alcuna prova dell'impatto dei cormorani sulle popolazioni ittiche, perché allora si dà la colpa a questi uccelli? È il motivo è probabilmente da ricondurre al fatto che è molto facile accusare un uccello così grande e visibile, anche perché le sue abilità nella pesca sono ben note ed evidenti. Vedere un cormorano che inghiotte un pesce intero può sicuramente dare l'impressione che stia "rubando" questa risorsa ai pescatori, ma evidentemente la situazione è molto più complessa di così.

Se è vero che in ambienti chiusi o particolare, come piccoli laghi o allevamenti ittici, il cormorano può sicuramente avere un impatto sugli stock ittici, è molto improbabile che un solo predatore riesca a danneggiare e a portare all'estinzione le specie di cui si nutre su così larga scala. Anzi, se il numero dei cormorani è in aumento, significa che c'è ancora abbastanza cibo per sostenerne la crescita. Se davvero i pesci che mangia stessero scomparendo, anche i cormorani dovrebbero diminuire oppure si sposterebbero altrove.

Un singolo cormorano consuma circa 300 grammi di pesce al giorno. Se continua a frequentare un lago, un fiume o una laguna, vuol dire che lì si trova bene e che evidentemente c'è cibo in abbondanza. La presenza di questi uccelli dovrebbe essere considerata un segnale positivo in relazione alla ricchezza ittica. Se mangiano solo pesce, significa che le popolazioni ittiche sono in salute e che possono sostenere un predatore come il cormorano.

Di chi è allora la colpa?

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Incolpare i cormorani senza alcuna prova o dati sull’efficacia dei piani di contenimento, difficilmente risolverà i problemi. Foto da Wikimedia Commons

Più che puntare il dito verso cormorani, le vere minacce per la fauna ittica andrebbero ricercate anche altre. L'inquinamento delle acque, la gestione non sostenibile degli ecosistemi acquatici, il sovrasfruttamento delle risorse ittiche e il riscaldamento globale stanno già avendo un impatto evidente. I fenomeni di anossia, dovuti all'eccesso di nutrienti nell'acqua causato dall'uso massiccio di fertilizzanti e dalle alte temperature, portano sempre più spesso a morie in massa di pesci. Il problema, dunque, è molto più complesso di quanto si voglia far credere.

Naturalmente, servirebbe studi mirati per valutare tutti questi aspetti anche in base al contesto locale e – aspetto fin troppo sottovalutato – alle specie di pesci target, che hanno abitudini, biologia e minacce anche molto diverse tra loro. Per migliorare la situazione della pesca in Italia, dunque, servirebbe una gestione molto più attenta, sostenibile e integrata delle risorse ittiche e delle zone umide, invece che cercare soluzioni semplici, come l'abbattimento di un predatore naturale, a problemi molto complessi.

Incolpare i cormorani senza alcuna prova e in assenza di dati sull'efficacia dei piani di contenimento, difficilmente risolverà i problemi. È un film che purtroppo abbiamo già visto più volte anche con cinghiali e lupi. Continuare ad agire in questo maniera miope e poco lungimirante, non farà altro che distogliere l'attenzione dai problemi reali e ritardare l'adozione di strategie e misure davvero efficaci per la tutela degli ecosistemi acquatici e dell'industria ittica.

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