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Il governo italiano ha stanziato 10 milioni di euro per fare fronte all'emergenza granchio blu, una cifra che rende l'idea del danno che questa specie aliena sta creando all'economia del mare nel paese. Grazie alla sua straordinaria voracità, questo crostaceo venuto dall'Atlantico è diventato un pericoloso competitor per i granchi autoctoni, e soprattutto per i pescatori. Il granchio blu infatti si è insediato soprattutto nella Sacca di Goro e a Comacchio, che insieme rappresentano il 40% della produzione europea di vongole.
La pressione demografica però sta creando problemi all'interno della stessa popolazione di granchio blu, tanto da dare il via ad atti di cannibalismo, soprattutto ai danni dei nuovi nati. Lo spiega a Fanpage.it Mattia Lanzoni, ricercatore dell'Università di Ferrara: "Il cannibalismo si verifica soprattutto dove c'è un'altissima densità e dove le risorse dell'ecosistema vengono un a mancare, quindi esiste la probabilità che si verifichi anche in alcune aree del Delta del Po".
Cosa significa cannibalismo tra i granchi?
I granchi sono carnivori in default nel senso che mangiano molluschi e anche altri granchi, e fenomeni di cannibalismo si possono verificare soprattutto dove c'è un'alta densità e dove dopo anni di abbondante presenza le risorse dell'ecosistema vengono meno. La probabilità che in alcune aree del Delta, in generale, e nelle acque di transizione possa verificarsi il cannibalismo tra i granchi blu è un'ipotesi possibile dato che casi analoghi si sono già verificati in altre aree del mondo.
In questi casi chi sono le vittime?
Gli esemplari più grandi solitamente si cibano dei più piccoli. Questo potrebbe verificarsi già tra circa un mese, quando le prime risorse che ci sono adesso verranno a mancare. Questo può innescare fenomeni di cannibalismo.
Qual è al momento la situazione della popolazione del granchio blu?
In generale si confermano tutti i dati degli anni precedenti, quindi per ora non si registra un calo né nella densità della popolazione né distribuzione della specie. C'è però una novità che è stata riscontrata: l'attività del granchio blu quest'anno è partita almeno 25-30 giorni prima rispetto all'anno scorso. Questa specie che va in una sorta di letargo durante l'inverno, quando la temperatura dell'acqua si abbassa sotto i 10 gradi, e riprende la propria attività quando si rialza. Quest'anno però ci sono stati segnali di una ripresa dell'attività metabolica del granchio blu anticipata di un mese circa rispetto all'anno scorso. In più, sembrerebbe che ci sia anche una maggior presenza di nuovi nati rispetto all'anno scorso.
Quando si avrà la certezza che la nuova generazione di granchi blu è più numerosa della precedente?
La maggior presenza e distribuzione verrà confermata tra la fine di giugno e l'inizio di luglio, però naturalmente dobbiamo mettere in conto tutte le attività, come i piani di gestione, volte a ridurre la popolazione. Tuttavia le iniziative rimangono più o meno le stesse dell'anno scorso, quindi avremo comunque un termine di paragone.
E a raccogliere questi dati è proprio il team di cui lei fa parte all'Università di Ferrara insieme agli enti locali.
Sì, noi stiamo collaborando con tutti gli enti di gestione: Regioni, Parco del Delta del Po, Ministero e soprattutto con tutti i portatori di interesse, quindi con tutte le cooperative di pescatori e di molluschicoltura. Lavoriamo anche con l'Università di Venezia, con il professor Piero Franzoi, mentre il nostro capofila è il professore Giuseppe Castaldelli. L'obiettivo è avere dati il più possibile robusti e ampi che possano descrivere l'effettiva densità di granchio blu e la sua distribuzione, così da affrontare questa emergenza dando un piano di contenimento e gestione il più efficace possibile, senza disperdere energia.
Quale può essere una possibile soluzione?
Il primo passo per ammortizzare i costi delle operazioni di contenimento sarebbe istituzionalizzare una filiera, anche commerciale, per il consumo del granchio blu. Essendo una specie apprezzata a livello commerciale, ad esempio negli Stati Uniti.
Però secondo molti questa non può essere questa la soluzione perché il consumo umano non riesce a pareggiare le nuove nascite.
In Italia non può essere questa la soluzione, ma soprattutto per una questione culturale. Il granchio blu viene consumato in tutto il mondo e soprattutto nel suo areale di origine, gli Stati Uniti, dove addirittura esistono piani di gestione per limitare le azioni di pesca perché la popolazione è in leggero declino. Da noi invece non c'è ancora una filiera commerciale, se no in minima parte.
La vera azione che può funzionare è invece il contenimento fisico della specie nel momento e con gli strumenti giusti, unito all'aumento dei suoi competitori naturali.
Alcuni team di ricerca, come quello dell'Università di Bologna stanno lavorando a un progetto che prevede di sfruttare i polpi per limitare l'espansione del granchio blu.
Il polpo non si trova nelle acque di transizione, e soprattutto non è nell'Adriatico, quindi difficilmente potrebbe avere un impatto decisivo, ma può essere impiegato in areali che hanno delle condizioni chimico-fisiche diverse.
In Adriatico abbiamo specie come anguilla, spigole, orate che hanno sempre predato crostacei e possono tranquillamente predare anche i granchi blu. Dovremmo potenziare la presenza di queste specie, che però purtroppo sono sempre le più pescate. L'anguilla e la spigola in alcuni areali sono in una crisi profonda quindi non riescono ad avere quell'impatto che potrebbe essere molto positivo per limitare il granchio blu, soprattutto agli stadi giovanili.