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I cani da ricerca e soccorso sono considerati dei veri e propri eroi a quattro zampe. Grazie al loro fiuto, riescono a individuare e salvare la vita di persone disperse in montagna, tra le macerie di un terremoto o in contesti rischiosi e difficili da esplorare per noi esseri umani. Ma se da un lato le loro abilità e i loro servizi li rendono ancora oggi insostituibili, dall'altro – non scegliendo loro di intraprendere questa "carriera" – ci si interroga troppo poco sul benessere mentale e sugli effetti dell'addestramento e delle modalità di lavoro su questi cani.
Due ricercatrici della Virginia Tech hanno così scoperto che lo stress psicologico, in particolare la frustrazione, influisce negativamente non solo sul loro benessere ma anche sulle prestazioni del lavoro di ricerca e salvataggio. Lo studio, pubblicato su Frontiers in Veterinary Science, evidenzia che quando i cani si trovano ad affrontare situazioni frustranti – come l'impossibilità di raggiungere una ricompensa o il mancato soddisfacimento di un'aspettativa – tendono a essere più lenti e a commettere più errori.
Quando la frustrazione rende difficile anche il lavoro dei cani

Lo studio è stata condotto dall'etologa Erica Feuerbacher e da Sally Dickinson, ricercatrice con oltre vent'anni di esperienza nel soccorso cinofilo. L'obiettivo era testare l'impatto della frustrazione e dell'insoddisfazione sul lavoro e sul benessere dei cani da ricerca. Per farlo, hanno coinvolto dodici cani da soccorso in tre diverse attività, monitorando attentamente la frequenza e la variabilità del loro battito cardiaco, due indicatori di stress e sforzo.
Nel primo test di confronto, i cani hanno semplicemente riposato in un ambiente tranquillo, senza sforzi o attività particolari. Nel secondo, invece, sono stati sottoposti a "un esercizio di frustrazione": i conduttori hanno mostrato ai cani un giocattolo, poi nascosto, che però non potevano raggiungere, ignorando le loro continue richieste di attenzioni. Successivamente, li hanno poi guidati in un test di ricerca olfattiva. Nel terzo test, invece, i cani hanno svolto un'attività fisica prima di affrontare lo stesso esercizio di ricerca.
I risultati sono stati molto chiari: dopo aver vissuto un momento di forte frustrazione per il giocattolo non ottenuto, i cani impiegavano più tempo a individuare e a segnalare il bersaglio e commettevano molti più errori. Inoltre, mostravano anche un aumento della frequenza e una riduzione della variabilità cardiaca, chiari segnali di forte stress e disagio. Al contrario, l'attività fisica svolta del terzo test incideva solo sulla frequenza cardiaca, ma non sullo stress, dimostrando che lo sforzo e l'esercizio non influenzano il loro lavoro.
Una nuova prospettiva per l'addestramento e il benessere dei cani da soccorso

I risultati di questo studio mettono quindi in evidenza un punto cruciale dell'addestramento dei cani, in cui si fa spesso leva proprio sulla frustrazione per motivare gli animali a raggiungere un risultato. Dickinson ha infatti sottolineato in un comunicato come tutto ciò può persino rivelarsi controproducente: "Pensiamo spesso alla frustrazione come a un fattore motivante, ma abbiamo dimostrato che può ritorcersi contro, rallentando i cani e aumentando gli errori". E in situazioni di emergenza, dove ogni secondo può essere prezioso per salvare vite umane, questo può fare la differenza.
La coautrice Feuerbacher, invece, sposta l'attenzione sulle possibili conseguenze positive di queste scoperte per il benessere dei cani da lavoro: "Possiamo aiutare a migliorare le condizioni e il modo in cui addestriamo e gestiamo i cani da lavoro, non solo rendendoli più efficienti". Se riusciamo infatti a comprendere meglio l'impatto dello stress psicologico sui cani, possiamo anche adottare strategie e metodi di addestramento che non solo rendano i cani più efficienti e performanti nel loro lavoro di salvataggio di vite umane, ma che garantiscano anche e soprattutto un miglior benessere mentale per questi animali.
Le autrici sperano quindi che i risultati del loro lavoro incoraggino i conduttori e gli addestratori a riconsiderare alcune tecniche di addestramento, che a volte fanno purtroppo ancora leva sulla frustrazione e sull'imposizione. Al contrario, puntare maggiormente sul gioco, sul rinforzo positivo e su una gestione più attenta del benessere mentale e dello stress, potrebbe migliorare sia le loro vite che il loro lavoro. "Il nocciolo di questa ricerca è il benessere del cane da lavoro – ha detto Feuerbacher – Questi cani non possono scegliere la loro carriera. Lo facciamo noi per loro. È nostra responsabilità quindi rendere il loro lavoro il più possibile appagante e privo di stress".