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2 Febbraio 2025
13:00

Come l’Australia sta salvando il secondo gambero d’acqua dolce più grande del mondo

In Australia, il secondo gambero d'acqua dolce più grande al mondo era ormai quasi estinto, ma grazie a un progetto di conservazione di successo sta lentamente tornando a prosperare torrenti e corsi d'acqua da cui lo avevamo estirpato.

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Gambero del fiume Murray (Euastacus armatus). Foto da Wikimedia Commons

In Australia, le acque dolci del bacino del Murray-Darling sono state per millenni la casa del gambero del fiume Murray (Euastacus armatus), il secondo gambero d'acqua dolce più grande al mondo dopo il gambero gigante della Tasmania (Astacopsis gouldi). Per le comunità aborigene, questo crostaceo era un'importante risorsa alimentare, gestita per secoli con attenzione e, soprattutto, in maniera sostenibile. Tuttavia, con l'arrivo dei coloni europei, la popolazione di questi gamberi ha subito un crollo numerico drammatico. Ma oggi, grazie a un ambizioso programma di reintroduzione, questa specie sta tornando a prosperare, un traguardo conservazionsitico per l'intera Australia e non solo.

Il declino del gambero del fiume Murray: un film già visto

Dopo l'inizio dello sfruttamento commerciale e ricreativo iniziato negli anni 60 dell'Ottocento, la pesca intensiva ha portato a un rapido declino delle popolazioni di questa specie di gambero d'acqua dolce. Solo nel 1955, oltre 15 tonnellate furono pescate nei fiumi del Nuovo Galles del Sud e inviate ai mercati di Sydney e Melbourne e negli anni 60 lo sfruttamento commerciale aveva già raggiunto livelli ormai non più sostenibili. E così, negli anni 80, fu vietata la pesca di questa specie, ma purtroppo il danno era ormai fatto.

Oltre alla pesca eccessiva, i gamberi hanno dovuto affrontare tante altre minacce diffuse tra le acque dolci di tutto il mondo: prelievi eccessivi, cementificazione, dighe, sbarramenti e inquinamento. Questi fattori hanno compromesso l'habitat della specie, che predilige acque ossigenate e in movimento e da circa 40 anni il gambero è completamente scomparso dallo stato dell'Australia Meridionale. Un destino simile lo stanno subendo tante specie d'acqua dolce in tutto il mondo, incluso il nostrano gambero di fiume (Austropotamobius pallipes).

La rinascita grazie a un ambizioso progetto di reintroduzione

L'inverno del 2023 ha segnato una svolta per la specie. Dopo decenni di ricerche e studi genetici, è stato avviato per la prima volta un programma di reintroduzione in Australia Meridionale, con la liberazione dei primi gamberi in un sito accuratamente selezionato nella regione del Riverland. Questo progetto è il frutto di una collaborazione tra diversi enti governativi, le comunità aborigene, le università e associazioni ambientaliste come Nature Glenelg Trust, che coordina l'iniziativa insieme a Murraylands and Riverland Landscape Board.

Dopo i primi rilasci, nel 2024 sono stati liberati altri 200 individui, alcuni dei quali dotati di dispositivi di tracciamento GPS. Grazie al monitoraggio di questi individui, è stato possibile raccogliere dati unici sui movimenti e sulle attività dei gamberi, confermando che gli animali rilasciati stanno bene e sono persino in crescita. Il gambero del fiume Murray è così tornato a vivere nei corsi d'acqua dolce dell'Australia Meridionale dopo 40 anni dall'estinzione locale.

Sfide e prospettive future

Nonostante questi grandi successi, il percorso verso la piena ripresa della specie è ancora lungo. Il gambero del fiume Murray cresce lentamente e impiega circa dieci anni per raggiungere la maturità sessuale, producendo un numero relativamente limitato di uova. Inoltre, la sua capacità di disperdersi e conquistare nuovi territori è molto lenta, per cui per garantire il successo definitivo del progetto sarà necessario liberare nuovi individui nei prossimi anni e continuare a monitorare la popolazione.

Dal punto di vista ecologico, inoltre, il ritorno di questo crostaceo potrebbe portare effetti positivi a cascata per l'intero ecosistema. Questo gambero, che può crescere fino a 30 cm di lunghezza per un peso di ben 2 kg, è infatti considerata una specie chiave e il suo ritorno potrebbe quindi aiutare tanti altri animali e piante. I gamberi si nutrono infatti di materia vegetale in decomposizione e animali già morti, scavando e setacciando i fondali sabbiosi di torrenti, fiumi e pozze.

Quando toccherà ai nostri gamberi di fiume?

Il ritorno del gambero del fiume Murray nelle acque australiane non è solo una bella storia di conservazione della biodiversità che arriva dall'altra parte del mondo. È anche e soprattutto un esempio di come la collaborazione tra scienza, comunità locali e istituzioni possa dare nuova vita alle specie sull'orlo dell'estinzione anche se non sono carismatiche e iconiche come panda, tigri e tanti altri animali che tutti conoscono.

Anche il nostro il gambero di fiume, un tempo abbondante nei corsi d'acqua italiani ed europei sta rapidamente sparendo nell'indifferenza generale, rimpiazzato quasi ovunque dal famigerato gambero "killer" delle Louisiana (Procambarus clarkii). Se possiamo quindi trarre un insegnamento dalla storia di questi gamberi australiani è che è possibile invertire la rotta, basta volerlo. Riusciremo quindi a salvare il nostro Austropotamobius pallipes oppure i gamberi dei nostri fiumi spariranno nel silenzio generale?

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