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18 Marzo 2025
18:17

Addio a Nita, è morta l’orsa arrivata in Abruzzo dopo essere stata salvata dal circo in Lituania

Nita, un’orsa salvata dalla Lituania dove era sfruttata nel circo, è morta il 23 gennaio 2025 nel Parco Nazionale d’Abruzzo per cause legate all’età. Dopo anni di sofferenza, ha potuto vivere gli ultimi anni nello zoo del centro visite del Parco a Pescasseroli. A lei il Parco dedica un addio commosso: "Nita ci mancherai!"

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L’orsa Nita (Fonte: Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise)

Il Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise ha detto addio a Nita, l'orsa arrivata dalla Lituania dove era vittima di sfruttamento in un circo. Nita è morta il 23 gennaio 2025 all'interno del centro visite del Parco, a Pescasseroli, per cause riferibili all'età. Prima di comunicare la morte il Parco ha voluto attendere il referto dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise che ha confermato le cause del decesso.

"Nita non era un orso bruno marsicano, ma era comunque un orso e averla avuta con noi e poterla osservare insieme agli altri, nei tanti piccoli comportamenti quotidiani è stato molto interessante ed emozionante – è l'accorato messaggio di addio dell'Ente Parco – Hanno permesso a noi e ai tanti ospiti del Centro Visite, di poter ammirare quanto gli orsi ci somigliano e che, forse, è proprio per questo che risultano così affascinanti ai nostri occhi. Nita ci mancherai!".

La storia di Nita: dal circo in Lituania all'Abruzzo

Nita non è un'orsa marsicana come gli altri presenti in natura sull'Appennino centrale italiano, ma è arrivata dalla Lituania insieme ad altri due orsi, Greta e Brumo, il 29 giugno 2020. Del gruppo originario oggi rimane solo Brumo dato che Greta, la più anziana del gruppo, si è spenta nel 2022.

Nita viveva all'interno del Centro Natura di Pescasseroli, un'area recintata dotata di vasca, alberi e spazi in cui rifugiarsi se non volevano farsi vedere dagli avventori. "Ambienti di certo limitati per un orso – ammette il Parco – ma decisamente migliori e più ampi delle strette gabbie di cemento e ferro, dove erano costretti a vivere sin dalla loro nascita e dove per loro non era possibile neanche camminare".

È difficile ricostruire la storia di Nita e dei suoi compagni di avventura. Di certo si sa solo che questi animali hanno vissuto sempre in cattività, e che con molta probabilità venivano sfruttati per attività circensi. Inoltre, secondo il Parco è probabile che nei momenti in cui non intrattenevano gli spettatori venissero rinchiusi "in gabbie molto strette ed anguste".

"Quella di questi tre orsi bruni europei provenienti dall'Europa dell'Est, è una storia fatta di sofferenze e cattività. Una storia che l'Associazione Salviamo gli Orsi della Luna, in collaborazione con il Parco e la Fondazione Capellino, ha provato a cambiare in meglio, offrendo ai tre animali una vita, seppur in un'area faunistica, più dignitosa e serena".

L'operazione di salvataggio spiega perché un'orsa bruna non appartenente alla sottospecie marsicana, l'unica presente in Centro Italia, si trovava in Abruzzo, in un contesto separato dalla locale popolazione di plantigradi.

Gli ultimi giorni di Nita nel verde dell'Abruzzo

Per fortuna Nita ha potuto vivere con i suoi compagni un'esistenza serena all'interno dell'area recintata in Abruzzo, molto più felice rispetto ad altri orsi che ancora oggi nascono e vivono in cattività per essere impiegati nei circhi, all'interno di un'industria che li uccide lentamente con la monotonia di giorni sempre uguali.

Il referto arrivato nelle mani degli operatori del Parco pochi giorni fa racconta di un quadro clinico compromesso a livello sistemico dato anche dalla età, con pleurite siero-fibrinosa, cuore con marcata ipertrofia ventricolare sinistra, epatite e di conseguenza una grave insufficienza epatica. "Nei giorni precedenti alla morte – ricordano dal Parco – si era riscontrata una sintomatologia caratterizzata da profonda apatia e scarsi movimenti che oggi, alla luce di quanto rilevato dagli accertamenti fatti, risulta essere molto più chiara".

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