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Nelle profondità del Pacifico sono stati scoperti decine di animali mai visti prima

Al largo della costa del Cile una spedizione scientifica ha esplorato le profondità oceaniche, osservando per la prima volta canyon sottomarini, ecosistemi e forme di vita mai viste prime. Tra pesci, cefalopodi, crostacei e tanti altri invertebrati potrebbero esserci almeno 60 specie sconosciute alla scienza.

2 Aprile 2025
8:22
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I pesci Genypterus chilensis su una grade struttura tubolare realizzata da vermi policheti. Foto di ROV SuBastian/Schmidt Ocean Institute

Vermi iridescenti, polpi luminosi, pesci abissali inquietanti e tantissimi altri animali tra crostacei, molluschi e altri invertebrati marini sono stati appena scoperti nelle profondità dell'Oceano Pacifico, dove una spedizione scientifica ha svelato per la prima volta un ecosistema completamente inesplorato e che potrebbe ospitare decine di specie ancora sconosciute alla scienza. Le immagini straordinarie di questa biodiversità rimasta fino a oggi avvolta nell'oscurità arrivano dalla nave da ricerca R/V Falkor (too) dell'Istituto Oceanico Schmidt, che nel dicembre 2024 ha intrapreso un viaggio esplorativo nelle profondità del Pacifico, al largo del Cile.

Grazie a un veicolo comandato a distanza (ROV), il team ha così mappato per la prima volta quattro canyon sottomarini sconosciuti e quasi venti ecosistemi diversi caratterizzati da emissioni di metano. Uno di questi canyon si estende per circa 2.000 chilometri quadrati, mentre il più profondo raggiunge oltre 3.000 metri di profondità. Queste impressionanti strutture geologiche rappresentano un habitat essenziale per molte forme di vita, come le spugne di vetro e i coralli di profondità, che a loro volta sostengono una varietà incredibile di altri organismi, dai piccoli ofiuroidi, le stelle marine serpentine, ai cefalopodi e ai pesci predatori abissali.

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Uno dei pesci abissali osservati dai ricercatori. Foto di ROV SuBastian/Schmidt Ocean Institute

Le emissioni di metano giocano un ruolo cruciale in alcuni di questi ecosistemi. Il gas fuoriesce dalle fessure nel fondale e alimenta colonie di batteri capaci di chemosintesi, un processo che utilizza l'energia chimica anziché la luce solare per produrre sostanze nutritive, come accade con la fotosisntesi di alghe e piante terrestri. In un ambiente dove la luce del Sole non arriva mai, questi batteri costituiscono quindi le fondamenta della catena alimentare su cui poggia un intero ecosistema ricco di forme di vita. Lo scienziato Jeffrey Marlow, ecologo microbico della Boston University e capo della spedizione, ha sottolineato l'importanza di queste scoperte.

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I ricercatori hanno mappato ecosistemi e canyon sottomarini mai esplorati prima. Foto di ROV SuBastian/Schmidt Ocean Institute

"Sono rimasto colpito dalle differenze tra le sorgenti di metano cilene e quelle studiate in Nord America. La loro abbondanza lungo la costa cilena suggerisce che questi habitat siano più diffusi e fondamentali per la biodiversità e i cicli biochimici oceanici", ha detto in un comunicato. I risultati di questa spedizione, che arrivano a poca distanza da altre importati scoperte fatte in Antartide dallo stesso istituto, potrebbero ora portare anche alla scoperta di decine di nuove specie animali completamente nuove per la scienza. Gli scienziati hanno osservato, per esempio, un gran numero di pesci abissali simili ad anguille conosciuti anche come galletti.

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Un polpo osservato sul fondo dell’oceano. Foto di ROV SuBastian/Schmidt Ocean Institute

La specie si chiama Genypterus chilensis ed è avvistata in grandi gruppi nei pressi di una struttura a tubi realizzata da vermi policheti grande ben 892 metri quadrati. Questa colonia di vermi sembra essere un vero e proprio rifugio per questa specie. Un'altra scoperta interessante è stata la presenza massiccia di calamari di Humboldt (Dosidicus gigas) intenti a cacciare proprio vicino alle emissioni di metano. Inoltre, gli esploratori hanno osservato anche un verme polichete dalla livrea iridescente, che brillava come una sfera da discoteca. Secondo i ricercatori, le analisi preliminari suggeriscono che almeno 60 specie tra quelle osservate potrebbero essere completamente nuove per la scienza.

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Bathypterois grallator, conosciuto anche come pesce tripode. Foto di ROV SuBastian/Schmidt Ocean Institute

"Queste spedizioni esplorative sono fondamentali per comprendere meglio il nostro pianeta. Nei prossimi anni lavoreremo per classificare e descrivere queste nuove forme di vita", ha detto invece Patricia Esquete dell'Università di Aveiro, in Portogallo. Le profondità oceaniche rimangono ancora oggi uno degli ambienti meno esplorati del nostro Pianeta e ogni nuova spedizione riporta in superficie habitat, ecosistemi e forme di vita mai viste prima. Recentemente, per esempio, è stato scoperto nella fossa di Atacama un "enorme" crostaceo marino predatore a bene 8.000 m di profondità e chissà quanti altri segreti si celano tra le oscurità degli abissi.

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