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Ogni anno centinaia di specie scompaiono per sempre dalla faccia della Terra nell'indifferenza generale. Alcune di queste nemmeno vengono scoperte o descritte prima di svanire nel nulla. La colpa? Nostra. Le attività umane come l'urbanizzazione, la deforestazione, l'inquinamento, gli effetti dei cambiamenti climatici e l'introduzione di specie aliene invasive stanno accelerando i tassi di estinzione a livelli mai visti dai tempi dell'estinzione di massa che spazzò via quasi tutti i dinosauri.
Secondo molti biologi e naturalisti, siamo perciò nel bel mezzo della sesta estinzione di massa, ma stavolta la colpa non è di gigantesco asteroide ma di una sola specie animale: Homo sapiens. Determinare con precisione quante specie si estinguono ogni anno non è però semplice, ma alcune stime parlano di un numero compreso tra le 200 e le 2.000, un tasso ben superiore a quello naturale. E non si tratta solo di animali poco conosciuti: negli ultimi anni, abbiamo perso anche specie iconiche. Vediamo più da vicino alcune di queste.
La tartaruga gigante dell'Isola Pinta

Tra tutte le specie estinte di recente, la tartaruga gigante dell'Isola Pinta (Chelonoidis abingdonii) è senza dubbio la più famosa. Questa testuggine gigante delle Galápagos, per alcuni una sottospecie di Chelonoidis niger, ha visto la sua popolazione decimata dalla caccia e dalla competizione per le risorse con le capre invasive introdotte sull'isola Pinta. L'ultimo individuo vivente era Lonesome George (George il solitario), diventato simbolo della conservazione. La specie era già stata dichiarata estinta in natura negli anni 90, ma con la sua morte, avvenuta il 24 giugno 2012, sparì definitivamente.
La rana velenosa splendente

Questa piccola rana dai colori sgargianti, il cui nome scientifico è Oophaga speciosa, viveva tra le foreste umide di Panama, vicino al confine con la Costa Rica. Già minacciata dalla distruzione dell'habitat, fu spazzata via dall'epidemia di chitridiomicosi, una malattia della pelle causata da un fungo che sta colpendo duramente tantissime specie di anfibi di tutto il mondo. L'ultimo avvistamento risale al 1992, e nel 2020 la specie è stata ufficialmente dichiarata estinta. Come altre rane, anche questa specie veniva allevata da appassionati di rettili e anfibi e alcuni individui potrebbero ancora sopravvivere in cattività, anche se nessuno zoo o istituto di ricerca ne possiede alcuna.
Il poo uli

Il poo uli, o più correttamente po'o-uli (Melamprosops phaeosoma) era un piccolo uccello hawaiano considerato già in pericolo quando venne scoperto la prima volta, nel 1973. Viveva sulle pendici orientali del vulcano Haleakalā e mangiava insetti e altri piccoli invertebrati. La sua estinzione è stata causata dalla deforestazione, dalle malattie trasmesse da alcune zanzare e dall'introduzione di predatori alieni portati dagli esseri umani. Nel 1998 erano rimasti solo tre individui, l'ultimo dei quali morì in cattività nel 2004. Dopo anni di ricerche infruttuose, nel 2019 la specie è stata dichiarata definitivamente estinta.
Il pipistrello di Christmas Island

Il pipistrello di Christmas Island (Pipistrellus murrayi) era un tempo comune sull'Isola di Natale, nell'Oceano Indiano, ma è scomparso rapidamente nel giro di pochi anni. Già nel 2008 la popolazione contava appena dieci individui e l'ultimo avvistamento risale al 2009. Le cause della sua scomparsa non sono ancora del tutto chiare, ma gli scienziati sospettano che la colpa sia da attribuire all'introduzione di diverse specie invasive, tra cui serpenti e le formiche pazze gialle. Anche l'uso crescente di insetticidi potrebbe aver contribuito alla sua estinzione facendo scomparire le sue prede. La specie è stata dichiarata definitivamente estinta nel 2017.
La chiocciola vivipara di Moorea

La chiocciola vivipara arboricola di Moorea (Partula suturalis) è un esempio perfetto di come gli interventi umani mal pianificati possano avere conseguenze disastrose. Negli anni 60, le isole del Pacifico furono invase dalla chiocciola gigante africana (Lissachatina fulica), introdotta come fonte di cibo. Per contenerne la diffusione, nel 1977 venne introdotta anche la chiocciola lupo (Euglandina rosea), un predatore. Il risultato? L'estinzione di molte specie di chiocciole native, tra cui la chiocciola endemica dell'isola di Moorea, nella Polinesia francese, dichiarata estinta in natura nel 2009. Alcuni individui sopravvivono ancora in cattività, ma la presenza delle specie aliene rende difficile una loro possibile reintroduzione in natura.
Questi pochi erano solo alcuni pochi esempi di quanto le nostre azioni possano avere conseguenze irreversibili per la biodiversità in tutto il mondo. Ogni specie che perdiamo è un tassello in meno nel mosaico che disegna gli ecosistemi da cui dipendiamo. Ma la buona notizia è che non tutto è perduto: la conservazione può fare la differenza. Proteggere gli habitat, combattere le specie invasive e ridurre l'impatto umano aiutano le specie a riprendersi rallentando la perdita di biodiversità. Sta però a noi decidere se vogliamo vivere in un mondo sempre più povero di specie o se vogliamo impegnarci per salvare la straordinaria varietà di esseri viventi che ancora condividono con noi questo pianeta.