Perché la Norvegia sta riaprendo i suoi bunker militari della Guerra Fredda

Vicino al confine della Norvegia con la Russia, a nord del Circolo Polare Artico, ci sono hangar scavati nella roccia e rimasti inattivi per anni. Sono stati costruiti durante la Guerra Fredda, due delle sue strutture più importanti, la stazione aerea di Bardufoss e la base navale di Olavsvern, ora saranno riattivate. Il Paese ha costruito circa 3.000 strutture sotterranee, utilizzate per lo stoccaggio del carburante, delle armi, come spazio per la manutenzione dei sistemi dell'aereo e le aree dell'equipaggio. Circa 40 anni fa vennero tutti chiusi.
Il motivo della riattivazione di queste basi è semplice: la Russia. Le preoccupazioni per la sicurezza della Norvegia sono iniziate nel 2014 con l'invasione della Crimea, ma anche prima. "A sollevare timori sono anche gli investimenti nella Flotta del Nord della Russia, la ripresa delle esercitazioni militari russe nell'Artico per la prima volta dalla Guerra Fredda e il crescente interesse della Russia nello sfruttamento delle risorse artiche", ha spiegato alla Bbc Andreas Østhagen, ricercatore senior presso il Fridtjof Nansen Institute. "La Russia di Putin non è l'Unione Sovietica. Ma dal punto di vista della sicurezza norvegese ci sono gli stessi problemi. Come si fa a scoraggiare la Russia e, se si finisce in guerra, come si combatte la Russia?"
A cosa serviranno le basi di Bardufoss e Olavsvern
Due hangar verranno riattivati: Bardufoss e Olavsvern. La base Bardufoss è stata costruita nel 1938 e usata dalla Luftwaffe tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale, venne successivamente trasformata in un rifugio per i caccia norvegesi contro possibili attacchi sovietici. Dopo decenni di inattività, la base ha ricevuto aggiornamenti strutturali per garantire la sicurezza degli F-35 Lightning II norvegesi, vulnerabili agli attacchi con droni.
La base navale di Olavsvern è stata scavata nel fianco di una montagna ed è protetta da 275 metri di roccia, fu costruita per contrastare la crescente minaccia della Flotta del Nord sovietica. La sua posizione è strategica, costruita vicino al punto in cui il Mare di Norvegia incontra il Mare di Barents, tra l'Isola degli Orsi e le Svalbard, area chimata "il Bear Gap" perché è stata un punto di strozzatura per i sottomarini e le navi da guerra russe che si dirigevano verso l'Atlantico.
La base fu chiusa nel 2009 e successivamente venduta a investitori privati, che hanno permesso a due navi da ricerca e a pescherecci russi di utilizzare la struttura. Nel 2020, WilNor Governmental Services, in stretti rapporti con l’esercito norvegese, ha riacquistato il sito, riattivandolo per scopi militari. La Marina degli Stati Uniti sta valutando la possibilità di utilizzare la base per i suoi sottomarini nucleari.
Il ritorno della strategia dei bunker
I bunker della Norvegia non sono un caso isolato, altri Paesi stanno riaprendo o valutando di riattivare le loro infrastrutture sotterranee. La Svezia ha riaperto la sua base navale di Muskö, mentre Cina e Iran stanno costruendo nuove strutture militari sotterranee. Anche la Russia ha riattivato circa 50 basi della Guerra Fredda nell’Artico. Molti Paesi però potrebbero essere restii a seguire l'esempio, considerati i costi elevati della riattivazione. Non solo, molti bunker ormai sono stati trasformati in musei o night club, alcuni sono stati distrutti.
Nonostante gli ostacoli, la riattivazione di Olavsvern e Bardufoss dimostra che il Nord Europa si sta preparando a scenari di guerra più complessi. Il ritorno alla strategia dei bunker sembra ormai una necessità per molti paesi, in risposta a equilibri geopolitici sempre più instabili.