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Se la Terra continua a scaldarsi saremo presto quattro volte più poveri del previsto: lo studio

Le previsioni finora potrebbero aver sottostimato il problema: secondo un nuovo studio se la Terra si riscalderà di oltre 3°C entro la fine del secolo, al ricchezza globale pro capite potrebbe subire un danno del 40%, quasi quattro volte di più di quanto previsto finora.
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Le previsioni sul possibile impatto del cambiamento climatico sull'economia globale condotte finora molto probabilmente sono sbagliate. Secondo una nuova ricerca, infatti, il prodotto interno lordo (PIL) globale sarebbe destinato a ridursi drasticamente entro la fine del secolo se le temperature continueranno ad aumentare, molto più di quanto è stato previsto finora.

Nello specifico, questa nuova analisi ha tenuto conto dei diversi modi in cui gli eventi meteorologici estremi innescati dal cambiamento climatico e, in generale, il riscaldamento globale potrebbero incidere sulla ricchezza media della popolazione. I risultati sono piuttosto allarmanti e, a differenza di quanto emerso nelle previsioni precedenti, sembrano riguardare tutti i Paesi.

Gli effetti sull'economia entro la fine del secolo

I ricercatori della University of New South Wales di Sydney hanno infatti scoperto che se la Terra si riscalderà di oltre 3°C entro la fine del secolo, il danno all'economia globale potrebbe non essere pari all'11% (valore medio dato dai diversi modelli disponibili), ma potrebbe raggiungere il 40%. In sostanza, questo significa che in media le persone potrebbero essere più povere del 40%, quasi quattro volte di più di quanto previsto finora.

Un'altra cosa interessante emersa da questo studio riguarda la dimensione globale dei futuri impatti sull'economia: a differenza degli attuali studi, che avevano previsto un possibile effetto benefico del cambiamento climatico sull'economia dei Paesi più freddi, questa proiezione mostra come i mezzi di sussistenza saranno così tanto danneggiati da causare danni in qualsiasi parte del mondo.

Perché le previsioni precedenti hanno sottovalutato il problema

Finora- spiega su The Conversation il primo autore dello studio Timothy Neal – la maggior parte degli studi che puntavano a prevedere l'impatto della crisi climatica sull'economia potrebbe aver sensibilmente sottovalutato la questione per un motivo. Queste previsioni sarebbero, secondo i ricercatori australiani, viziate da quello che definiscono un "difetto fondamentale", ovvero pensare che l'economia di un certo Paese sia influenzata soltanto dagli eventi estremi che si verificano all'interno dei suoi confini. Ma l'economia globale non funziona a compartimenti stagni: questo approccio, ad esempio – prosegue Neal – non tiene conto di "eventuali impatti da eventi meteorologici altrove, come il modo in cui le inondazioni in un Paese influenzano l'approvvigionamento alimentare di un altro".

Se si modifica questo approccio e si immagina il PIL globale pro capite come influenzato dal cambiamento climatico su grande scala, le cose cambiano. L'aumento costante delle temperature – il 2024 è stato l'anno più caldo di sempre – può influenzare la vita, la salute e la ricchezza della popolazione mondiale in molteplici modi, ma secondo i ricercatori i danni maggiori riguarderebbero l'impatto delle condizioni meteorologiche estreme, come le inondazioni o la siccità.

Agire sul controllo delle emissioni

Per rallentare, o meglio bloccare, questo processo è necessario investire per contenere l'aumento delle temperature. Secondo le ultime stime contenute in questo studio, per bilanciare i costi a breve termine e i benefici a lungo termine nel controllo delle emissioni di gas serra, è necessario contenere il riscaldamento globale entro la soglia di 1,7°C, "una cifra ampiamente coerente con l'obiettivo più ambizioso dell'accordo di Parigi", ma che oggi non sembra affatto un obiettivo della politica internazionale –  dato che l'abbiamo già superata – nonostante "l'attuale andamento delle emissioni della Terra stia mettendo a rischio il nostro futuro e quello dei nostri figli", avvertono i ricercatori.

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