video suggerito
video suggerito

Tumore al pancreas, scoperte alcune molecole in grado di contrastarlo: i risultati dello studio italiano

Un gruppo di ricercatori dell’Università Statale di Milano e del gruppo Ifom – Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare ETS ha individuato quattro molecole in grado di bloccare un meccanismo cruciale nello sviluppo di una delle forme più aggressive di tumore al pancreas, l’adenocarcinoma duttile pancreatico.
867 CONDIVISIONI
Immagine

Il tumore al pancreas è una delle neoplasie più gravi e difficili da curare. Anche secondo i dati più recenti, resta infatti il tumore con il minore tasso di sopravviveva, sia a un anno che a cinque anni dalla diagnosi. Un recente studio ha scoperto la  causa della rapida progressione delle forme maligne. In Italia, solo nel 2022, sono stati diagnosticati 14.500 nuovi casi: il fumo raddoppia il rischio di ammalarsi. In un altro articolo Fanpage.it ha spiegato la differenza tra cancro e tumore. Per questo la ricerca scientifica è costantemente a lavoro per studiare i meccanismi attraverso cui questo tumore si sviluppa e attacca le cellule sane con l'obiettivo di trovare nuove strategie terapeutiche.

Ora, una nuova speranza potrebbe arrivare dai risultati di uno studio italiano condotto dall'Università Statale di Milano e Ifom – Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare ETS: nei laboratori milanesi i ricercatori hanno infatti identificato quattro molecole che potrebbero agire come inibitori del meccanismo alla base di una delle forme di tumore al pancreas più aggressive, l'adenocarcinoma duttale pancreatico

Che cos'è l'adenocarcinoma duttale pancreatico

Questa forma di cancro al pancreas è tra le più aggressive a causa di un particolare meccanismo che permette alle cellule di crescere e di sviluppare la resistenza, spesso associata all'adenocarcinoma duttile pancreatico, ai tradizionali trattamenti antitumorali, come radioterapia e chemioterapia. Questo meccanismo, noto con il nome macropinocitosi, è ciò che permette alle cellule di sopravvivere anche in ambienti ostili e con scarsa presenza di nutrienti. Il termine "pinocitosi" deriva dal greco (bere) e indica infatti l'insieme di sistemi attraverso cui le cellule assumono liquidi dall'ambiente esterno

"La macropinocitosi – ha spiegato Giorgio Scita, professore di Patologia Generale presso la Statale di Milano, a capo del gruppo di ricerca – è uno dei principali meccanismi adattivi utilizzati dal tumore": è grazie a esso che le cellule tumorali riescono ad "assorbire, o più letteralmente “ingoiare”, nutrienti dall’ambiente circostante, garantendo loro un vantaggio in condizioni di carenza di risorse".

Scoperti quattro possibili inibitori

La macropinocitosi è anche ciò che rende le cellule tumorali resistenti nella maggior parte dei casi ai principali trattamenti antitumorali oggi disponibili. Ecco perché i ricercatori si sono concentrati su questo meccanismo alla ricerca di sostanze in grado di bloccarlo. In termini tecnici vengono definiti "inibitori".

A partire da campioni di cellule tumorali in coltura, i ricercatori hanno studiato e testato 3.600 molecole, non solo farmaci già approvati, ma anche composti ancora oggetto di studio. In questo modo, sono riusciti a restringere il campo a 28 potenziali inibitori: alla fine sono stati individuati quatto molecole attive capaci di bloccare il meccanismo. La cosa su cui hanno puntato i ricercatori è che due di queste, l'ivermectina e il privinio pamaoato, erano già note in ambito medico perché impiegate nel trattamento delle infezioni parassitarie.

Che cos'è il drug repositioning

Un aspetto molto interessante – come ha sottolineato Ciro Mercurio, a capo del gruppo di ricerca Ifom – è infatti il possibile impiego di farmaci in passato approvati per altre patologie nel trattamento di altre malattie.

In termini tecnici si parla di riposizionamento dei farmaci o "drug repositioning", un ambito che potrebbe avere un elevato potenziale perché permette di "ridurre significativamente i tempi e i costi necessari per per l'approvazione di nuovi farmaci", che – come dimostra quest'ultima ricerca – potenzialmente efficaci anche contro forme tumorali oggi difficilmente curabili.

867 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views