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Quattro persone uccise dalla “febbre dei topi”: cos’è l’infezione da hantavirus e come si trasmette

Gli hantavirus sono virus a RNA che causano malattie gravi e, in diversi casi, fatali negli esseri umani, come la febbre emorragica con sindrome renale e la sindrome polmonare da hantavirus: da inizio anno, le autorità sanitarie degli Stati Uniti hanno registrato sette infezioni e tre decessi in Arizona; altri due casi e un decesso sono stati segnalati in California.
A cura di Valeria Aiello
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Negli Stati Uniti è allerta sanitaria per la “febbre dei topi”, l’infezione da hantavirus che i roditori possono trasmettere agli umani. Le autorità sanitarie hanno registrato sette infezioni e tre decessi in Arizona e altri due casi e un decesso in California da inizio anno. Gli hantavirus, che si trasmettono tramite l’inalazione o il contatto con saliva, urina o feci di roditori infetti, sono virus a RNA che causano malattie gravi e nel 30% dei casi fatali negli umani, come la febbre emorragica con sindrome renale e la sindrome polmonare da hantavirus.

Gli esperti ritengono che le recenti temperature estreme, abbinate alle forti piogge, stiano provocando un aumento delle infezioni in alcune contee degli Stati Uniti, perché queste condizioni meteo indurrebbero i roditori portatori dell’infezione a cercare riparo dal caldo e dalla pioggia in luoghi chiusi, dove c’è maggiore probabilità di entrare in contatto con gli umani. Le forti piogge potrebbero inoltre aver favorito la crescita di piante e la disponibilità di cibo per i roditori, provocando una maggiore attività degli stessi e, di conseguenza, un aumento della popolazione.

Cos’è la “febbre dei topi” (hantavirus) e come si trasmette

L’infezione da hantavirus, chiamata anche “febbre dei topi”, è una malattia virale trasmessa all’uomo dai roditori. Gli hantavirus sono virus a RNA a singolo filamento (si conoscono almeno 4 sierotipi con 9 virus) che si trovano in tutto il mondo nei roditori selvatici.

L’infezione si trasmette agli umani principalmente attraverso l’inalazione o il contatto con saliva e escrementi di animali infetti, più raramente tramite morsi o graffi di un roditore. Gli hantavirus non si trasmettono da persona a persona, ad eccezione dell’ortohantavirus delle Ande, che è l’unico hantavirus capace di trasmissione interumana, anche se questa eventualità è rara.

L’infezione da hantavirus causa malattie gravi e, in diversi casi, fatali negli esseri umani, come la febbre emorragica con sindrome renale e la sindrome polmonare da hantavirus, a seconda del tipo di virus. Delle due patologie, la malattia polmonare – causata principalmente dagli hantavirus che circolano in Asia e in Europa – è la più fatale, mentre la febbre emorragica – solitamente causata dagli hantavirus delle Americhe – è molto più comune.

I sette casi registrati da inizio anno in Arizona sono stati tutti di sindrome polmonare da hantavirus, come precisato dalle autorità nell’avviso di allerta sanitaria: nella contea di Coconino, in particolare, si sono registrati tre casi di infezione negli ultimi 15 mesi, due dei quali con esito fatale (tasso di mortalità del 67%). In precedenza, l’ultimo caso di infezione da hantavirus nella contea di Coconico si era verificato nel 2016. Anche le due infezioni segnalate in California, in una contea dove il virus non veniva rilevato da decenni, hanno portato allo sviluppo di sindrome polmonare da hantavirus.

Quali sono i sintomi dell’infezione da hantavirus

I sintomi dell’infezione da hantavirus sono aspecifici nelle fasi iniziali, spesso confusi con quelli dell’influenza, e caratterizzati da insorgenza improvvisa di:

  • febbre alta
  • mal di testa
  • dolori muscolari
  • sintomi gastrointestinali (nausea, vomito)
  • affaticamento

Nel caso di febbre emorragica con sindrome renale, dopo un periodo di incubazione di 2-4 settimane, la malattia progredisce attraverso cinque fasi (febbrile, ipotensiva, oligurica, poliurica e convalescente), con sviluppo quindi di uno stato febbrile iniziale, seguito da ipotensione e insufficienza renale (insorge una disfunzione urinaria caratterizzata da un’escrezione di urina inferiore ai 500ml al giorno) che rappresenta la fase con più alto rischio di mortalità. A questa fase fa seguito un aumento del volume urinario (poliuria) e quindi la convalescenza. Possono inoltre svilupparsi complicanze emorragiche, come sanguinamento intestinale ed ematuria (sangue nelle urine).

La sindrome polmonare da hantavirus, dopo un periodo di incubazione che varia da 16 a 24 giorni e un periodo iniziale caratterizzato da uno stato febbrile, si manifestano tosse, mancanza di respiro e frequenza cardiaca elevata a causa dell’accumulo di liquido nei polmoni (edema polmonare). In diversi casi può manifestarsi una combinazione di febbre emorragica con sindrome renale e sindrome polmonare da hantavirus.

Diagnosi e cura dell’infezione da hantavirus

La diagnosi dell’infezione da hantavirus avviene mediante analisi di laboratorio (test sierologici o PCR).

La sindrome da hantavirus e la febbre emorragica con sindrome renale si sospettano in soggetti con possibile esposizione ai roditori, in presenza dei segni clinici della malattia (edema polmonare che non può essere spiegato da altre condizioni o diatesi emorragica e insufficienza renale, rispettivamente). Per entrambe le malattie, il trattamento è principalmente di supporto e gestione dei sintomi, non essendo ancora disponibile una terapia antivirale specifica per le infezioni da hantavirus.

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