Quasi tutti bambini hanno tracce di nicotina sulle mani, anche se vivono in famiglie di non fumatori

I residui del fumo di tabacco che si depositano sulle superfici o penetrano nei tessuti di divani, tende o negli interni delle automobili, permangono per lungo tempo dopo che l’ultima sigaretta è stata spenta, rappresentando un pericolo per la salute, soprattutto per i bambini. A evidenzialo è uno studio ancora in corso che ha mostrato come, nonostante gli sforzi dei genitori nel tenere i propri figli lontano dal fumo di sigaretta, quasi tutti i bambini abbiano tracce di nicotina nelle mani, compresi coloro che vivono in famiglie di non fumatori.
I primi risultati dello studio, appena pubblicati su JAMA Network Open, sono relativi a un campione di 504 bambini di età inferiore ai 12 anni residenti nell’area di Cincinnati, nell’Ohio, che hanno richiesto assistenza medica presso il Cincinnati Children’s Hospital Medial Center tra febbraio 2020 e maggio 2021. Attraverso l’uso di speciali salviette, in grado di rilevare la presenza di nicotina, gli studiosi hanno osservato che il cosiddetto fumo di terza mano, ovvero il residuo che indugia nei luoghi dove è stato utilizzato il tabacco, era presente sulle mani di poco più del 97% dei bambini, di cui oltre il 95% viveva in famiglie di non fumatori.
Come per molti altri fattori di rischio per la salute, i ricercatori hanno anche rilevato che i bambini che vivevano in famiglie con redditi più bassi avevano maggiori probabilità di avere livelli di nicotina più alti sulle mani, così come i bambini di età compresa tra i 2 e 4 anni, indipendentemente dalla situazione economica famigliare.
Per questa fascia di età, in particolare, i ricercatori mettono in guardia circa il rischio rappresentato dal fumo di terza mano, in quanto l’abitudine dei più piccoli a gattonare e toccare tutti i tipi di superficie, mettendo poi le mani in bocca, rappresenta un percorso privilegiato per l’esposizione a questo tipo di inquinante.
“Per me, personalmente, è stato inaspettato scoprire quanto sia diffusa la nicotina, anche nelle famiglie con bassi tassi di fumo e persino nelle case in cui nessuno ha mai fumato per anni – ha affermato Georg Matt, autore principale dello studio e direttore del Thirdhand Smoke Resource Center di San Diego -. I bambini tra i 2 e 4 anni erano quelli che avevano i più alti livelli di nicotina, cosi come quelli che provenivano da famiglie con minori risorse, probabilmente perché sono anche meno in grado di permettersi di sostituire vecchi tappeti e divani con dei nuovi. Per questo sono necessari divieti di fumo negli interi edifici e molto altro per proteggere i bambini”.