Nuova pillola anti Covid efficace contro le varianti resistenti del virus: come funziona

I ricercatori hanno sviluppato un nuovo farmaco orale sperimentale anti Covid in grado di combattere efficacemente le varianti del coronavirus SARS-CoV-2 resistenti al Paxlovid, l'antivirale attualmente più prescritto. Oltre all'efficacia, al momento dimostrata solo su modelli animali, la pillola chiamata Jun13296 funziona a dosi inferiori rispetto a precedenti farmaci sperimentali analoghi, riducendo il rischio di potenziali effetti collaterali. Se ciò non bastasse, il suo meccanismo di azione non ha bisogno di un secondo principio attivo per la sua azione antivirale, come nel caso della combinazione Nirmatrelvir/ritonavir; ciò riduce i rischi dell'interazione farmacologica. Gli autori dello studio sottolineano che larga parte dei pazienti diabetici o con ipertensione, tra i più esposti alla COVID-19 grave in caso di infezione, non può assumere il Paxlovid proprio a causa dei rischi legati alle interazioni tra farmaci. La pillola Jun13296 potrebbe dunque rappresentare una soluzione preziosa per molti pazienti, sebbene possano volerci ancora molti anni prima di poterla sugli scaffali delle farmacie.
A mettere a punto il nuovo farmaco orale sperimentale anti Covid è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Scuola di Farmacia “Ernest Mario” del Rutgers Health dell'Università Statale del New Jersey, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Scienze Fisiologiche – Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università Statale dell'Oklahoma. I ricercatori, coordinati dal professor Jun Wang, docente presso il Dipartimento di chimica farmaceutica dell'ateneo di Piscataway, hanno sviluppato la pillola anti Covid Jun13296 perfezionando il precedente lavoro sul farmaco sperimentale Jun12682, che è stato surclassato sotto molteplici punti di vista. La nuova pillola è progettata per colpire una proteina del coronavirus SARS-CoV-2 chiamata proteasi simile alla papaina (PLpro) e non prende di mira la proteasi principale dell'agente patogeno. Queste proteine – tecnicamente enzimi – giocano un ruolo fondamentale nei processi di replicazione dei virus, per questo sono bersagli privilegiati dai farmaci antivirali. Inibendoli, di fatto, si eliminano le particelle dei patogeni.
Il fatto che la pillola Jun13296 prenda di mira una proteasi diversa permette al farmaco di essere efficace contro i ceppi del coronavirus SARS-CoV-2 che mostrano resistenza al Paxlovid. Il farmaco sperimentale ha eliminato agevolmente tutte le varianti del patogeno pandemico contro cui è stato testato: “Abbiamo dati per confermare che il nostro inibitore PLpro mantiene una potente inibizione contro tutte le varianti che abbiamo testato”, ha affermato il professor Wang in un comunicato stampa. Recentemente è divenuta dominante negli Stati Uniti e in atri Paesi la variante LP.8.1, che appartiene al lignaggio JN.1 della famiglia Omicron. L'efficacia di Jun13296 è stata dimostrata su modelli murini infettati dal virus, ottenendo tassi di sopravvivenza estremamente elevati; a cinque giorni dall'infezione, infatti, sono stati del 90 percento nei topi trattati col nuovo farmaco candidato, del 40 percento in quelli che avevano ricevuto la precedente versione Jun12682 e dello 0 percento nei topi non trattati con gli antivirali.
Molto rilevanti i dati sui dosaggi, dato che Jun13296 risulta efficace abbattendo infiammazione e livelli virali nei polmoni con soli 75 milligrammi (nei topi), contro i 150-300 milligrammi necessari per ottenere risultati analoghi col Paxlovid, come indicato dai ricercatori. “Negli studi sugli animali, il nostro inibitore di seconda generazione fornisce ancora il 90 percento di protezione a solo un terzo della dose del nostro composto iniziale (Jun12682 NDR) e lo supera significativamente nel ridurre i carichi virali nei polmoni”, ha chiosato il professor Wang.
Il farmaco sperimentale ha quindi tutte le carte in regola per diventare un nuovo potente antivirale contro la COVID-19 ed eventualmente altre infezioni virali, tuttavia i ricercatori sottolineano che servono decine di milioni di dollari per avviare i trial clinici. È per questo che stanno cercando il supporto di una casa farmaceutica o di organizzazioni senza scopo di lucro per i finanziamenti ad hoc. Potrebbe volerci molto tempo prima che questa pillola diventi realtà. I dettagli della ricerca “Design of quinoline SARS-CoV-2 papain-like protease inhibitors as oral antiviral drug candidates” sono stati pubblicati su Nature Communications.