Mangiare così fa perdere più chili della dieta giornaliera, secondo uno studio

Il digiuno intermittente 4:3 sarebbe più efficace della restrizione calorica giornaliera nel favorire la perdita di peso. In altri termini, mangiare per quattro giorni liberamente e per tre giorni seguendo un regime calorico ridotto offrirebbe migliori benefici in termini di chili “bruciati” rispetto a una dieta seguita quotidianamente. Perlomeno per alcune persone. È quanto emerso da un nuovo studio che ha messo a confronto l'efficacia dei due modelli alimentari dopo un anno di valutazione.
Diversi studi hanno già mostrato altri potenziali benefici sulla salute del digiuno intermittente; una ricerca dell'Ospedale Zhongshan dell'Università di Fudan, ad esempio, ha scoperto che questo modello alimentare riduce il rischio di trombosi (coaguli di sangue), che a sua volta rappresenta un volano per infarto del miocardio, ictus e altre malattie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte nei Paesi industrializzati. Chiaramente il digiuno intermittente, del quale ne esistono diverse varianti, non deve essere “fai-da-te”, come spiegato a Fanpage.it dal nutrizionista Pietro Migano, ma è fondamentale essere seguiti da un esperto della nutrizione.
A determinare che il digiuno intermittente può far perdere più chili della restrizione calorica quotidiana è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati dell'Anschutz Health and Wellness Center e del Dipartimento di Medicina presso l'Anschutz Medical Campus dell'Università del Colorado, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti, compreso il Dipartimento di Biologia dell'Accademia dell'Aeronautica Militare degli Stati Uniti. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Victoria A. Catenacci, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto uno studio clinico randomizzato della durata di un anno, mettendo a confronto l'efficacia come strategia dietetica per perdere peso il digiuno intermittente (IMF) 4:3 con la restrizione calorica giornaliera (DCR). Nello studio sono stati coinvolti adulti tra i 18 ai 60 anni (età media 42 anni) in sovrappeso e obesi, con un indice di massa corporea (BMI – Body Mass Index) compreso tra 27 e 46 kg/m2. I partecipanti, in maggioranza donne (73,9 percento) sono stati assegnati casualmente a uno dei due modelli alimentari.
Come indicato nell'abstract dello studio, è stato chiesto al gruppo del digiuno intermittente di abbattere dell'80 percento l'assunzione di calorie per tre giorni alla settimana su quattro non consecutivi, mentre nei restanti giorni potevano mangiare liberamente, ovvero “ad libitum”, senza alcuna restrizione. Più nello specifico, nei tre giorni di digiuno le calorie dovevano essere tra le 400 e le 600 al giorno per le donne e tra le 500 e le 700 al giorno per gli uomini. Al gruppo della restrizione calorica giornaliera è stata invece chiesta una restrizione calorica giornaliera del 34 percento, al fine di eguagliare il medesimo apporto del digiuno intermittente 4:3. Di concerto, tutti i partecipanti sono stati invitati ad aumentare l'attività fisica, portandola a 300 minuti di esercizi moderati a settimana (le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano dai 150 ai 300 minuti a settimana di esercizio fisico moderato).
Al termine del periodo di follow-up, durato 12 mesi, i ricercatori hanno confrontato i risultati dei due modelli alimentari, osservando un vantaggio del digiuno intermittente in termini di chilogrammi persi. Più nello specifico, i partecipanti del gruppo 4:3 hanno perso in media 7,7 kg, contro i 4,8 kg del gruppo della restrizione calorica giornaliera. Dal punto di vista percentuale il calo è stato rispettivamente del 7,6 e 5 percento; non una differenza enorme ma comunque significativa, tenendo anche presente che le persone del gruppo 4:3 potevano mangiare ciò che volevano per quattro giorni su sette. “È stato sorprendente ed emozionante per me scoprire che era meglio”, ha affermato in un comunicato stampa la professoressa Catenacci, docente di endocrinologia presso la Scuola di Medicina dell'ateneo del Colorado. “Il messaggio più importante per me è che questa è una strategia dietetica che è un'alternativa basata sull'evidenza, specialmente per le persone che hanno provato la DCR e l'hanno trovata difficile”, ha chiosato la scienziata.
Le diete “drastiche” con restrizione calorica giornaliera continua possono essere infatti molto difficili da seguire, mentre poter alternare giorni di “digiuno” ad altri in cui si può mangiare liberamente potrebbe migliorare sensibilmente l'aderenza al modello dietetico e dunque determinare risultati migliori in termini di chili perduti e benefici per la salute. Durante lo studio, del resto, i tassi di abbandono sono stati del 19 percento per il gruppo del digiuno intermittente e del 30 percento per quello della DCR. Segnaliamo che tra gli altri benefici osservati dai ricercatori figurano anche miglioramenti nella pressione sanguigna.
Al netto dei risultati positivi, vanno comunque tenuti presenti alcuni limiti dello studio, come ad esempio il fatto che il consumo di cibo è stato auto-riportato dai partecipanti e, nel gruppo del digiuno intermittente, sono stati segnati solo i giorni di digiuno. Ciò significa che in teoria le persone potrebbero aver seguito una restrizione calorica anche negli altri giorni e non aver mangiato “a piacere”. Va inoltre determinato attraverso altre indagini se questo modello possa essere efficace per altre popolazioni, come i malati di diabete e cancro, così come nelle persone anziane. Come sempre, quando si decide di iniziare una dieta, la raccomandazione è quella di rivolgersi a dietologi e nutrizionisti ed evitare assolutamente le iniziative personali. I dettagli dello studio “The Effect of 4:3 Intermittent Fasting on Weight Loss at 12 Months: A Randomized Clinical Trial” sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Internal Medicine.