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La vitamina D potrebbe rallentare la progressione della sclerosi multipla: ecco cosa dice la scienza

Gli integratori di vitamina D possono avere un ruolo nel rallentare la progressione della sclerosi multipla, riducendo l’attività della malattia: un nuovo studio ha fornito le prove dell’efficacia, aprendo a nuove ricerche sui meccanismi coinvolti.
A cura di Valeria Aiello
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Un nuovo studio suggerisce che la vitamina D possa avere un ruolo nel rallentare la progressione della sclerosi multipla, la malattia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale. I ricercatori hanno osservato che l’assunzione di vitamina D ad alto dosaggio rallenta la progressione della malattia, riducendone l’attività.

In precedenza, la carenza di vitamina D è stata identificata come un fattore di rischio per la sclerosi multipla, ma gli studi finora condotti non avevano prodotto evidenze conclusive sui benefici dell’integrazione: gli studiosi hanno pertanto valutato l’efficacia dell’assunzione di vitamina D in una sperimentazione in doppio cieco, controllata con placebo, denominata D-Lay MS, coinvolgendo 303 persone a cui era stata diagnosticata la sindrome clinicamente isolata, una condizione caratterizzata dalla comparsa di uno o più segni neurologici dovuti all’infiammazione o al processo di demielinizzazione (la perdita della mielina – sostanza che riveste gli assoni delle fibre nervose), che può portare alla sclerosi multipla.

Lo studio su vitamina D e sclerosi multipla

Lo studio clinico che ha valutato l’efficacia della vitamina D nella sindrome clinicamente isolata tipica della sclerosi multipla ha dimostrato che l’integrazione può rallentare la progressione della malattia. Come dettagliato in un articolo di ricerca recentemente pubblicato su JAMA, i pazienti trattati per 24 mesi con la vitamina D orale (colecalciferolo) in dosi da 100.000 UI ogni due settimane hanno mostrato una riduzione dell’attività della malattia (meno lesioni al cervello e al midollo spinale) rispetto ai pazienti del gruppo placebo.

L’attività della malattia, definita come comparsa di una recidiva e/o attività riscontrabile alla risonanza magnetica (lesioni nuove e/o con contrasto), è stata osservata in 94 pazienti (60,3%) nel gruppo trattato con vitamina D e in 109 pazienti (74,1%) del gruppo placebo – hanno precisato i ricercatori – . Questi risultati indicano che la monoterapia con alte dosi di colecalciferolo riduce significativamente l’attività della malattia rispetto al placebo”.

Anche se sono necessari ulteriori studi per verificare il ruolo della vitamina D e comprendere i meccanismi coinvolti nella minore attività della malattia, i dati sui benefici sono un promettente passo in avanti nel trattamento della sclerosi multipla. “Suggeriscono che il colecalciferolo può rappresentare un’alternativa terapeutica poco costosa, con un basso rischio di eventi avversi, dopo la diagnosi di sindrome clinicamente isolata  hanno evidenziato i ricercatori – . Ciò è significativo soprattutto dove l’accesso ai farmaci che ritardano la progressione della malattia resta ancora limitato”.

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