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Il digiuno intermittente può ridurre molto il rischio di trombosi, secondo uno studio

I ricercatori hanno determinato che il digiuno intermittente è in grado di contrastare l’iperattività piastrinica e il rischio di trombosi, riducendo di conseguenza le probabilità di infarto e ictus. Il popolare modello dietetico ha tuttavia anche rischi significativi se non supervisionato da un dietologo o nutrizionista, ecco perché è fondamentale evitare il fai-da-te.
A cura di Andrea Centini
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Il digiuno intermittente, un modello alimentare attualmente popolare caratterizzato sia da rischi che benefici, è associato a una significativa riduzione del rischio di trombosi, ovvero la formazione di coaguli di sangue pericolosi, che possono innescare gravi patologie cardiovascolari come infarto del miocardio e ictus. In parole semplici, l'astensione dal cibo per un tempo più o meno prolungato è in grado di influenzare l'attivazione delle piastrine (o trombociti) contrastandone l'iperattività. Questi elementi figurati del sangue giocano un ruolo fondamentale nell'arresto del sanguinamento (emostasi) e nella coagulazione del sangue; in presenza di iperattività piastrinica – una condizione catalizzata da malattie metaboliche come il diabete, infiammazione e altre patologie – i trombociti tuttavia si aggregano in modo anomalo e possono dar vita a coaguli di sangue (trombi), potenzialmente in grado di ostruire le arterie e innescare i gravi eventi cardiovascolari di cui sopra. Secondo il nuovo studio, il digiuno intermittente fungerebbe da argine contro questo rischio influenzando il microbiota intestinale, l'insieme della flora batterica che popola il nostro organo digerente.

A determinare che il digiuno intermittente può ridurre il rischio di trombosi è stato un team di ricerca cinese guidato da scienziati dei dipartimenti di cardiologia e malattie infettive dell'Ospedale Zhongshan dell'Università di Fudan, che hanno collaborato con i colleghi dell'Istituto di malattie cardiovascolari di Shanghai e del Centro nazionale di ricerca clinica per la medicina interventistica. I ricercatori, coordinati dal professor Junbo Ge dell'ateneo di Fudan, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i dati clinici di pazienti affetti da malattia coronarica (l'aterosclerosi è associata al rischio di infarto e ictus) e aver condotto alcuni esperimenti con modelli murini, nello specifico topi knockout dell'apolipoproteina E o ApoE, spesso utilizzati nella ricerca scientifica.

Come fa il digiuno intermittente a proteggere dalla trombosi

Dalle indagini è stato evidenziato che il digiuno intermittente è in grado di contrastare l'attivazione piastrinica e la trombosi sia negli esseri umani che nei topi geneticamente modificati attraverso una modulazione della flora batterica intestinale. In pratica, la sospensione temporanea dell'alimentazione spinge i batteri del microbiota intestinale a produrre più acido indolo-3-propionico (IPA), un metabolita associato soprattutto al Clostridium sporogenes, un “batterio buono” che sfrutta il triptofano per generare il composto. Questo metabolita è noto per le sue spiccate proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e neuroprotettive. La sua presenza in concentrazioni elevate nel plasma, spiegano i ricercatori cinesi, “attenua direttamente l'attivazione piastrinica legandosi al recettore piastrinico X del pregnano (PXR) e sopprimendo le vie di segnalazione a valle, tra cui Src/Lyn/Syk e LAT/PLCγ/PKC/Ca 2+”. In altri termini, contrasta l'iperattività piastrinica e abbatte il rischio di formazione di coaguli di sangue, riducendo di fatto il rischio di trombosi, secondo il professor Ge e colleghi. Per questo motivo gli autori dello studio ritengono che un intervento non famacologico come il digiuno intermittente potrebbe ridurre in modo significativo il rischio di gravi patologie cardiovascolari, che sono tra le principali cause di morte al mondo.

I risultati del nuovo studio contrastano con quelli di una recente ricerca preliminare presentata durante una conferenza dell’American Heart Association, nella quale è stato rilevato che la modalità di digiuno intermittente 16:8 – dove il consumo dei pasti è concentrato in 8 ore e nelle restanti 16 si resta senza mangiare – è associata a un rischio superiore di malattie cardiovascolari del 91 percento. Ricordiamo che esistono anche altri sistemi di questo modello alimentare, come 12:12, 14:10 e il più estremo 20:4. I risultati dello studio sono stati aspramente criticati da una parte della comunità scientifica, che ha invece sottolineato i benefici del digiuno intermittente, se fatto nel modo giusto e sotto la supervisione di dietologi e specialisti della nutrizione.

I rischi del digiuno intermittente fai-da-te

Come spiegato a Fanpage.it dal nutrizionista Pietro Migano “non bisogna mai improvvisarsi autodidatti quando si parla di digiuno”. “Soprattutto chi è abituato a un'alimentazione ricca di zuccheri – evidenzia l'esperto – i primi giorni può sperimentate diversi problemi come affaticamento, cali di pressione, vertigini, e se questi si verificano senza che ci sia la supervisione di un medico, la persona può mettere davvero a rischio la propria salute”. Nonostante i vantaggi su perdita di peso e salute cardiovascolare è dunque fondamentale farsi seguire da un professionista e non lanciarsi in diete fai-da-te suggerite da influencer e vip sui social network. I dettagli del nuovo studio “Intermittent fasting inhibits platelet activation and thrombosis through the intestinal metabolite indole-3-propionate” sulla riduzione del rischio di trombosi sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Life Metabolism.

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