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Fegato di maiale trapiantato in un essere umano per la prima volta al mondo

Per la prima volta al mondo medici cinesi hanno eseguito un trapianto di fegato di maiale in un essere umano. L’organo, geneticamente modificato per essere più compatibile, ha funzionato dieci giorni e non è stato rigettato dal sistema immunitario.
A cura di Andrea Centini
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Eseguito con successo il primo trapianto di fegato di un maiale in un uomo. Più correttamente, si è trattato di uno xenotrapianto ausiliario, con l'organo del suino geneticamente modificato che è stato collegato al corpo della persona coinvolta mantenendo anche il suo organo. Per dieci giorni il fegato del suino ha prodotto correttamente composti fondamentali come albumina e bile, non è stato rigettato dal sistema immunitario e soprattutto ha dimostrato che la trombocitopenia – crollo del numero di piastrine – associata allo xenotrapianto epatico è reversibile, dato che in pochi giorni il numero dei corpuscoli cellulari è tornato a un livello adeguato.

È doveroso sottolineare che il trapianto è stato eseguito su una persona in morte cerebrale, dunque non possiamo sapere se il fegato avrebbe permesso la sopravvivenza di un paziente con un'insufficienza epatica critica. Lo studio serviva a determinare la fattibilità dello xenotrapianto, verificare il funzionamento dell'organo e scongiurare il rigetto. I risultati sono stati così positivi che molto probabilmente vedremo presto il primo xenotrapianto di fegato in un paziente in attesa di un organo, come accaduto nel caso di reni e cuore trapiantati nei mesi scorsi. L'obiettivo è riuscire a ottenere organi funzionali dagli animali che potrebbero abbattere le liste di attesa, un problema storico per questi delicati interventi. Ciò, tuttavia, solleva una questione etica da non sottovalutare; non tutti sarebbero disposti ad accettare organi "coltivati" in altri esseri viventi da sacrificare.

A eseguire lo xenotrapianto ausiliario di fegato è stato un team di ricerca cinese guidato da scienziati del Dipartimento di chirurgia epatobiliare dell'Ospedale Xijing – Quarta Università medica militare di Xi'an, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dei dipartimenti di Radiologia, Urologia e Medicina di Laboratorio Clinico. I ricercatori, coordinati dai professori Ke-Feng Dou e Kai-Shan Tao, dopo aver ottenuto il permesso dai parenti dell'uomo hanno eseguito lo xenotrapianto ausiliario e mantenuto l'organo per dieci giorni, prima che gli stessi famigliari chiedessero di interrompere lo studio. Ricordiamo che una persona in morte cerebrale non può nemmeno essere definita “paziente”, dato che sussiste l'irreversibile cessazione di tutte le funzioni del cervello e la persona viene legalmente considerata deceduta (in Italia e in molti altri Paesi). Tuttavia è possibile far “funzionare” altri organi attraverso le macchine; è proprio ciò che hanno verificato gli scienziati cinesi.

Il fegato utilizzato, fatto crescere in un maiale, era geneticamente modificato al fine di ridurre in modo significativo il rischio di rigetto. Gli scienziati ritengono che lo xenotrapianto (proveniente da altra specie) di fegato è molto più complesso di quello di altri organi, alla luce del fatto che le proteine e gli altri composti sintetizzati dalle cellule epatiche possono a loro volta attivare il sistema immunitario e scatenare un'aggressiva reazione di rigetto. Proprio per questo le sei modifiche genetiche erano tutte volte a eliminare i geni legati al rigetto e all'aggiunta di geni umani per migliorare la “compatibilità” dell'organo del suino con Homo sapiens. Come spiegato a Science Media Centre dal professor Peter Friend, docente di Trapianti presso l'Università di Oxford e non coinvolto nello studio, le modifiche genetiche effettuate dal team cinese “sono simili (anche se non identiche) a quelle utilizzate nei recenti xenotrapianti clinici di cuore e rene, e anche negli studi sulla circolazione incrociata xeno-fegato condotti presso l'Università della Pennsylvania”.

Come indicato, nel corso dei dieci giorni il fegato ha prodotto bile e albumina, non si è verificato rigetto – anche grazie ai farmaci immunosoppressori – e il numero di piastrine è ritornato alla normalità nel periodo del test. Ci sono pertanto le potenziali condizioni per tentare lo xenotrapianto di fegato in un paziente con insufficienza epatica, tuttavia al momento non sappiamo quanto potrebbe essere realmente efficace. “La presenza del fegato nativo del ricevitore cerebralmente morto significa che non possiamo estrapolare la misura in cui questo xenotrapianto avrebbe supportato un paziente con insufficienza epatica”, ha spiegato il professor Friend. Non resta che attendere gli ulteriori sviluppi di questa sperimentazione, tenendo comunque presenti le doverose considerazioni etiche sullo sfruttamento degli animali trasformati in fabbriche di organi. I dettagli della ricerca “Gene-modified pig-to-human liver xenotransplantation” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.

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