Farmaci generici associati a oltre il 50% di reazioni avverse gravi in più: studio USA lancia l’allarme
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Un inquietante studio ha rilevato che oltre il 50 percento dei farmaci generici (o equivalenti) è associato a un rischio superiore di reazioni avverse gravi – come ricovero in ospedale, disabilità e morte – rispetto ai farmaci di marca col medesimo principio attivo. È quanto emerso da una nuova indagine condotta negli Stati Uniti, nella quale sono stati messi a confronto i tassi degli esiti avversi dei farmaci di riferimento (quelli “griffati”) prodotti negli USA con quelli dei farmaci generici realizzati in altri Paesi, in particolar modo di quelli con economie emergenti. Nello specifico, è stato rilevato che i farmaci equivalenti importanti dall'India – tra i principali produttori mondiali – erano associati al 54 percento in più di gravi reazioni avverse rispetto a quelli di riferimento. Nel grande Paese asiatico vengono prodotti moltissimi farmaci equivalenti (diversi distribuiti anche in Italia) e questa scoperta getta una possibile ombra su problemi relativi nella catena produttiva.
Gli autori dello studio sottolineano di non voler accusare i produttori indiani in alcun modo, né criticare l'India, dato che ci sono “buoni produttori in India e cattivi produttori negli Stati Uniti”. Tuttavia sottolineano che la Food and Drug Administration (FDA) non ispeziona i farmaci generici provenienti dall'estero con lo stesso rigore di quelli prodotti in casa. Ad esempio, a differenza di ciò che avviene negli USA, i controlli vengono annunciati in anticipo e ciò può permettere a chi produce questi farmaci di nascondere eventuali problematiche. Al di là di questo dettaglio, è comunque fondamentale indicare che siamo innanzi a uno studio di associazione, dunque che non evidenzia rapporti di causa-effetto tra farmaci generici e reazioni avverse gravi. In altri termini, non è detto che siano proprio questi farmaci a innescarle, nonostante la solidità dell'associazione statistica. Inoltre i farmaci equivalenti non vanno assolutamente demonizzati, dato che rappresentano un aiuto preziosissimo per milioni di persone in tutto il mondo grazie al costo inferiore.
L'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) spiega in una nota che un farmaco equivalente “è una copia del suo farmaco di riferimento (farmaco “di marca” o “griffato”) presente sul mercato già da molti anni e il cui brevetto sia scaduto. Infatti, un farmaco equivalente (o generico) non può essere messo in commercio se il brevetto del medicinale di marca è ancora valido”. Dal punto di vista formale “il decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219 definisce il medicinale generico come “un medicinale che ha la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze attive e la stessa forma farmaceutica del medicinale di riferimento nonché una bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati di biodisponibilità”. Di fatto, i farmaci equivalenti hanno il medesimo principio attivo, dosaggio e metodo di somministrazione (compresse o capsule, per esempio), devono inoltre essere bioequivalenti e costare almeno il 20 percento in meno di quelli di marca. La differenza nel prezzo fondamentalmente risiede nella ricerca condotta dalla casa farmaceutica originale per arrivare all'approvazione del principio attivo. Tra i due tipi di farmaci possono comunque esserci delle differenze negli eccipienti, che sono le altre sostanze presenti nel farmaco ma prive di azione terapeutica. Anch'esse possono essere associate a potenziali effetti collaterali e reazioni avverse severe; del resto non esistono farmaci sicuri al 100 percento e l'autorizzazione si basa sempre sul soppesare benefici e costi.
A determinare che i farmaci generici prodotti in India sono associati a oltre il 50 percento di reazioni avverse in più rispetto a quelli di marca statunitensi è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università Statale dell'Ohio. I ricercatori, coordinati dai professori In Joon Noh (ora all'Università della Corea) e John Gray, docente di chirurgia presso il Fisher College of Business dell'ateneo americano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver confrontato i tassi delle reazioni avverse gravi (ospedalizzazione, disabilità e morte) in associazione a circa 2.500 farmaci, prodotti negli USA e nelle economie emergenti (oltre il 90 percento dei quali provenienti dall'India). Per analizzare statisticamente la sicurezza dei singoli farmaci il professor Noh e colleghi hanno preso come riferimento il database del sistema di segnalazione degli eventi avversi della FDA, chiamato FAERS. Come indicato, dall'analisi è emerso che ai farmaci generici indiani era associato il 54 percento delle reazioni avverse gravi in più.
Ma da cosa potrebbe dipendere questa rilevante differenza? “La regolamentazione della produzione farmaceutica e, di conseguenza, le pratiche di garanzia della qualità differiscono tra le economie emergenti come l'India e quelle avanzate come gli Stati Uniti”, ha affermato il professor Gray in un comunicato stampa, aggiungendo che “il luogo in cui vengono prodotti i farmaci generici può fare una differenza significativa”. Di fatto, i tassi maggiori di eventi avversi potrebbero essere associati a problemi nella catena di produzione od operativi che possono deteriorare la qualità dei farmaci generici che arrivano in commercio, nonostante la FDA assicuri che i farmaci equivalenti sono ugualmente sicuri ed efficaci rispetto a quelli di riferimento.
I ricercatori evidenziano che per i principi attivi con brevetto scaduto la competizione diventa serrata al fine di mettere sul mercato farmaci sempre più economici; questo potrebbe compromettere la qualità in qualche passaggio della filiera produttiva. Per migliorare la qualità di questi farmaci, pertanto, gli autori dello studio sottolineano l'importanza di aumentare la trasparenza per i consumatori, indicando anche il Paese d'origine. “Questo può aiutare a creare un mercato in cui la qualità dei farmaci è incentivata più di quanto non lo sia oggi”, ha chiosato il coautore dello studio George Ball dell'Università dell'Indiana.
È doveroso sottolineare che lo studio è stato condotto negli Stati Uniti e mettendo a confronto farmaci statunitensi con quelli delle economie emergenti, pertanto gli stessi risultati potrebbero non valere per l'Unione Europea e dunque anche per l'Italia, dove ci sono procedure diverse per autorizzare l'immissione in commercio dei principi attivi. I dettagli della ricerca “EXPRESS: Are All Generic Drugs Created Equal? An Empirical Analysis of Generic Drug Manufacturing Location and Serious Drug Adverse Events” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Production and Operations Management.