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Buco nell’ozono ai tropici, esperti scettici: “Studio con gravi errori e affermazioni infondate”

Il nuovo studio che ha determinato l’esistenza di un enorme buco nell’ozono ai tropici è stato pesantemente attaccato dalla comunità scientifica.
A cura di Andrea Centini
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Il 5 luglio sulla rivista scientifica AIP Advances è stato pubblicato uno studio che ha fatto sobbalzare dalla sedia più di qualche scienziato. Il ricercatore Qing-Bin Lu dell'Università di Waterloo (Canada) ha infatti annunciato di aver dimostrato l'esistenza di un enorme buco nell'ozono sopra ai tropici, profondo quanto quello sull'Antartide e ben sette volte più esteso. Ma non solo. Questa “voragine” nello strato di ozono starebbe lì sin dagli anni '80, inoltre, a differenza del fenomeno noto a tutti, non sarebbe stagionale (il buco nell'ozono antartico ha cicli che lo portano a espandersi e restringersi) bensì persistente. Insomma, si tratterebbe di una vera e propria spada di Damocle sulle popolazioni dell'area tropicale, considerando che lo strato di ozono ci protegge dalle radiazioni ultraviolette più intense e dai rischi che comportano, come cancro e malattie agli occhi. Il professor Lu è giunto alle sue conclusioni analizzando dati osservativi e sfruttando modelli matematici, che hanno rilevato meccanismi fisici analoghi a quelli che si verificano sull'Antartide. Le sue conclusioni, per quanto suffragate dal superamento della revisione fra pari e dal comunicato stampa dell'Università di Waterloo, non avrebbero fatto breccia nella comunità scientifica internazionale, anzi, si parla di grossolani errori e affermazioni infondate.

Il portale Science Media Centre, specializzato nel raccogliere i pareri degli esperti su notizie scientifiche divenute virali, ha riportato le dichiarazioni di tre scienziati specializzati in Fisica atmosferica e ricerche sull'ozono che hanno praticamente distrutto lo studio del collega. Il primo ad attaccarlo è stato il professor Paul Young, docente presso l'Università di Lancaster (Regno Unito) e a capo del team di ricerca dell'Organizzazione mondiale della meteorologia (OMM) e del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) che sta studiando l'esaurimento dello strato di ozono. Insomma, probabilmente si tratta del più autorevole studioso sul tema. Il professor Young ha affermato che “non esiste un ‘buco dell'ozono tropicale‘, guidato dagli elettroni dei raggi cosmici o da altro come proposto dall'autore”. “I cambiamenti a lungo termine e la variabilità da un anno all’altro dello strato di ozono nella bassa stratosfera tropicale (circa 15 – 20 km di altezza) sono ben noti e sono il risultato sia di processi guidati dall’uomo che di fattori naturali”, ha aggiunto lo studioso. “L'identificazione da parte dell'autore di un ‘buco dell'ozono tropicale' dipende dal fatto che ha osservato i cambiamenti percentuali nell'ozono, piuttosto che i cambiamenti assoluti, essendo questi ultimi molto più rilevanti per i raggi UV dannosi che raggiungono la superficie. È interessante notare che anche il suo articolo non attinge dalla vasta letteratura che esplora e documenta le tendenze dell'ozono in tutte le regioni dell'atmosfera”, ha chiosato Young.

Ampio scetticismo è stato espresso anche dalla dottoressa Marta Abalos Alvarez, ricercatrice presso il Dipartimento di Fisica della Terra e Astrofisica dell'Università Complutense di Madrid (UCM), Spagna. “Secondo me l'articolo manca del rigore scientifico necessario per essere un contributo affidabile. Contiene molti ragionamenti con gravi errori e affermazioni infondate, contraddicendo risultati precedenti che sono comprovati. L'esaurimento dell'ozono ai tropici non è una novità ed è dovuto principalmente all'accelerazione della circolazione Brewer-Dobson. Infine, la rivista in cui è pubblicata ha un fattore di impatto molto basso”, ha sentenziato la ricercatrice. Dello stesso avviso anche il professor Martyn Chipperfield, docente di Chimica dell'Atmosfera presso l'Università di Leeds (Regno Unito). “Sono sorpreso che questo studio sia stato pubblicato nella sua forma attuale. I risultati di questo lavoro saranno molto controversi e non sono convinto che siano corretti. Abbiamo già una buona comprensione dell'esaurimento dell'ozono polare dovuto a diversi meccanismi chimici consolidati che possono spiegare la chiusura lenta e variabile del buco dell'ozono antartico, e questa nuova ricerca non mi convince del contrario. L'affermazione in questa ricerca di così grandi cambiamenti nell'ozono ai tropici non è stata evidente in altri studi, il che mi rende molto scettico. La scienza non dovrebbe mai dipendere da un solo studio e questo nuovo lavoro necessita di un'attenta verifica prima di poter essere accettato come dato di fatto”, ha chiosato Chipperfield.

Al momento il professor Qing-Bin Lu non ha replicato alle "bordate" da parte dei colleghi, ma innanzi a una contestazione simile non è da escludere che l'editore possa riconsiderare le conclusioni dello studio e ritirarlo dalla rivista scientifica. C'è comunque da sottolineare che lo scienziato dell'Università di Waterloo aveva affermato che sarebbero stati necessari ulteriori studi accurati per valutare l'esaurimento dell'ozono, il cambiamento delle radiazioni ultraviolette e su tutte le conseguenze che esse comportano per la salute. Non resta che attendere gli sviluppi di questo confronto scientifico.

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