Volevano mettere la Francia in ginocchio. Volevano colpirla al cuore. Al cuore della sua libertà d'espressione. Volevano che Parigi si piegasse al terrore, volevano che le persone se ne rimanessero chiuse in casa perché impaurite. Ma Parigi ha risposto come solo lei sa fare. La Francia ha risposto scendeno in piazza. Quattro milioni di persone: ebrei, cristiani, musulmani, atei tutti uniti sotto quel drappello tricolore che in Europa – e nel mondo – ha ancora un significato. Quel tricolore sotto il quale le religioni si uniscono al grido di "Io sono Francese". Perché questa è la lezione della piazza. Questa è la lezione che arriva oggi da Parigi: un'innata capacità di essere popolo. La capacità di essere storia. Perché loro sanno (e non cantanto soltanto) che "la storia siamo noi, nessuno si senta escluso".
La Francia, oggi, si è caricata sulle spalle il peso dell'Europa. Perché oggi ci ha insegnato che all'odio non risponde con l'odio ma con l'integrazione. Che alla libertà non si risponde con il terrore ma con più libertà. Che si è sempre Charlie, non solo quando ci fa piacere.
La lezione che ci arriva dalla Francia sono gli ebrei e musulmani che marciano insieme. Sono quelli che "hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare" che in piedi, al freddo, abbracciano la statua della repubblica. Sono i turisti che cantano insieme ai francesi la Marsigliese. Sono le persone, tante, come solo dopo la liberazione dal nazismo.
E' la Francia che si rimette sulle proprie gambe. Perché solo chi conosce, davvero, l'importanza della libertà sa alzarsi in piedi e riprendersela. Tutte le volte che ce ne sarà bisogno.