Turista francese ucciso in strada a coltellate in Tunisia: “Aggressore urlava Allahu Akhbar”
Un turista francese è stato ucciso lunedì in Tunisia a seguito di una sanguinosa aggressione a colpi di coltello avvenuta nella città di Zarzouna, nel governatorato di Biserta, nella punta più a nord del Paese nordafricano. A renderlo noto è stato lo stesso Ministero dell'Interno di Tunisi attraverso un comunicato ufficiale del governo locale in cui viene spiegato che nella stessa azione l'assalitore ha accoltellato anche un militare tunisino che è rimasto ferito. Il soldato è stato soccorso e trasportato in ospedale dove è ora ricoverato mentre per il turista non c'è stato nulla da fare. Secondo i media locali, l'aggressione sarebbe avvenuta nei pressi dell'uscita di un bagno turco della città dove il francese era in visita alla sorella, sposata con un tunisino. Dopo aver colpito i due uomini, l'assalitore si è dato alla fuga tra i vicoli cittadini facendo perdere le proprie tracce ma è stato catturato dalla polizia nelle prime ore di martedì
Stando quanto raccontato da Nessma tv citando alcuni testimoni, l'assalitore avrebbe gridato ‘Allahu Akbar' durante l'attacco mortale ma le autorità locali al momento non danno dettagli precisi sull'accaduto. Secondo le autorità tunisine, al contrario il responsabile dell'attacco sarebbe una persona nota alle unità di polizia locali che si occupano di criminalità comune. L'uomo è stato fermato poco dopo le 6 mentre stava tentando di rientrare a casa sua dove però erano appostati gli agenti. Gli sono stati sequestrati un coltello, presunta arma del delitto e uno zaino pieno di abiti. Del caso si sta occupando la sezione antiterrorismo della polizia tunisina ma la natura e la dinamica dei fatti deve ancora essere accertata. Secondo il comunicato del ministero dell'Interno, l'accoltellatore era appena uscito dal carcere ma non è escluso che proprio lì sia venuta una possibile radicalizzazione. "Faremo di tutto per individuare, fermare e perseguire l'autore di questa aggressione e determinare le motivazioni del gesto" avevano assicurato gli inquirenti tunisini subito dopo i fatti.