Terremoto, due italiani a Bangkok: “Eravamo al 39esimo piano, i muri del palazzo ci prendevano a schiaffi”

"La mia paura era che dopo ogni scalino che facevamo venisse giù tutto quanto", a dirlo ai microfoni di Fanpage.it è Lara, mentre racconta la discesa dai 39 piani del palazzo in cui si trovava a Bangkok insieme al marito Daryl durante il terremoto di magnitudo 7.7 del 28 marzo, con epicentro in Myanmar.
Lara e Daryl sono due nomadi digitali, ovvero persone che lavorano da remoto mentre girano il mondo. Negli attimi precedenti alla scossa Lara sta registrando un video con il telefono, mentre Daryl è in bagno. "Ho iniziato a sentire la testa che girava e ho pensato che fosse strano, ma quando l'ho detto a Daryl anche lui aveva la stessa sensazione", spiega. Inizialmente per entrambi è stato difficile capire cosa stesse realmente succedendo – se fosse un terremoto oppure se stesse crollando il palazzo – "perché dal 39esimo piano non non capisci effettivamente se si sta muovendo qualcos'altro, vieni solo sballottato da una parte all'altra", dice Daryl.
I dubbi finiscono quando la porta della camera inizia a sbattere, le tende si muovono, i lampadari oscillano e tutte le altre persone del piano scappano verso l'uscita. Sulle scale di emergenza ci sono persone che cadono e bambini che vengono presi in braccio dai genitori "perché non riescono a scendere velocemente". Sul pavimento delle scale si vedono sangue e acqua, "perché la piscina del 41esimo piano del palazzo ha iniziato a sballottare buttando fuori l'acqua e sicuramente qualcuno si è fatto male durante la discesa con i calcinacci o con i vetri".
C'è chi esce senza vestiti o senza scarpe, perché in momenti come quello "l'ultima cosa che pensi è come sei conciato, vuoi scappare e basta". Ci vogliono più di cinque minuti per arrivare al piano terra e, per tutto quel tempo, il palazzo continua "a muoversi come se dovesse formare una S".
Appena arrivati all'uscita gli addetti alla sicurezza dicono alle persone di correre più lontano possibile dall'edificio, perché sulla strada si trovano palazzi da entrambi i lati. "Noi ci siamo messi sotto le colonne portanti della scala antincendio della metro, era il posto più sicuro", spiega Daryl.
Rimangono per strada dalle 13.30 alle 18.30 mentre gli ingegneri controllano il palazzo con alcuni macchinari per valutare le eventuali crepe o i danni strutturali. Le strade sono piene di ambulanze e veicoli privati di gente che scappa dalla città, mentre le metro sono chiuse.

Fuori ci sono dai 36 ai 38 gradi, molte persone stanno male per il caldo. Alle 18.30 il proprietario del palazzo di Lara e Daryl li informa che sono stati fatti i controlli e che è possibile tornare negli appartamenti, "ma non ce la sentivamo di dormire al 39esimo piano", quindi sono rimasti nell'atrio del palazzo. Come loro, molte altre persone hanno scelto di non tornare ai propri piani per paura di altre scosse e visti i danni che ha riportato la struttura. "La parte superiore dell'ascensore è crollata e si è frantumata e sui muri ci sono crepe più o meno profonde", spiegano.
Molti altri hanno chiamato i taxi e sono andati via: "Quando siamo scesi per prendere qualcosa da mangiare abbiamo visto tutte quante queste persone con valigie, borsoni anche improvvisati. C'era chi scappava con la cesta del bucato con le prime cose che è riuscito a prendere". La sensazione di Daryl è simile a una labirintite che non ti permette di capire quale sia il tuo "punto nello spazio", mentre per Lara l'unico pensiero è rimasto per tutto il tempo: "ora crolla tutto, è finita".