Si fa 9 ore al giorno in treno per andare al lavoro: “Ne vale la pena, voglio fare carriera”

Lavorare può essere difficile anche senza considerare il tempo trascorso nel tragitto casa-lavoro. Tuttavia, per molti pendolari, lo stress fisico e psicologico derivante dalle ore passate a viaggiare verso l'ufficio è una realtà quotidiana. Alcuni hanno la fortuna di vivere vicino al loro posto di lavoro, mentre altri, per necessità o per scelta, sono costretti a affrontare lunghi tragitti ogni giorno, trascorrendo ore in auto o sui mezzi pubblici. Si tratta di un sacrificio che, purtroppo, non tutti sono disposti a fare, ma che, per alcuni, è l’unica opzione per proseguire nella propria carriera.
Una di queste persone è Ruth Ajala, una trentenne originaria di Portsmouth, in Regno Unito. Dopo aver passato mesi a cercare un'occupazione nella sua città natale, Ruth ha capito che non avrebbe mai trovato l'opportunità che desiderava restando nella sua zona. Quindi ha preso una decisione: spostarsi oltre i confini della sua zona di residenza e cercare un impiego più lontano. La sua scelta ha avuto successo, ma con una condizione: l’ufficio si trovava a Londra, a quasi quattro ore di distanza.
Oggi, Ruth impiega circa nove ore al giorno per andare e tornare dal lavoro, come dimostra nei video che condivide su TikTok. Un sacrificio enorme, considerando che è anche madre di una bambina piccola. Nonostante le difficoltà, Ruth non si è lasciata abbattere. È determinata a costruirsi un futuro migliore, e afferma che ogni minuto del suo viaggio le permette di avvicinarsi ai suoi obiettivi professionali. Per lei, l’importante è avere chiari gli obiettivi da raggiungere, e questo la spinge a fare sacrifici.
Ogni settimana, Ruth viaggia due giorni a Londra, ma la sua giornata inizia molto presto. La sveglia suona alle 4:30 del mattino, per permetterle di prendere il treno delle 5:15, che la porterà a Heathrow, dove arriva intorno alle 8:45. Finito il turno di lavoro, Ruth si rimette in viaggio e trascorre altre ore sui mezzi pubblici, per tornare a Portsmouth intorno alle 7:45 di sera. Un’intera giornata di spostamenti, a cui si aggiunge il lavoro stesso. Nonostante questo, Ruth è determinata a farcela.
Per gestire meglio il tempo del pendolarismo, Ruth ha sviluppato una sorta di strategia. Durante il lungo tragitto, trova il modo di leggere o di riposarsi. Non usa mai il cellulare, poiché questo le causa ulteriore stress. "Mi piace evitare il telefono", ha spiegato, "perché lo trovo ancora più stressante." In effetti, la donna ha imparato che la parte più difficile del suo viaggio non è tanto la fatica fisica, ma piuttosto la preparazione mentale. "Lo stress che vivo non è tanto fisico quanto mentale", ha aggiunto.
Nonostante le difficoltà, Ruth cerca di rimanere positiva. La sua presenza in ufficio è richiesta solo due giorni a settimana, il che le dà il tempo per recuperare e prepararsi mentalmente. Tuttavia, c'è un aspetto che le pesa molto: la lontananza dalla figlia. Ogni giorno, deve rinunciare alla routine mattutina e serale che condivide con la sua bambina. Un sacrificio che le pesa molto, ma che è disposta a fare, almeno per ora.

A chi la critica per la sua scelta, risponde con fermezza: "Ogni esperienza che vivo mi avvicina al prossimo passo della mia carriera, quindi ne vale la pena". Nonostante le difficoltà, è convinta che il sacrificio la aiuterà ad arrivare dove vuole. La giovane ha anche in programma di trasferirsi presto a Londra, per avvicinarsi al suo posto di lavoro e alleggerire un po' il peso dei suoi viaggi.
Ruth non è l'unica ad affrontare lunghe ore di pendolarismo per il lavoro. Un’altra storia simile è quella di Grace Chang, che ogni settimana viaggia da Arlington, in Virginia, fino a New York City. Anche lei deve affrontare circa un'ora e mezza di viaggio per ogni tratta, per un totale di circa mille dollari al mese per i suoi spostamenti. Allo stesso modo, Kyle Rice, un padre di due figli, percorre quattro stati per raggiungere il suo posto di lavoro a Manhattan. Nonostante le difficoltà, queste persone sono pronte a sacrificare molto per il lavoro che amano, proprio come Ruth.
E a ben vedere non bisogna andare poi così lontano per trovare un caso simile. Un paio di anni fa si era parlato per giorni della vicenda di Giuseppina Giugliano, diventata famosa come la “bidella pendolare”, che aveva raccontato di andare a lavorare ogni giorno a Milano da Napoli, non potendosi permettere una stanza in affitto all’ombra della Madonnina. "Meglio spendere 400 euro di treno, meno del costo di una stanza in affitto a Milano. A Napoli abito con i miei genitori e risparmio", le parole della ragazza.