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Presidenza Trump

Perché Trump non ha previsto dazi per la Russia

La Russia è tra i pochi Paesi non colpiti dai dazi annunciati ieri da Donald Trump, insieme a Cuba, Corea del Nord, Canada e Messico tra gli altri. L’amministrazione statunitense ha detto che il motivo è che gli scambi Usa-Russia sono scarsi, ma in realtà nella lista dei dazi ci sono altri Paesi che commerciano anche meno con gli Stati Uniti.
A cura di Luca Pons
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Donald Trump ha presentato i suoi nuovi dazi, scatenando la risposta internazionale di moltissimi Paesi: le tariffe aggiuntive peseranno il 34% sulla Cina (che già subiva dazi del 20%), del 26% sull'India, del 24% sul Giappone, del 20% sull'Unione europea – e la lista continua, includendo decine di Stati. Ma alcuni ne sono rimasti fuori. Canada e Messico, ad esempio. Ma soprattutto Paesi con cui gli Stati Uniti storicamente ha avuto pessimi rapporti. Cuba, la Corea del Nord, la Bielorussia. E anche la Russia di Vladimir Putin.

L'amministrazione Trump ha dato una spiegazione ufficiale, a chi la chiedeva: si tratterebbe di Paesi – per quanto riguarda Cuba, Nord Corea, Bielorussia e Russia – con cui gli Stati Uniti hanno pochissimi scambi commerciali, e che sono già colpiti da altre sanzioni. Dunque non ci sarebbe stato bisogno di aggiungere ulteriori tariffe. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, parlando ad Axios, ha detto che le sanzioni nei confronti della Russia rendono impossibile "alcuno scambio commerciale significativo".

Perché la spiegazione degli Usa non torna

La spiegazione, però, regge fino a un certo punto. Da una parte, è vero che dopo l'invasione dell'Ucraina gli scambi tra Russia e Stati Uniti si sono ridotti moltissimo. I dati del governo americano dicono che nel 2024 il commercio tra i due Paesi ha avuto un valore complessivo di 3,5 miliardi di dollari, mentre prima dell'invasione (2021) si era arrivati a superare i 36 miliardi.

Dall'altra, però, con quel ‘poco' che si è commerciato gli Stati Uniti sono comunque emersi con un deficit commerciale da 2,5 miliardi di dollari nei confronti di Mosca. Ovvero, gli Usa hanno importato dalla Russia 2,5 miliardi in più di quanto hanno esportato. Un dato negativo, soprattutto considerando che il deficit commerciale – su cui Trump ha insistito moltissimo – sembra essere stato il meccanismo principale usato per valutare quali Stati punire, e quanto.

Infine, anche altri Paesi con cui gli Stati Uniti commerciano molto meno che con la Russia sono stati colpiti dai dazi: ad esempio piccoli territori indipendenti, dalle isole Svalbard (Norvegia) nel Circolo Artico all'isola di Tokelau (Nuova Zelanda) nel Pacifico, con poche migliaia di abitanti. Ma anche le Mauritius e il piccolo Stato asiatico del Brunei. Per loro, insomma, il ragionamento che "gli scambi commerciali non sono significativi" non si è applicato.

I negoziati sull'Ucraina in stallo

Per Canada e Messico la ragione più plausibile sembra essere che l'economia statunitense ne avrebbe risentito troppo, che tra i tre Stati c'è un accordo di libero commercio, e che comunque messicani e canadesi sono già stati colpiti da altri dazi imposti in precedenza da Trump (ad esempio quelli del 25% sulle auto, ma non solo). Se si parla della Russia, però, è difficile non pensare che dietro l'esenzione ci siano motivazioni politiche.

I negoziati sull'Ucraina sono arrivati a uno stallo, apparentemente, nelle ultime settimane. Dopo la promessa in campagna elettorale che avrebbe risolto la guerra nel giro di ventiquattr'ore, Trump si trova ora a portare avanti i pre-negoziati da oltre due mesi. Mettere al tavolo Kiev e Mosca si è rivelato più difficile di quanto avesse voluto far credere, e al momento è importante per il presidente Usa avere buoni rapporti con la Russia.

Mosca aveva già chiesto di sollevare alcune delle sanzioni economiche che la riguardano, per fare passi avanti nei negoziati sul cessate il fuoco in Ucraina. Una richiesta che è stata respinta. E anzi, questa settimana Trump è arrivato a minacciare dazi sul petrolio russo e sanzioni per chi lo compra. Minaccia caduta nel vuoto, per ora.

Proprio in questi giorni, a Washington è atteso Kirill Dmitriev, consigliere di Vladimir Putin, capo del fondo sovrano russo, esponente di spicco del gruppo di negoziatori che si sta occupando dell'Ucraina. È il russo più alto in grado a visitare gli Stati Uniti dall'invasione dell'Ucraina, e si confronterà con l'amministrazione Trump per portare avanti le trattative. È facile immaginare, allora, che escludere la Russia dai dazi sia stata una mossa per non complicare ulteriormente i negoziati.

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