Perché la scelta di Trump di tagliare l’aiuto ai Paesi poveri colpisce bambini e malati di Hiv

"La sospensione dei fondi dell'Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) ha colto tutti di sorpresa. Trump ha firmato il decreto e a Moroto nella regione della Karamoja, la più povera dell'Uganda, è arrivato l'ordine esecutivo che dal giorno dopo interrompeva ogni attività finanziata da USAID. Questo ci ha scioccati" ci spiega al telefono Don Dante Carraro, il direttore della Ong "Medici con l'Africa Cuamm".
La decisione dell'amministrazione di Trump di bloccare i fondi USAID, con l'obiettivo di smantellare l'agenzia, licenziando migliaia di dipendenti e chiudendo progetti di cooperazione e sviluppo nelle aree più bisognose del pianeta, si è scontrata con numerosi ricorsi ai giudici federali. La situazione è in divenire ma per ora i fondi restano bloccati, con conseguenze potenzialmente devastanti in tutto il mondo.
Basti pensare che quando non finanzia le Ong, USAID finanzia direttamente i Paesi: il budget del ministero della Sanità in Sud Sudan, per esempio, si regge per un terzo con fondi USAID, come dall'agenzia americana dipendono le terapie antiretrovirali per l'HIV in Mozambico.
Don Dante, cardiologo e sacerdote, è appena rientrato dall'Africa, dove Cuamm opera in nove Paesi.
Don Dante, che cosa significa per voi la sospensione dei fondi USAID in Uganda?
"Ha voluto dire sospendere due progettualità che riguardavano mamme e bambini, (salute materna-infantile) e sui malati di tubercolosi. Sospendere anche le cose più basilari. Se devi trasferire in ospedale una mamma per un taglio cesareo il trasferimento è sospeso, oppure il gasolio per i frigoriferi dove conserviamo i vaccini per i bambini, perché sono bloccati i fondi provenienti da USAID".
Che ricadute ci sono nei Paesi dove lavorate?
"Quando firmi un progetto con USAID c'è un accordo formale, firmi un contratto vero e proprio. Devi rendicontare tutte le spese. E quando abbiamo un progetto approvato con questi soldi paghiamo i collaboratori locali. Senza fondi per noi è diventato un problema, non c'è stato neanche il tempo di elaborare come affrontare il taglio di queste progettualità."

Cos'è successo nei primi giorni della sospensione di USAID?
"Noi abbiamo rapporti diretti con i funzionari dell'agenzia in Uganda, abbiamo scritto e-mail, scritto su Whatsapp, nessuno ci rispondeva, siamo andati in macchina nella capitale per parlare direttamente con loro, tutto chiuso, è stata una cosa sconvolgente, adesso qual è il problema? Non lasciare a casa i lavoratori e stiamo facendo ogni sforzo per cercare di sopperire a questi buchi con altre risorse, magari inserendo i lavoratori locali in progetti governativi".
Si vedono già effetti dei fondi tagliati?
"Quello che vediamo è che se una mamma è incinta e ha bisogno di essere trasferita e l'ambulanza non parte io so già che quella è una morte materna che poteva essere evitata, sta già capitando, i numeri non li abbiamo ora, ma lo sappiamo già. L'altro progetto sulla tubercolosi per esempio: c'è bisogno di una terapia semestrale continuativa e se la interrompi l'organismo crea resistenza al farmaco. La tubercolosi sta crescendo. Ora stiamo continuando questo progetto con i soldi nostri".
Eppure almeno negli ultimi due decenni i risultati della cooperazione sono stati importanti. Lo testimonia propria la Karamoja, dove Cuamm lavora dagli anni Settanta. Il lavoro con il governo locale ha fatto crescere di molto la scolarizzazione, passata dal 40 al 70 per cento, ridotto la mortalità infantile grazie al parto assistito, è aumentata la copertura vaccinale, l'area è diventata più sicura e ci sono meno armi.
"Sono le cose essenziali – ci spiega Don Dante – ma se interrompi c'è il rischio che si torni indietro e tornare indietro significa aumentare l'insicurezza".
Ma perché bloccare un sistema che ha portato risultati notevoli per le comunità locali?
"Credo che sia stata una sorta di rimostranza, si vuole dimostrare che il governo Trump è efficiente, c'è la critica superficiale che USAID sprecasse soldi, quello che posso dire è che con quei soldi che noi abbiamo ricevuto abbiamo lavorato sempre bene e in estrema trasparenza. L'altro elemento è che quando in un Paese africano un grande donatore fa marcia indietro viene sostituito da altri che possono essere più pericolosi, come la Cina o la Russia".